venerdì 8 maggio 2015

PER LO SCIOPERO DEL 5 MAGGIO CONTRO LA SCUOLA DI RENZI I SINDACATI NON CANTINO VITTORIA

“Repubblica – Palermo”
7.5.2015
Le responsabilita’ dei sindacati e del governo
 Il successo dello sciopero del 5 maggio contro la “buona scuola” potrebbe indurre i  sindacati nell’illusione che gli avversari dei loro avversari siano loro amici. Detto in soldoni: scendere in piazza contro questo governo non significa essere a fianco di questi sindacati. Le proposte di riforma governative sono ora opinabili ora inaccettabili: ma sono state avanzate per sanare una scuola sfasciata, prima di tutto, dai sindacati.
   Mi limito a una sola esemplificazione che potrebbe chiarire altri punti della questione. Da sessant’anni a scuola è valso il combinato disposto di due principi altrettanto assurdi: che si possa diventare titolare di cattedra per anzianità e non per preparazione; che una volta entrati nei ruoli i docenti siano inamovibili. Chi ha pressato i governi, più o meno clientelari, della Prima e della Seconda Repubblica per ridurre la scuola a ufficio di collocamento per falliti o, meno brutalmente, ad ammortizzatore sociale per combattere la disoccupazione intellettuale ? E chi, se non i sindacati, si sono compattamente mobilitati quando si trattava di difendere il “posto di lavoro” di insegnanti o di personale amministrativo, tecnico e ausiliare platealmente inadatti ? In questi decenni ho visto cose che gli umani non possono neppure immaginare: presidi in missione permanente in giro per il mondo (qualcuno è stato condannato perché - con in combutta con il dirigente amministrativo – si regalava anche champagne e donnine allegre); professori che, vittime di gravi malesseri fisici e psichici, si rifiutano di passare a mansioni diverse dall’insegnamento; tecnici di laboratorio perennemente occupati al cellulare o al bar; bidelli che lasciano le aule sporche come le trovano, legittimando gli alunni più stupidi a sporcarle ancora di più il giorno dopo…
   Che un governo voglia dire “basta” a questo andazzo vergognoso è più che giusto. Se non fosse formato quasi tutto di ragazzini presuntuosi (in alcuni casi neppure laureati), ascolterebbe i suggerimenti che molti di noi abbiamo espresso da più di quarant’anni su riviste e libri. Per esempio che - essendo molti dirigenti scolastici come quelli di cui ho raccontato le gesta nel volume  Presidi da bocciare? e che mi hanno invano minacciato di querela - prima di investirli di tanto potere andrebbero attentamente scremati (licenziando i più matti, i più violenti e i più ignoranti). E, inoltre, a regime, che essi debbano valutare non in monarchica solitudine ma all’interno di  una commissione di cui facciano parte anche tre colleghi, tre rappresentanti dei genitori e tre alunni (estratti a sorte fra quelli che hanno lasciato, da almeno un anno e da non più di due, la scuola).
    Mi rendo conto che queste proposte (non a caso abbracciate per poco tempo da sindacati nuovi, estranei alle Confederazioni tradizionali, ma ben presto abbandonate per paura di perdere consensi), come altre ancora più radicali su aspetti della vita scolastica, siano inaccettabili: sia  dall’ideologia massificante di chi urla contro la meritocrazia come criterio di carriera per i docenti (tanto, poi, i figli della sinistra chic sono ben sistemati fra padri gesuiti, ancelle e padri salesiani, prima di partire per l’università in Germania o negli Stati Uniti) sia  dalla mentalità aziendalista di un governo “progressista” in grado di attuare le riforme liberiste e autoritarie impedite ai precedenti governi “conservatori” di destra. Ma pazienza ! Come mi ha insegnato un’alunna su Facebook, in un italiano non proprio impeccabile,  “se volevo piacere a tutti, nascevo Nutella”.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

3 commenti:

