venerdì 5 giugno 2009

Convegno di bioetica a Palermo (maggio 2009)


“Centonove”
5 giugno 2009
Liberi di scegliere sul nostro corpo

Quali sono i soggetti legittimati a decidere nelle scelte che riguardano il nostro corpo? Più radicalmente: qual è il significato della nozione di “autonomia della scelta” quando ci si trova di fronte a situazioni-limite (quali il concepimento, la nascita, la malattia e la morte)? Ha provato a rispondere a questi quesiti il Convegno intitolato “Autonomia e limite. Siamo liberi di scegliere?” promosso dalla Commissione bioetica della Tavola valdese e svoltosi, con l’accurata regia del dott. Enrico Cillari, mercoledì 14 maggio a Palermo presso l’Azienda ospedaliera “V. Cervello”. Ovviamente la casistica di cui si occupano i bioetici esige, al suo interno, precise distinzioni: per esempio le situazioni in cui è in ballo davvero solo il ‘proprio’ corpo (metodi anticoncezionali o testamento biologico) e le situazioni in cui è in gioco anche un corpo ‘altro’ (sia pur embrionale, come nei dilemmi riguardanti l’interruzione volontaria della gravidanza).

Il convegno si è limitato al (già molto vasto e delicato) ambito delle situazioni in cui il soggetto è alle prese esclusivamente con la propria vita o con la vita di persone molto care che però non sono più in grado di formulare con chiarezza inequivoca la propria volontà. Poniamo il caso della Englaro (evocato anche dalla presenza al convegno del prof. Carlo Alberto Defanti, il medico che è stato incaricato dai genitori di Eluana di accompagnarne il decesso): chi è competente a decidere? Questa la domanda di fondo, affrontata da biologi come Anna Rollier, medici quali Valentina Dubini e Demetrio Neri, da giuristi come Luca Nivarra, da filosofi come Caterina Botti e Sandro Mancini, ma anche da teologi, tra cui Erika Tomassone, Sergio Rostagno e don Cosimo Scordato. Tutti d’accordo nel dire che la nozione di “competenza” non dev’essere intesa in senso tecnico, cioè ristretto agli specialisti, ma che si deve sempre tenere conto anche della libertà individuale, che mai va guardata con sospetto, né identificata con l’arbitrio. “Lo sviluppo della scienza e della tecnica - ha dichiarato all’agenzia di stampa NEV, a conclusione dei lavori, Luca Savarino, coordinatore della Commissione bioetica - ha mutato le circostanze del morire e del vivere. La medicina rianimativa è in grado di vicariare molte funzioni essenziali per la sopravvivenza del corpo: in questo modo le tecnologie mediche rendono più lunga la vita, ma non sempre sono in grado di migliorarne la qualità. La medicina riproduttiva, d’altro canto, oggi può creare la vita in condizioni diverse da quelle del passato. Proprio il rapido mutamento delle tecniche mediche ha posto problemi nuovi e ha reso obsolete le vecchie risposte. Per questo motivo, il riferimento a principi immutabili, che è tipico di quella che viene comunemente chiamata bioetica religiosa, ma che probabilmente non è altro che la bioetica di una religione particolare, diventa insufficiente a risolvere i dilemmi etici che concretamente i diversi soggetti si trovano ad affrontare”. Nel corso dei lavori si è tentato di porre l’accento sulle situazioni concrete entro cui la responsabilità individuale è chiamata a decidere. “Uno dei convincimenti di fondo che hanno animato il lavoro della Commissione bioetica della Tavola valdese nella preparazione di questa giornata di studi rinvia precisamente all’idea che non sia possibile astrarre dal contesto entro cui le decisioni vengono prese: di qui la scelta di mettere a confronto operatori che lavorano concretamente sul campo con persone che mettono in opera una riflessione di stampo maggiormente teorico, sia essa di tipo giuridico, filosofico o teologico” ha concluso Savarino.

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