lunedì 30 gennaio 2012

Fabrizio Ferrandelli, candidato di troppi...


“Repubblica – Palermo” 27.1.2012

LA FOLGORAZIONE DI FERRANDELLI

La storia, breve (ha superato di poco i trent’anni) ma intensa, di Fabrizio Ferrandelli è ancora senza ombre. Dopo anni di volontariato nel sociale, pur senza smettere di organizzare solidarietà ha aggiunto l’impegno di consigliere comunale, mostrando concretamente la differenza fra vivere di politica e vivere per la politica. Logico, dunque, che - quando una certa rosa di associazioni e movimenti cittadini cercava un volto nuovo, ma non inesperto, da candidare a sindaco di Palermo – la scelta si sia posata su di lui. La convention al cinema Imperia di alcuni giorni fa ha attestato un’area di consensi e di simpatia più ampia del previsto . Sarebbe stata sufficiente a vincere (alle primarie del centro-sinistra e alle elezioni ‘vere’)? Nessuno può dirlo con certezza, ma le probabilità di una sconfitta erano maggiori che della vittoria. Tuttavia il senso dell’operazione sarebbe rimasto intatto: dare, anche al cittadino che non si riconoscesse in candidati di partiti ormai alla frutta, un motivo per uscire da casa e recarsi alle urne elettorali. Misurare la forza effettiva delle minoranze morali che ci sono e vogliono contribuire alla resurrezione dopo il (lungo) venerdì santo della politica. Per Ferrandelli sarebbe stata comunque un’esperienza importante che lo avrebbe fatto maturare e che gli avrebbe consentito di affrontare le amministrative del 2017 con più attrezzi in borsa.
Ma il giovane candidato non ha accettato il ruolo, e i rischi, di outsider : rinnegato da Orlando e dagli altri dirigenti del suo partito (Italia dei valori), non si è riconosciuto nella parte di Davide che, armato solo della fionda di pezzi puliti della Palermo che lavora, affronta Golia (il gigante, ormai in buona parte gonfiato d’aria, costituito da quel che resta delle strutture partitiche tradizionali). Quando infatti Cracolici e Lumia – in cerca di una carta da giocare contro la Borsellino - gli hanno offerto il proprio appoggio elettorale, non ha saputo resistere. Da stella nascente del popolo senza partito si è trasformato, fra lo stupore di molti sostenitori, in candidato dell’ala destra del PD (l’ala filo-lombardiana) e, molto probabilmente, di fatto se non ufficialmente, dello schieramento che include il Terzo Polo. Con esiti che si prefigurano paradossali: il PD, incapace di esprimere una candidatura (o di appoggiare candidature interne all’apparato come Faraone e Terminelli), si spacca fra una “indipendente” come la Borsellino e un “esterno” come Ferrandelli; e indìce delle “primarie” che assomigliano più a un regolamento di conti che ad un allenamento in vista della partita finale.
Una scelta, quella di Ferrandelli, tatticamente opportuna? Dal punto di vista della ragione calcolante, sì. Egli triplica le probabilità di arrivare alla prima poltrona di Palermo. Ma, dal punto di vista della ragione che guarda ai principi e ai valori, potrebbe rivelarsi una scelta suicida. Da questa campagna elettorale in poi, i movimenti di base dovranno ricominciare a cercare un politico di riferimento per il quale vincere sia importante, ma ancor più importante mantenere fede agli ideali per i quali si voglia vincere. Ferrandelli sostiene, giustamente, che un candidato resta sé stesso, a prescindere da chi decida di appoggiarlo: ma allora dovrebbe dire, chiaro e forte, che in cambio dell’appoggio non ha offerto quella “disponibilità” agli eredi di Cuffaro che altri, come la Borsellino, hanno rifiutato. Egli è evidentemente convinto che il sostegno dei Cracolici e Lumia gli sia piovuto dal cielo come una benedizione insperata, ma gli altri stentano a fugare dalla mente l’immagine di Pinocchio fra il Gatto e la Volpe.

Augusto Cavadi

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