sabato 13 agosto 2016

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI (OTTAVA PUNTATA)


“Il Gattopardo”
luglio 2016

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI
(OTTAVA PUNTATA)

   Tra le domande più difficili che il turista si pone : “Perché voi siciliani trattate così male le bellezze naturali e artistiche della vostra isola?”
   In alcuni casi una risposta si intuisce. C’è una spiaggia suggestiva o una collina da cui si ammiri un panorama incantevole? Ci costruisco la mia “villetta”: se ciò impedisce la fruizione ad altri, pazienza! Ci sono zone archeologiche ricche di reperti storici interessanti? Me ne approprio per abbellire il salotto o per rivenderli all’estero: se ciò impoverisce il patrimonio dei musei regionali, pazienza! In tutti questi casi non si può accusare il siciliano di cecità: vede la bellezza, la riconosce, l’apprezza sino al punto da… impadronirsene. Se mai, lo si può accusare di miopia: concentrato sull’interesse privato immediato non sa guardare all’interesse pubblico futuro. Non sospetta che una Sicilia sfigurata nel territorio e depredata dei tesori artistici offrirà meno ragioni di attrazione agli stranieri  - e dunque minori opportunità di lavoro ai figli.
   Ma se in casi come questi   una logica, sia pur perversa, si rintraccia, in altri si ha l’impressione di trovarsi al cospetto dell’assurdo. Perché parchi naturali e archeologici devono essere sommersi da rifiuti? Perché zone balneari devono essere infestate da musica chiassosa sino alle ore piccole? Perché le città devono essere sfregiate da discariche a cielo aperto, da cacche di cani, da edifici abbandonati orribilmente mutilati? Perché sugli autobus non sale mai un agente di pubblica sicurezza che interrompa l’arrogante dominio di ogni genere di molestatori, dalla banda di ragazzini che urlano al borseggiatore solitario? Perché servirsi di un taxi pubblico dev’essere lusso straordinario e non alternativa ordinaria? Perché tratti autostradali non certo brevi (come da Palermo a Mazara del Vallo) devono restare – nonostante la disoccupazione imperante - del tutto privi di pompe di benzina e di bar? Questi e altri sono fenomeni davvero patologici: rivelano, nel siciliano ‘medio’,  riserve  di autolesionismo difficile da decifrare.
   Qualcuno, ogni tanto, tira fuori l’ipotesi di un difetto congenito. Ma è ipotesi doppiamente smentita: sia dal fatto che i siciliani che emigrano imparano presto a comportarsi bene all’estero sia dal fatto che i turisti che arrivano imparano presto a comportarsi male in Sicilia. Impeccabili parigini attraversano le strade senza cercare le strisce pedonali; gruppetti allegri di svedesi in bici trovano divertente passare col rosso; statunitensi  - solitamente ligi alle norme - entrano nei bus dalla porta d’uscita e ne escono dall’altra in cui si entra. Evidentemente la certezza dell’impunità sistemica scatena in ogni cittadino del mondo le stesse pulsioni trasgressive…Un amico di Friburgo mi spiegava di provare il bisogno psicologico insopprimibile di trascorrere almeno un mese l’anno in Sicilia: scatenarsi, con l’aiuto di abbondante alcol, senza timore di sanzioni gli consentiva di affrontare rinfrancato gli undici mesi di dura disciplina che lo attendevano in Germania.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

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