domenica 26 ottobre 2014

IL SINODO DEI PARADOSSI SI E' CONCLUSO (1 a 1 e palla a centro)


“Adista” 
1.11.2014

IL SINODO DEI PARADOSSI E DEI…PARAVENTI

     Il Sinodo dei paradossi si è dunque concluso. A inanellarli tutti ci vorrebbe un volume: mi limito ad alcuni più eclatanti. In un’assemblea di cattolici che devono riflettere sulla famiglia e sulla sessualità la stragrande maggioranza dei convocati (quasi tutti maschi) non ha famiglia e ha rinunziato all’esercizio ‘normale’, legittimo, della sessualità con il voto di castità celibataria. Si è mai visto un congresso destinato a fare il punto sull’uso sociale del vino  in cui i degustatori di professione sono in minoranza e la stragrande maggioranza si dichiara astemia? Dentro questo paradosso per così dire generico e costante nell’organizzazione della Chiesa cattolica se ne è registrato uno più specifico e originale: il papa (custode ultimo dell’ortodossia secondo il ministero pietrino) vuole mettersi in ascolto del “popolo di Dio”, mentre una fetta consistente degli immediati collaboratori del papa (cardinali, arcivescovi, vescovi) vuole difendere l’ortodossia dalle derive del “popolo” e dall’eccessivo lassismo del papa. Insomma, ancora un inedito: il generale di corpo d’armata sempre più in accordo con le truppe, colonnelli e maggiori sempre più in disaccordo con le truppe e con il generale. (E’ all’interno di questo paradosso che l’attuale vescovo di Roma è difeso da quei ‘laici’ che hanno sempre attaccato i papi e attaccato da quei ‘chierici’ che hanno sempre difeso il papa).
     Questa sequenza di paradossi ruota e si basa, probabilmente, sul paradosso cruciale della Chiesa cattolica: promuovere il vangelo dell’universale figliolanza divina, della fratellanza, della pari dignità di ogni uomo e di ogni donna mediante una struttura verticistica, gerarchica, asimmetrica. Così che nel XXI secolo un papa che voglia meno obbedienza servile  da parte di chierici e fedeli-laici o non viene ascoltato o…lo deve chiedere per obbedienza!
      Rileggere la Leggenda del grande inquisitore di Dostojevskij aiuterebbe a decifrare il momento ecclesiale molto più in profondità di tante analisi più o meno sociologiche: nella Chiesa cattolica, ma in generale nell’umanità, c’è spazio per la libertà di coscienza o – tutto sommato – la maggioranza del gregge preferisce restare tale per non condividere la faticosa ricerca della strada da parte dei pastori? E i pastori vogliono mantenere salda la guida del gregge solo per volontà di dominio (più o meno inconscio) o, in non pochi casi, sono sinceramente convinti che il miglior servizio verso i fedeli è evitare di farli pensare con la propria testa proteggendoli da dubbi inquietanti?
      Due osservazioni per chiudere. I giornali dicono che questo Sinodo ha spaccato la Chiesa cattolica. Falso: ha manifestato apertamente una spaccatura vecchia, forse antica quanto la Chiesa stessa. Senza andare troppo indietro, già da decenni il filosofo cattolico Pietro Prini aveva scritto sullo scisma sommerso, invisibile, di molti (vescovi, preti e teologi inclusi) rispetto al magistero ufficiale.
     In questa spaccatura è spontaneo ritrovarsi in sintonia  con i “progressisti” ma, mi sia concesso di aggiungere per amore della sincerità, non senza disagi: tra alcuni ‘progressisti’ dell’ultima ora e i ‘conservatori’ irriducibili la mia stima va a questi ultimi, fedeli alla propria linea anche quando diventa scomodo sostenerla. Che in pochi mesi, fiutato il vento, molti vescovi e parroci che da decenni hanno bollato i ‘riformisti’ di eresia si scoprano aperti e sensibili, mi provoca disgusto: questi carrieristi conformisti sono troppo abili nel saltare sul carro dei potenti di turno per  poter meritare la nostra fiducia di compagni di strada. 

  Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

3 commenti:

  1. Armando Caccamo26 ottobre 2014 09:02

    Quanto mi piace ciò che hai scritto sui paradossi del Sinodo e dei cattolici? MOLTISSIMO.

    Ciao, Armando.

    RispondiElimina
  2. Caro Augusto articolo puntuale e competente che mi ha aiutato a comprendere mie confuse diffidenze all’imperversare di un certo progressismo.
    Corollario scanzonato: mi sembra che, anche senza scrivere un volume, gli ingredienti per implementare la messa in scena di una pièce comica ci siano tutti.

    RispondiElimina
  3. Augusto, il tuo scritto mi piace moltissimo. Però sfumerei un po' la stima per i "conservatori", che non sono tutti e sempre persone coerenti: alcuni che, fino a ieri, avrebbero volentieri sparso il sangue (credo però solo metaforicamente!) per il papa, oggi cominciano a predicare il legittimo dissenso da interventi magisteriali in quanto non infallibili (ma lo erano forse tutti quelli di Giovanni Paolo e Benedetto? Eppure guai a discuterli!!!)- penso in questo caso a De Mattei. E che dire di Socci? Fanatico sostenitore del papa, si spinge ad affermare che Francesco non lo è legittimamente - perché è evidente che è vero papa solo quello che a lui risulta gradito! Onore dunque a chi soffre in silenzio, come molti di noi hanno fatto per lunghi, lunghissimi anni; e per tutti gli altri... "Fama di loro il mondo esser non lassa;/misericordia e giustizia li sdegna:/non ragioniam di lor, ma guarda e passa".

    RispondiElimina