domenica 4 agosto 2013

"Presidi da bocciare?" sul giornale on-line "Cento passi"

Ringrazio Gilda Sciortino, coordinatrice del peridodico on-line "Cento passi", di aver ospitato questa nota-recensione di Alberto G. Biuso sul volume "Presidi da bocciare?", Di Girolamo, Trapani 2012.
Si può linkare  http://100passi.globalist.it/Secure/Detail_News_Display? ID=82935&typeb=00
oppure leggere qui di seguito:



Augusto Cavadi
PRESIDI DA BOCCIARE?
Di Girolamo Editore, Trapani 2012
«di santa ragione»
Pagine 131
€ 12,50


Ci vorrebbe davvero «la creatività letteraria dei grandi romanzieri europei» (A. Cavadi, p. 9) per raccontare l’inverosimile, il grottesco, il drammatico, il perverso e il banalmente malvagio comportamento di gran parte dei presidi delle scuole italiane. Questo libro tenta l’impresa. E, nella varietà delle sue voci, ci riesce. Parlano anche due dirigenti scolastici. Uno raccontando della dura vita da preside in un quartiere degradato di Palermo. L’altro tentando una difesa in verità piuttosto debole, che tende a presentare i “Dirigenti Scolastici” come vittime di «un sistema imperniato su di un plebeismo pseudo-democratico, che tendenzialmente rifiuta una qualunque gerarchia anche solamente di tipo organizzatorio» (G. Cavadi, 45), quando invece i presidi sono stati investiti di una qualifica dirigenziale e “autonomistica” che ha fatto perdere loro la testa nei deliri di onnipotenza che gli altri contributi presenti in questo volume testimoniano ampiamente.
Riassumere la patologia comportamentale di questi soggetti non è possibile, tanti e tali sono i casi raccontati. Augusto Cavadi tenta comunque una tipologia che alle grandi partizioni dei Presidi Don Chisciotte, Don Abbondio e Don Rodrigo affianca gli esemplari “atipici” di Don Giovanni, Epulone, Georgico, Velista, Censore, Indaffarato, Protettore, Cleante. Ai quali va aggiunta la “genia a parte” dei vicepresidi. Se, infatti, i dirigenti sono capaci delle più insensate e scorrette decisioni è perché trovano sempre docenti pronti a sostenerli per le ragioni più diverse, nessuna delle quali è encomiabile. «Colleghi solidali nei corridoi e impietriti nei collegi» (A. Cavadi, 25), docenti incapaci o sprezzanti persino nel tenere in ordine un documento ufficiale come il registro personale, insegnanti i quali bramano la «miserabile benevolenza» che i presidi concedono «non ai docenti migliori e più qualificati, che appaiono sempre troppo autonomi e pericolosi, in quanto non controllabili, ma a chi sostiene l’aspirante despota nel proprio ruolo, mostrando deferente sottomissione» (Generali, 101).
Questi docenti e questi presidi condividono abissi di ignoranza e per questo anche di malaffare: c’è chi non  partecipa alle attività culturali della scuola perché deve curare l’orto; chi ha in orrore l’apprendimento della politica e della filosofia in quanto corromperebbero le menti dei giovani; chi pur condannato al carcere per truffa aggravata ai danni dello Stato continua imperterrito a occupare il proprio posto con la passiva complicità del Ministero, poiché è un membro importante della massoneria e «Commendatore del Sovrano Ordine Imperiale Bizantino di san Costantino il Grande» (Mazzeo, 128).
Proprio perché «una scuola malata è sintomo e concausa dell’agonia di una società» (A. Cavadi, 42), non si può affermare che «nell’Italia del tempo presente» un dirigente scolastico efficiente ed onesto «si guadagnerà solo post mortem una causa di beatificazione» (G. Cavadi, 63). Nessuno, infatti, obbliga questi soggetti a concorrere per un posto di preside. Piuttosto, esiste una proposta positiva, costruttiva e praticabile: separare le funzioni amministrative e manageriali da quelle didattiche, affidando le prime al Direttore dei Servizi Generali ed Amministrativi -che è già presente in  ogni scuola- e le seconde a docenti di provata preparazione culturale e sensibilità umana, eletti -in mancanza di meglio- dai loro colleghi. Sarebbe un passo in avanti verso la condizione auspicata da Dario Generali: una scuola «caratterizzata dalla centralità culturale», nella quale dirigenti e «insegnanti dovrebbero essere degli intellettuali» e «non dei burocrati ignoranti, presuntuosi, arroganti e dispotici, per non dire di peggio» (102).
Rispetto alla situazione in cui è precipitata la scuola italiana, in mano per lo più a «personaggi professionalmente discutibili e comunque non adatti a fornire un servizio pubblico» (Felice Civitillo, cit. in Biuso, 92) la sostituzione di tali dirigenti con docenti coordinatori dell’attività didattica e culturale sarebbe positiva e auspicabile poiché «sembra davvero che un’istituzione scolastica sia vivibile quasi solo quando il preside sia assente o distratto o comunque ininfluente e gli insegnanti si assumano in prima persona la responsabilità della sua gestione, della sua didattica e della sua ordinata vita democratica» (123), come conclude con razionale efficacia Dario Generali.
È un libro, questo, che costituisce una testimonianza civile e sociale di primaria importanza se si ritiene che la scuola debba essere uno spazio di apprendimento e di libertà.



Alberto Giovanni Biuso


2 commenti:

  1. La recensione, che rimanda a leggi e situazioni conosciute od esperite, invoglia alla lettura del libro.
    Voto per l'abolizione della figura del Preside anch'io.

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  2. Caro Augusto,
    ho finito di leggere il tuo libro sui presidi; se non fosse per la levità di tono usato da te e dagli altri insegnanti che hanno collaborato alla sua stesura, direi che è un libro drammatico. Episodi incredibili, che sono anche il segno dei tempi. Pensandoci, mi sento amareggiato, da ex studente, da padre di ex studenti, ma soprattutto da semplice cittadino che crede molto nella scuola. In ogni caso è un libro magnifico, hai avuto un'idea straordinaria, credo unica nel panorama delle "denunce sociali".

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