  1. Caro Augusto,
    siamo destinati ad "incontrarci" spesso.
    Il tuo articolo sulla scuola,oggi, è - come quasi sempre! - onesto e coraggioso.
    Molto giustamente critichi i sindacati (mi dispiace, perché ritengo i sindacati, complessivamente, una delle poche forze positive del nostro paese), ma è così. Come è giusta l'accusa a una politica sostanzialmente clientelare (clientelare non verso singoli, ma verso gruppi) fatta insieme da destra e "sinistra". Con una iperbole
    potremmo dire che in Italia il "voto di scambio" non si determina solo con bustarelle o singole raccomandazioni, ma anche con provvedimenti legislativi che paga tutto il paese. .
    Pur non facendo parte del mondo della scuola, ma avendo ovviamente raccolto esperienze da figlie e nipoti, posso dirti che concordo con le tue considerazioni per il 90%. (Lasciami un 10% di differenza! Non so, per esempio, quanto tempo
    ci vorrebbe per mettere in piedi le commissioni 3+3+3 di cui parli, e quanto altro tempo esse poi ci metterebbero .per scegliere i nomi degli insegnanti da chiamare...)
    E' stato fatto crescere negli anni un tal ginepraio, che sarà veramente difficile disboscarlo.
    (Non basta neppure il decisionismo un po' arrogante di Renzi).
    Come vedi - nonostante i nostri diversi punti di partenza - continuiamo ad incontrarci.
    Simona

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  2. C’è proprio qualcosa che non va. Tanti anni fa per tre anni avevo fatto il bidello in una scuola elementare così avevo visto, per un po’, le cose da dentro. Mica pretendo da quel parziale punto di vista giudicare l’intera scuola italiana, tuttavia dei cinque colleghi io e un altro eseguivamo il lavoro di tutti gli altri, a me piaceva supplire perché sarei andato fuori di testa passando ore a far niente. Delle quaranta maestre dell’istituto sei - sistematicamente contestate dal dirigente - valevano in professionalità e dedizione molto più delle altre trentaquattro - sistematicamente valorizzate e giustificate dal dirigente - messe insieme. Ricordo anche, quando frequentavo la scuola serale, un professore che faceva lezione il lunedì e per tutte le altre ore della settimana assegnava esercizi in classe così leggeva il giornale, eppure tutti gli ex studenti confermano, me incluso, che nell’opaca galassia scolastica almeno un insegnante si è distinto e permane potente in lui. Diverso dai suoi colleghi per originalità, qualità e meriti ha stimolato l’impensabile. Di scienze naturali, di latino, talvolta di disegno tecnico, femmina o maschio, maestra elementare o professore universitario uno capace di segnare e espandere l’esistenza c’è stato per tutti.
    Chissà forse è sempre lo stesso, avatar esperto in bilocazione, capace di migrare di corpo in corpo, di tempo in tempo, per offrire – dentro ma oltre l’istituzione scolastica - una possibilità a tutti.

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  3. Caro Augusto,
    mi inserisco nel dibattito proponendo quest'articoletto, dal titolo "Super presidi per mini scuole" - pubblicato su "Centonove":
    L’ampia partecipazione dei docenti palermitani alla protesta contro il Ddl ”La buona scuola” dimostra la distanza tra i veri bisogni del mondo della scuola e le idee di riforma dell’attuale governo Renzi. Tra gli articoli più contestati del Ddl c’è quello che prevede maggiori poteri ai dirigenti scolastici che, all'interno di albi territoriali, potrebbero scegliere i docenti da inserire nella “loro” scuola e, sentito il Consiglio di Istituto, assegnare un bonus annuale delle eccellenze destinato però solo al 5% degli insegnanti, sulla base di presunte qualità dell'insegnamento, della capacità di utilizzare metodi didattici innovativi e del contributo dato al miglioramento della scuola. Era questa la scuola dell’autonomia delineata dalla legge 59/1997? E’ di un preside manager con super poteri quello di cui ha davvero bisogno la scuola italiana? Scopiazzando modelli esteri, fallimentari anche nei paesi di provenienza, non rischiamo invece di rendere la nostra scuola ancora più marginale e caotica?
    Maria D’Asaro: “Centonove” n. 18 del 7.5.2015

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