giovedì 10 luglio 2014

Daniela Gambino recensisce "Palermo"


“GraphoMania” (www.blog.graphe.it)

9 luglio 2014-07-09





Di guide, sotto l’estate, ne escono parecchie, ognuno con un taglio differente. Vanno particolarmente forte quelle autoriali. Questa di Augusto Cavadi, uscita per i tipi della Di Girolamo, è una sorta di excursus, personale, una pletora di voci che si rincorrono, un puzzle di sensazioni, un vorticare di emozioni, legate a una città piena di contraddizioni, splendori e miserie come Palermo. Il volume, edito nella collana Promemoria, s’intitola Palermo. Guida insolita alla scoperta di una città indecifrabile. Un universo sfaccettato raccontato dall’autore di libri come La mafia spiegata ai turisti e I siciliani spiegati ai turisti, che raccontano la città, nei suoi cliché, nella sua più terribile piaga, nella sua bellezza fragile.

“Citazioni raffinate o perlomeno rare, si intrecciano con indirizzi di gelaterie o di trattorie economiche” – spiega Cavadi nell’esergo, e avverte: “Chi vuole incontrare la città era deve essere spoglio da pregiudizi e pronto a tutto: difficilmente qualcosa o qualcuno sarà come lui se lo aspetta”.

Palermo dalla pasticceria sublime, Palermo dal mare, dalle coste sfregiate da costruzioni abusive, dalle specialità culinarie capaci di muovere curiosità da tutto il mondo. Palermo, lenta, lentissima. “A Palermo – si legge nel terzo capitolo – si arriva per terra, per mare e per cielo. In tutti e tre i casi è consigliabile arrivarci con la massima calma interiore: a chiunque vi si rechi con fretta, per affari o con altre scadenze, si pareranno quasi sempre delle ragioni per perdere la pazienza”.

La guida presenta diverse opzioni: quanto tempo avete a disposizioni, ore? Giorni? Da dove volete cominciare a visitare il capoluogo siciliano? Dal mare, incorniciato a Porta Felice, proprio dove il Cassaro si tuffa? Oppure da Porta Nuova, praticamente dalle parti di palazzo dei Nomanni, dal centro della città? Esiste poi un rapporto tra fenomeno mafioso e turismo? Una sorta di mafiatour? Dice Cavadi che a “nessuna persona di buon senso verrebbe da speculare”, anche se ci sono delle curiosità: “Insomma, no mafiatour per menti attratte morbosamente dall’orrido, ma sì a qualche pellegrinaggio laico in questo o quell’altro angolo della città in cui si faccia memoria di un eroe dell’antimafia: senza dimenticare, ovviamente, che il modo migliore per onorare le vittime della criminalità organizzata è impegnarsi, giorno dopo giorno”.



Daniela Gambino


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