martedì 19 maggio 2015

CHI EVADE LE IMPOSTE DANNEGGIA ANCHE TE !


“Repubblica – Palermo”
16.5.2015


L’evasore della porta accanto

Nel 2014 la Guardia di Finanza ha scovato 591 evasori totali in Sicilia. Se è ragionevole presumere che ve ne siano almeno altrettanti che continuano a farla franca, e se vi si aggiungono almeno un migliaio di grandi evasori (che, pur pagando qualcosa allo Stato, pagano molto meno del dovuto), siamo a un piccolo esercito di concittadini che frodano. Frodano chi?
  La risposta suona anonima, indeterminata, rassicurante: frodano lo Stato. Quindi se incontriamo questi avvocati e questi imprenditori, questi commercianti e questi medici, nei salotti-bene che frequentiamo (o in cui ci accade di passare per le ragioni più svariate) possiamo continuare a ossequiarli, a scambiarci una stretta di mano sorridendo educatamente. Come se fossero gente sveglia e coraggiosa che ha provato a fare esattamente ciò che noi, meno intraprendenti, non abbiamo avuto l’ardire  - o più semplicemente la possibilità tecnica – di realizzare. Come se non fossero ladri che ci hanno derubato, personalmente e direttamente, di qualcosa.
   Lo so: è sin troppo facile fare del moralismo quando si parla di tasse. Specie da parte di quanti svolgono, come me, una professione salariata: è facile fare retorica quando non si ha la libertà di evadere perché le imposte dovute sono trattenute alla fonte e la busta paga arriva già decurtata. Ma se non è il caso di fare i moralisti, non per questo è vietato riflettere criticamente.
   Una prima considerazione riguarda le attenuanti degli evasori (totali o parziali): l’imposizione fiscale in Italia è altissima. Pagare tutto il dovuto è poi reso più amaro dalla constatazione che i nostri soldi vengono amministrati con una disinvoltura che sconfina spesso con la disonestà. Tuttavia…tuttavia solo chi paga le tasse ha il diritto morale, e la motivazione pratica, di protestare attivamente e insistentemente contro il livello della tassazione e della corruzione pubblica. Nessuna bassezza etica altrui giustifica davvero la nostra.
    Chi paga per intero, o quasi, le tasse ha tutte le ragioni per considerare i concittadini che le evadono per intero, o quasi, dei traditori: e, come tali, trattarli nelle relazioni quotidiane. Tu puoi scegliere di essere cittadino della Bahamas o del Lussemburgo, ma se accetti di essere cittadino italiano sottoscrivi un patto sociale. Da una parte lo Stato ti assicura (ti dovrebbe assicurare, hai diritto che ti assicuri) un minimo di istruzione, di assistenza sanitaria, di pulizia per le strade e nei mari, di ordine pubblico, di difesa dei confini nazionali…); dall’altra tu accetti, secondo la carta costituzionale, di contribuire a pagare questi servizi in proporzione alle tue rendite e ai tuoi guadagni. Se io rispetto questo patto (dal biglietto sull’autobus alle tasse universitarie di mio figlio) e tu non le rispetti, costringi – o per lo meno induci – l’amministrazione pubblica ad aumentare ogni anno il prezzo del biglietto o degli studi. Dunque tu non stai fregando una anonima Istituzione senza volto, ma stai fregando me e gli altri concittadini che dobbiamo pagare per noi e per te il costo dei servizi di cui fruiamo tutti.
   Chi ha soggiornato in Paesi europei o nordamericani sa con quanto rigore i reati di tipo fiscale vengano sanzionati dalle norme, dalla pratica giudiziaria e dalla stessa morale comune. Si può discutere su alcune ragioni culturali remote di queste diffenti valutazioni etiche, per esempio interrogandosi sul rigorismo calvinista-puritano e sul lassismo cattolico-gesuitico. Ma ciò che più urge è capire, ognuno col ruolo di funzionario statale o di semplice contribuente, che - con questo andazzo -  tracolli alla greca saranno inevitabili. Che ci ci sono spread fra una nazione e l’altra che nessuna Borsa può misurare, ma che possono condizionare molte oscillazioni finanziarie, sociali e politiche.   

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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