mercoledì 28 luglio 2010

A. Cangemi sul mio “I siciliani spiegati ai turisti”


“Sicilia informazioni”
Quotidiano telematico
28 luglio 2010

Cosa pensano di noi siciliani i turisti?

di Antonino Cangemi

Cosa pensano di noi siciliani i turisti? Con che spirito vivono la loro breve permanenza in Sicilia? Forse non ce lo siamo mai chiesti o non ci siamo mai curati di affrontare il tema. Di sicuro sono un po’ spiazzati dalle contraddizioni di uno stile di vita che, seppure lontano dal loro, in qualche modo li attrae. E alla fine del loro soggiorno ritornano nelle loro terre più confusi di prima: tante dicerie sono sfatate, altre confermate, ma con sfumature non sempre facili da cogliere. Augusto Cavadi, poligrafo palermitano dai mille interessi, con “I siciliani spiegati ai turisti”, da poco in libreria, prova a offrire a chi visita la Sicilia alcune chiavi di lettura del modo di essere dei siciliani. Impresa non facile: occorrerebbero tomi voluminosi corredati di una sterminata bibliografia per spiegare, a chi non vive ogni giorno nell’Isola, come sono fatti i siciliani.

Ma Cavadi se la cava egregiamente con un gustoso pamphlet di appena 79 pagine, dal prezzo modesto (5,90 euro), tradotto in più lingue. In verità Cavadi non è nuovo a simili iniziative, per certi aspetti sbalorditive: nel 2008 aveva pubblicato “La mafia spiegata ai turisti”, in diverse versioni linguistiche. Sempre con lo stesso editore: Di Girolamo. Un piccolo editore trapanese che è riuscito a raccogliere nel suo ambito alcune delle migliori intelligenze della Sicilia e che, con coerenza e coraggio, segue una linea ispirata dall’impegno etico, specie sul versante dell’antimafia, e da un cattolicesimo “maturo” (“Il pozzo di Giacobbe” il marchio delle pubblicazioni religiose). Come supera i mille ostacoli Cavadi? Ricorrendo al dono della semplicità, accompagnata dalla modestia. Le sue riflessioni, mai banali, si rivelano un’autentica guida per i turisti che vogliono capire i siciliani.

Certi argomenti –Cavadi ne è consapevole- richiederebbero cospicui trattati, ma possono anche essere espressi in modo discorsivo e sintetico e con una punta di dosata ironia, che non guasta mai. I siciliani sono accoglienti e di una generosità non rinvenibili in altre parti della Penisola e, probabilmente, dell’Europa, eppure i turisti, per quanto beneficiari di tanta cordialità, sono esposti alle insidie, peraltro presenti in ogni longitudine dell’universo, di malandrinate e furberie. Un’antinomia palese, come tante altre, che Cavadi cerca di spiegare con riferimenti storici e geografici, senza tuttavia farsi deviare da elucubrazioni dotte quanto noiose. I siciliani spesso tendono alla pigrizia, ma si rivelano assai alacri in quei lavori “clandestini”con cui arrotondano i magri salari pubblici. Sono dotati di scarso senso civico e, di contro, curano con grande dovizia ciò che rientra nella loro proprietà privata. La loro è una solidarietà “corta”, limitata cioè agli ambiti familiari: così poco hanno a cuore il bene comune, della collettività intesa nella sua interezza, da premiare col voto chi amministra in modo disastroso ma promette favori personali.

Sono allergici alle regole, che disattendono frequentemente, e i turisti, specie quelli provenienti dal Nord, così ligi alle norme, quando si trovano in Sicilia, quasi contagiati da questa “anarchia”, si divertono a violare i codici di comportamento che, nei loro Paesi, rispetterebbero pedissequamente. Particolarmente interessanti sono poi le considerazioni di Cavadi sulla religiosità dei siciliani. Né potrebbe essere diversamente: Cavadi è un fine teologo e il suo recente “Il Dio dei mafiosi” (San Paolo, 2010) ha riscosso successo, non solo di critica, nel nostro Paese. Il cattolicesimo di tanta parte dei siciliani è folcloristico e di facciata e potrebbe condensarsi nell’espressione, da lui felicemente coniata, “con il rispetto per Dio, sono ateo”.

Nell’illustrare ai turisti difetti, vizi, ma anche pregi dei siciliani, Cavadi deve giocoforza misurarsi con i luoghi comuni, per confutarli tante volte, ma anche per riconoscere ciò che di vero essi contengono. Il ricorso a citazioni è sobrio ed essenziale: appesantirebbe un discorso che si pone a metà strada tra l’intrattenimento e l’analisi sociologica, volutamente appena accennata. Prevalgono, piuttosto, gli aneddoti, i riferimenti a esperienze personali indicativi del modus vivendi dei siciliani. L’agile volumetto, scorrevole e denso, rapisce il lettore, non solo turista. Anche i siciliani possono, sfogliandolo, rispecchiarsi e riflettere su certi difetti che sarebbe bene correggere o, comunque, ridimensionare.

Nessun commento:

Posta un commento