domenica 19 dicembre 2010

Forze dell’ordine, amministratori e senso della legalità


“Centonove” 17.12.2010
TRAFFICO, SE LE FORZE DELL’ORDINE SE NE FREGANO

Alla vigilia delle ferie natalizie, ritorna puntuale l’allarme sul calo delle presenze turistiche in Sicilia. Abbiamo il sole, abbiamo il mare, abbiamo l’arte: che cosa ci manca? Ogni volta si prova a stilare la lista (dagli scippi ai posteggiatori abusivi; dal costo proibitivo dei taxi alla immondizia abbandonata; dagli orari impossibili di chiese e siti archeologici alla scarsezza disarmante dei collegamenti ferroviari); ma, ogni volta, ci si accorge di essere stati incompleti. Le ragioni che demotivano i turisti sono le stesse che rendono faticosa la quotidianità di noi siciliani e, sinora, non è stata una strategia intelligente trascurare di intervenire sul micro solo perché c’è sempre un macro più preoccupante.
Un esempio fra mille: la tolleranza estrema verso ogni forma di infrazione del codice stradale. Le cui norme sono dettate da sadismo o finalizzate alla protezione dei cittadini? Conosciamo già la risposta del figlio di papà sul bolide da corsa in autostrada e della ragazzina di estrazione proletaria che scorazza senza casco per i vicoli dei quartieri popolari. Ma è la stessa del signore anziano che si sposta per andare dal medico o della giovane casalinga in giro per le spese di casa? A giudicare da ciò che si nota in giro, si direbbe di sì: la maleducazione nel posteggiare in terza fila o l’irresponsabilità nell’esonerarsi dall’obbligo di stop non conoscono differenze anagrafiche né sociologiche. Ogni tanto ci scappa persino il morto, ma poi tutto riprende a scorrere come prima: cioè senza regole né sanzioni.
In questo contesto caotico ci si aspetterebbe almeno alcuni punti fermi di riferimento, in primis gli uomini delle Forze dell’ordine e gli amministratori pubblici. Ma sarebbe un’attesa illusoria. Osservate le auto della polizia, dei carabinieri, dei finanzieri, dei vigili urbani; persino della polizia penitenziaria, delle guardie forestali e dei vigilantes di ditte private: che in situazioni di emergenza procedano senza rispettare le strisce pedonali o senza allacciarsi le cinture di sicurezza è sin troppo ovvio. Lo è altrettanto quando non sono impegnati nel vivo di interventi operativi? C’è una ragione valida per disattendere le regole quando si muovono tranquillamente nel traffico, magari in borghese, perché stanno consegnando delle notifiche o verificando l’effettiva residenza di cittadini? E’ logico che, per comprare le sigarette o consumare il caffè a metà mattinata, sostino dove capita, anche a costo di complicare il già faticoso traffico stradale? Lo spettacolo fa supporre che, fra le tante ragioni per cui il cittadino medio può fare ciò che vuole, è che quanti dovrebbero intervenire avvertono una segreta affinità comportamentale: divisa o meno, siamo fatti della stessa stoffa ed esposti alle stesse allergie.
Ancora più odiosa, se possibile, è questa esibizione sfacciata d’impunità nelle centinaia di auto blu che attraversano da un capo all’altro i nostri capoluoghi di provincia, soprattutto Palermo. Il messaggio (certo inconsapevole, non per questo meno deleterio) che politici e superburocrati trasmettono all’opinione pubblica è radicalmente incivile: l’obbligo di allacciare la cintura di sicurezza o il divieto di usare il cellulare quando si guida sono prescrizioni assurde, arbitrarie. Non si basano su nessuna ragione sensata: né la nostra incolumità né l’ incolumità altrui. Voi, popolo anonimo, lo sapete quanto noi: ma, a differenza di noi, dovete rispettarle. Infatti, contravvenendole, voi rischiate ammende, multe, cancellazione di punti dalla patente automobilistica; noi , invece, possiamo esonerare noi stessi, i familiari che viaggiano con noi, gli stessi autisti al nostro servizio. Conosco l’obiezione: ma con tanti gravi problemi che affliggono la Sicilia, perché preoccuparsi di questi dettagli? Non penso certo che vadano sconvolte le gerarchie dei crimini. Più semplicemente, sono convinto che nel tessuto civile “tutto si tiene” e che gli effetti di messaggi subliminari continui, insistenti, pervasivi possono risultare alla lunga più disastrosi di quanto si supponga. Oggi, ostentare strafottenza verso le leggi è lo status symbol che accomuna funzionari in autorità e mafiosi in attività: siamo sicuri che ciò renda sopportabile il soggiorno nella nostra terra agli occhi dei visitatori e, prima ancora, di noi residenti?

Augusto Cavadi

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