venerdì 8 settembre 2017

CHE CALDO, CHE CALDO A PALAZZO ABATELLIS !!!


 “Centonove”   
7.9.2017

                     L’INSOPPORTABILE CLIMA A PALAZZO ABATELLIS

Non possiamo trasformarci in un popolo di taxisti e cameriere (due mestieri, per altro, che possono svolgersi assai nobilmente), ma c’è poco da discutere: il turismo è la nostra irrinunciabile miniera. Si tratta di evitarne la degenerazione, l’aggressività devastante; di qualificarne le modalità; ma, insomma, va salvaguardato come l’industria del presente e soprattutto del futuro. E’ ciò che facciamo, che stiamo facendo anche in questa estate 2017 in cui siamo favoriti dalla dolorosa contingenza dell’insicurezza di molti Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (soprattutto africani e medio-orientali)?
    Molti episodi attesterebbero il contrario. Maria Grazia Zamboni         è una signora veneta che, per quest’anno, ha deciso di visitare Palermo in compagnia del marito. Le bellezze naturali e artistiche non l’hanno delusa, le stranezze antropologiche invece sì. E molto. Ha inviato alle autorità competenti una lettera-denunzia interamente dedicata a Palazzo Abatellis, sede del nostro museo regionale. In sintesi la signora riferisce tre choc in progressione di gravità.
  Dopo la prima sala, in cui erano disponibili dei fogli illustrativi delle opere d’arte, dalla seconda in poi c’erano solo i fogli in inglese         o non ce n’erano per nulla. Interrogato, un sorvegliante risponde: “Eh,  se li portano via i turisti…”. Come se fosse una calamità naturale imprevedibile, non un abuso che proprio gli addetti alla sorveglianza dovrebbero evitare. Magari con l’ausilio di qualche accorgimento tecnico elementare come avviene in tutto il mondo civile.
 Seconda (amara) sorpresa: tranne in un salone, l’aria condizionata non funziona (con disagio dei visitatori e ovvi rischi per le opere d’arte). Infatti ben quattro sorveglianti erano in terrazza a sventolare i ventagli.  Una delle quattro signore, interpellata, espone le sue inossidabili ragioni: “L’impianto funziona, ma quando un boccione d’acqua si riempie non c’è nessuno incaricato di svuotarlo. Né con questa temeperatura qualcuna di noi può entrare in sala a controllare e svuotare i boccioni d’acqua: non possiamo rischiare, con questo caldo, di dover ricorrere alle cure mediche del 118!” . Già, infatti in tutto il nostro emisfero, con l’afa che impazza, girano per le gallerie d’arte, ogni tre ore, tecnici specializzati in svuotamento di boccioni d’acqua rilasciata dai condizionatori, debitamente muniti di tute ignifughe…
La signora e il marito non fanno in tempo a riprendersi dalle prime due randellate ed ecco che vengono raggiunti da una terza (se possibile, ancora più vigorosa). Alle 14 esatte, infatti, una serie di cartelli vengono affissi a varie porte con l’avviso “Sala chiusa”. E ciò nonostante all’ingresso campeggiasse il cartello che annunziava “Orario continuato dalle 9 alle 18,30”.  Questa volta la risposta delle sorveglianti è un po’ meno arrogante, il tono della voce rivela qualche incertezza. Prima un’attenuante: “Sì, chiudiamo le sale e l’ingresso al museo, ma solo per tre quarti d’ora”. Poi, alle strette, la ragione altamente etica della sofferta decisione: “Anche noi abbiamo diritto alla pausa pranzo”.
       Scrivo queste note da Shangai durante un giro che ha toccato innumerevoli siti museali cinesi impeccabili da ogni punto di vista e queste notizie mi arrivano davvero da un altro mondo. Prima di inviarle in redazione mi accerto della veridicità di ogni dettaglio. e della attendibilità della testimonianza: che, come potranno leggere i destinatari istituzionali della lettera originaria della signora Zamboni, riguarda fatti svoltisi il  venerdì    14 luglio 2017, dalle 12,05 alle 14,10. Ora italiana, ovviamente.
                                                                                                                  Augusto Cavadi
                                                                                                              www.augustocavadi.com



2 commenti:

  1. Gravissimo, squallido e inaccettabile. Ti prego, Augusto, di tenerci informati degli sviluppi. Nell'auspicio che qualcuno -sorveglianti, impiegati, funzionari, amministratori, direttore del museo, sovrintendente alle belle arti, sindaco- abbia la decenza di assumersi qualche responsabilità. Da non crederci.

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  2. Articolo/denuncia necessario e ineccepibile. Questo è giornalismo civico.

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