martedì 28 giugno 2016

DONNE MALTRATTATE. E NOI UOMINI ?


“Repubblica-Palermo”
12.6.2016


LE RESPONSABILITA’ DEI MASCHI E LA VIOLENZA SULLE DONNE

      Ci sono tragedie che, se reiterate,  diventano ordinaria quotidianità. Sino alla noia. I femminicidi – o come meglio si vogliano chiamare gli assassini di donne in quanto donne- non sono ancora tra queste tragedie: ma sono sulla buona strada. Per quanto doverosi, i ‘soliti’ commenti degli ‘esperti’ di turno contribuiscono – oggettivamente – all’anestesia. E’ necessario, tuttavia, aiutarsi a vedere le radici più profonde (alla fonte)  e a individuare qualche strategia concreta (alla foce)?  Proviamoci.
      Per quanto riguarda le cause remote (che, in quanto remote, causano altri fenomeni analoghi al femminicidio) può essere utile la provocazione di un Thomas Merton: “ Per molti uomini un albero non ha alcuna consistenza finché non pensano di abbatterlo, per i quali un animale non ha valore fino a che non entra nel macello, uomini che non guardano nulla finché non decidono di abusarne e che neppure notano quello che non desiderano distruggere“. Una società che non sa guardare, apprezzare, rispettare ciò che non serve qui e ora in senso utilitaristico o edonistico è una società che nota la bellezza fisica, corporea, sessuale solo se può contare di impadronirsene. E, qualora un fattore qualsiasi (soprattutto se si tratta della libertà del corpo desiderato) si frappone fra lo sguardo cosificante e il soggetto cosificato, scatta la rabbia. Spesso una rabbia che si fa violenza, materiale o psicologica, giustificata da chi la perpetra come se fosse la rivendicazione di un diritto indiscusso.
      Ma possiamo attendere, mentre viene uccisa una donna al giorno, che la società iperproduttiva e iperconsumista impari il gusto della contemplazione pacifica e pacificante? Ovviamente no. Occorre mobilitarsi nell’immediato con iniziative mirate sul piano culturale, sociale e politico. Le donne lo fanno da decenni, ma anche alcuni maschi ci stanno provando. Solo poche settimane fa è venuto da Roma a Palermo e a Catania, per un ciclo di seminari, Stefano Ciccone, leader nazionale di “Maschile plurale” (www.maschileplurale.it) ; nei mesi precedenti un giro simile di incontri era stato realizzato da Beppe Pavan, leader a Pinerolo di “Uomini in cammino” (web.tiscali.it/uominincammino) , su iniziativa di alcune associazioni locali come, a Palermo,  il piccolissimo “Gruppo uomini contro la violenza sulle donne” (vedi relativa pagina FB). Queste, e altre organizzazioni, lavorano a vari livelli, nella comune convinzione che la violenza sulle donne è prima di tutto ed essenzialmente un problema dei maschi (anche se spesso, paradossalmente, alle loro iniziative pubbliche sono presenti più donne che maschi). Intanto, in chiave riparativa,  offrendo spazi di auto-aiuto ai maschi che cedono abitualmente alla tentazione di maltrattare le proprie compagne, le proprie figlie. Poi sollevando la problematica , in chiave preventiva, nelle scuole e nelle università mediante seminari, mostre fotografiche, concorsi letterari…Infine collaborando con partiti e sindacati che vogliano perfezionare la legislazione nazionale e regionale per difendere meglio  la dignità delle cittadine: le quali – come ha scritto qualcuno in questi giorni -  da settanta anni hanno ottenuto il diritto di votare ma ancora attendono il diritto di lasciare un partner senza essere uccise.

  Augusto Cavadi

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