domenica 5 ottobre 2014

Vi state preparando all'evento dell'anno a Palermo ?

"Adista" 11 ottobre 2014
 
Un laboratorio di riflessione

La spiritualità inclusiva del Mediterraneo

Palermo e la Sicilia in generale sono da millenni al centro di flussi migratori ora pacifici ora aggressivi che ne fanno un incrocio obbligato fra etnie, culture, strategie politiche differenti, talora convergenti tal altra contrastanti.
Le recenti, ricorrenti stragi di disperati che si affidano a inaffidabili scafisti per trovare una nuova terra e soprattutto una nuova vita esigono decisioni politiche radicalmente nuove e di portata letteralmente epocale. Perché ciò avvenga sul piano operativo è però indispensabile che  nella mente della gente, nella visione-del-mondo degli europei, muti il modo di vedere gli altri, gli stranieri. Anzi, in molti casi, che si inizi a vederli davvero per ciò che sono.
Per queste ragioni e con queste finalità sembrerebbe opportuno creare occasioni in cui la problematicità del Mediterraneo venga analizzata dal punto di vista dell’interlocuzione delle spiritualità (confessionali e laiche) oggi operanti in quest’area. Insufficienti, infatti, resterebbero i pur lodevoli sforzi di cooperazione economica e sociale promossi da varie istituzioni se non accompagnati da un analogo tentativo di capire i diversi modi di intendere la vita, la morale, la religione. Nell’ignoranza delle rispettive tradizioni spirituali non può crescere e rafforzarsi nessuna intesa duratura.
L’originalità della tematica esige qualche rapido chiarimento che possa prevenire equivoci e fraintendimenti. Cosa intendiamo per “spiritualità”? La varietà di accezioni del termine si può, probabilmente, organizzare in tre principali famiglie semantiche.
Una prima valenza, forse la più diffusa, identifica la spiritualità con l’adesione a una determinata comunità di fede: a questa accezione, che potremmo definire “confessionale”, ci si riferisce quando si parla di spiritualità ebraica o islamica, cattolica o protestante. È la spiritualità che, approssimativamente, si potrebbe attribuire a un Alessandro Manzoni o a un Johan Sebastian Bach.
In una seconda valenza, la spiritualità si identifica con una sensibilità più ampia, e più generica, verso la dimensione misterica dell’universo e della vita umana: potremmo definirla l’accezione “religiosa”, a condizione di non pensare a una religione organizzata bensì a una “religiosità” a-confessionale (o, se mai, pre-confessionale). È la spiritualità che, approssimativamente, si potrebbe attribuire a un Ugo Foscolo o a un Ludwig van Beethoven.
Una terza valenza, meno tradizionale ma oggi sempre più  condivisa, rimanda a un atteggiamento antropologico di serietà etica, di pensosità, di apertura all’essere in tutta la gamma delle sue manifestazioni, con particolare attenzione agli esseri viventi e passibili di sofferenza. In quest’ottica la spiritualità, che potremmo qualificare come “laica”, tende a identificarsi con la dimensione “culturale” dell’essere umano e quindi con una dimensione che non è solo pre-confessionale ma anche pre-religiosa. È la spiritualità che, approssimativamente, si potrebbe attribuire a un Giacomo Leopardi o a un Wolfgang Amadeus Mozart. 
Sinora questi mondi spirituali hanno dialogato, quando ci sono riusciti, al proprio interno per provare a intendersi al di là di barriere in molti casi secolari. Se tentativi del genere vanno ancora sostenuti, è venuto il momento di osare un passo oltre: attivare occasioni di conoscenza reciproca e di scambio fra i tre mondi spirituali sommariamente evocati. Uno scambio che, se dialettico, non sarebbe meno fruttuoso del mero irenismo: non sono anche le critiche un dono prezioso?  Le spiritualità confessionali hanno molto da dare, ma anche da ricevere, dalle spiritualità di ispirazione religiosa a-confessionale; entrambe, poi, hanno a loro volta molto da offrire, e da acquisire, da tutti quei nuovi paradigmi spirituali che affondano le radici non in tradizioni più o meno strettamente religiose bensì in terreni  del tutto ‘laici’, di matrice scientifica (scienze umane ma anche naturali) e filosofica. Mi riferisco – solo per limitarmi a due esemplificazioni editoriali recenti – alle prospettive suggerite da Stuart Kauffman,  Reinventare il sacro. Una nuova concezione della scienza, della ragione e della religione (Torino, Codice, 2010) o da un gruppo di studiosi, coordinati da Chiara Zanella, in Sofia e agape. Pratiche filosofiche e attività pastorali a confronto (Napoli, Liguori, 2014). Contributi del genere sono per un superamento della logica concorrenziale: non si tratta di “vendere”, come più “efficace” se confrontata con altre, la propria spiritualità, quanto di capire in che cosa le sapienze di ogni orientamento possono completarsi e interagire davanti agli enigmi della natura e alle sfide sempre più inquietanti della storia.
Tra le città che potrebbero candidarsi a sede di simili iniziative pioneristiche va considerata, certamente, Palermo. La Sicilia, nel passato e ancor più nel presente, si trova attraversata da correnti etniche e culturali, religiose e confessionali, di varia provenienza. Dopo essere appartenuta a pieno titolo alla Magna Graecia e all’Impero romano, è stata (e torna ad essere in molti casi) patria per ebrei e musulmani, cattolici romani e cristiani orientali. In tempi più recenti ospita Chiese protestanti (evangeliche ed evangelicali) nonché minoranze sempre più consistenti di induisti e buddhisti. La Sicilia, insomma, è – quasi per destino geopolitico – crocevia nel Mediterraneo di scambi e di tensioni, di reciproche fecondazioni e di lotte sanguinose. Ci sembra, dunque, irrinunciabile il progetto di avviare un appuntamento annuale, aperto a chiunque voglia partecipare a un laboratorio di conoscenza reciproca, di riflessione sui processi storico-sociali in atto, di proposte operative da offrire all’opinione pubblica e ai governi nazionali. Sappiamo che esistono lodevoli iniziative analoghe che si impegnano dal punto di vista politico, sociale, economico: molto modestamente vorremmo integrare tali iniziative con l’apporto del punto di vista “spirituale”, includente, dunque, le dimensioni teologiche, filosofiche, etiche, estetiche [v. locandina nel prossimo post].
Augusto Cavadi 

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