venerdì 10 febbraio 2017

"L'ORA LEGALE" DI FICARRA E PICONE: UN FILM CONTESTATO


“Repubblica – Palermo”
8.2.2017

FICARRA E PICONE: DETRATTORI DEI SICILIANI O RADIOLOGI ?


Certo questo “L’ora legale” di Ficarra e Picone ne provoca di discussioni, dalle sale cinematografiche alle pizzerie, dagli uffici al mattino ai salotti la sera. Se fossero scambi di opinione sul terreno esclusivamente estetico, sarebbe già un fatto di costume significativo. Ma ciò che rende più intrigante il fenomeno è che le controversie riguardano la valenza pedagogica del film. Alcuni amici lo hanno definito, in mia presenza, “falso e pericoloso”: falso perché rappresenta una cittadinanza omogeneamente corrotta come se non esistessero siciliani onesti; pericoloso perché indurrebbe i siciliani migliori a gettare la spugna e a rassegnarsi all’immodificabile.
Pur con il massimo rispetto per la sensibilità (ammirevole) di chi la pensa così, mi riconosco nella maggioranza di spettatori che hanno trovato il film non solo gradevole ma anche istruttivo. Con le esagerazioni tipiche del genere letterario  ironico, infatti, esso radiografa una situazione estremamente reale: i siciliani (che qui mi piace interpretare come esemplificazione cifrata degli italiani in generale, e non di essi soltanto) odiano la corruzione altrui ma sono disposti a perdonare la propria. Vogliono la rivoluzione con le teste degli altri. Si rifiutano di ammettere che, senza i costi della coerenza personale,  i processi sociali o non partono o partono sotto la sferza delle dittature.
Nelle ore immediatamente successive alla proiezione cui ho assistito, sugli schermi delle edizioni online dei giornali si avvicendavano notizie forse più sorprendenti delle trovate della sceneggiatura incriminata: imprenditori dei Nebrodi denunciati per frodi ai danni dei fondi dell’Unione europea ; 34 consiglieri comunali di Catania imputati per aver intascato gettoni di presenza a molteplici sedute, nello stesso giorno e alla stessa ora, ma in sedi lontane fra loro; 191 braccianti denunziati a Messina per truffa all’Inps; quattro funzionari del Comune di Palermo condannati per mazzette in cambio di sgravi della Tares; tra Palermo e vari centri della provincia sette persone arrestate per assegni a vuoto o rubati con cui da mesi facevano la spesa quotidiana; 4 finti medici arrestati perché derubavano anziani a domicilio, 25 persone arrestate per furti d’auto con estorsione annessa ai danni dei proprietari…Se proviamo a sommare, giorno dopo giorno, i numeri dei concittadini beccati in trasgressioni dei codici penale e civile che totale raggiungiamo? Un bilancio complessivo è arduo. Ogni tanto si può avere il parziale per settori. Per esempio il sindaco di Palermo ha dichiarato che, dal 2013 al 2016, quasi 7 dipendenti su 10 sono stati sottoposti a provvedimenti disciplinari (102 solo nel 2016) che, in 29 casi, si sono  si sono conclusi con il licenziamento. O il procuratore regionale della Corte dei conti ha informato che  negli ultimi dodici mesi sono state emesse 40 sentenze di  condanna per truffe  ai danni dell’Unione europea, anche a carico di  falsi agricoltori che dichiaravano di coltivare agrumi e di pascolare greggi su terreni diventati in realtà autostrade. Né gli stessi giudici sono per definizione al di sopra di ogni sospetto se il successore della Saguto è riuscito a far risparmiare all’erario, in un anno, ben 5 milioni di euro rispetto alla disinvolta gestione dei beni sequestrati ai mafiosi della collega che l’aveva preceduto.
Se il finale del film di Ficarra e Picone ci sembra troppo amaro non ci resta che impegnarci a falsificarlo nella storia effettiva. Sono certo che regista, sceneggiatori e protagonisti sarebbero felici di doverlo riscrivere fra dieci anni. Sino a quel momento evitiamo di condannare il dito perché, invece di indicare la luna, orienta il nostro sguardo sull’isola che c’è.

Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com

9 commenti:

  1. armando caccamo10 febbraio 2017 17:30

    Assolutamente d'accordo con te, caro Augusto. Questi detrattori della funzione pedagogica del film in questione, se posso dire, sono gli stessi che dicono da sempre che la Mafia è fuori dalle loro vite e quindi non se ne sentono coinvolti; sono quindi o in mala fede o talmente poco accorti delle vicende siciliane e italiane che fanno un po' di pena. Sulla "bontà" del film dal punto di vista estetico si può discutere ed io non lo reputo un buon film (la sceneggiatura e la regìa lasciano a desiderare ma comunque è tale il suo valore socio-pedagogico che lo proietterei in tutte le scuole. Grazie. Armando Caccamo

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  2. Caro Augusto, condivido, ma c'è secondo me anche dell'altro. Il film è una diagnosi spietata dei mali della nostra terra. Efficace, vera, acuta, ma, in alcuni punti, anche retorica. E non tanto perché, come ho sentito dire ad alcuni amici, sarebbe ingenerosa nei nostri confronti, ma perché fa credere che, riguardo all’amministrazione di un città, l’alternativa sia del tipo “o tutto o niente”: o il rispetto delle “regole” sempre, comunque e subito, oppure l’anarchia e il clientelismo cronico.
    È vero che abbiamo i politici che ci meritiamo e che protestiamo continuamente per ciò a cui noi stessi non vogliamo rinunciare. Ma se realmente, come nella vicenda messa in scena, un sindaco cominciasse a far applicare la legge ovunque e su ogni aspetto della vita in comune, senza riguardo per nessuno e in nome della “legalità”, le resistenze ad allinearsi prontamente al nuovo regime non sarebbero da imputare solo all’incorreggibilità del siciliano medio. Dipenderebbero, piuttosto, 1) sia da difetti di contesto – dove non c’è occupazione, come al Sud, gli operai di un’impresa che il sindaco fa chiudere per il mancato rispetto degli standard ambientali finiranno sul lastrico e senza alternative, 2) sia da una dinamica pedagogica universale, ben espressa dalla sentenza “leges sine moribus vanae proficiunt”: se siamo abituati da sempre a un certo malcostume, da cui, pur continuando a denunciarlo, facciamo fatica a spogliarci, un cambiamento totale e repentino avrà un effetto destabilizzante, non liberatorio.
    Se la legalità cade, tutta e subito, su un terreno segnato dall'illegalità, può anche produrre, senza volerlo, delle conseguenze ingiuste (summum ius, summa iniuria). Al nostro malcostume, infatti, sono mescolate anche alcune virtù tipicamente meridionali, come la valorizzazione dei legami familiari. Questo non giustifica certo il favoritismo, né è un motivo per lasciare tutto così com’è. Ma è un buon motivo per capire che il cambiamento potrà essere solo graduale e personalizzato, a cominciare dalla capacità di far vedere, da parte di un'amministrazione comunale, che non è il cittadino a essere per la legge, ma è la legge che è per il cittadino.

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  3. Condivido pienamente, tutti alla ricerca della legalità.....ma quella degli altri.

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  4. Massimo Messina11 febbraio 2017 08:23

    Ho trovato il film ironico, amaro, a tratti divertente, la considero un'operazione intelligente ed efficace di denuncia e descrizione di ciò che la cronaca e la quotidianità, purtroppo, ci offrono. Condivido l'analisi del mio amico Augusto e, soprattutto, il suo invito a rimboccarci le maniche per "cambiare il finale del film".

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  5. Condivido, come sempre!

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  6. Condivido pienamente, Augusto. Innanzitutto è una caricatura e non il ritratto fedele della realtà, quindi va giudicato secondo parametri diversi. Non so un film disfattista ma invita a riflettere sul fatto che tutti vogliamo il cambiamento ma ben pochi siamo disposti a cambiare noi stessi. Poi trovo molto molto interessante la figura di quel cittadino che alza la mano per dire la verità ma viene subito zittito e che alla fine non viene ucciso ma resta imbavagliato. Immagino sia la metafora della coscienza di noi siciliani, che sappiamo benissimo dove stia il giusto ma spesso non abbiamo la determinazione di seguirlo, coscienza che imbavagliamo, mettiamo quindi a tacere ma non riusciamo e non vogliamo eliminare del tutto. E forse per questo questo film ci fa tanto discutere, non solo con gli altri ma con noi stessi, perché risveglia una coscienza civica che proviamo a sopire ma grazie al cielo non ci riusciamo. Non so un film disperato ma la speranza c'è, ed è che scegliamo di liberare quella coscienza e seguirla, anche a costo di cambiare noi stessi e la città.
    Valerio Droga

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    1. Scusate per gli errori di battitura, ho scritto dal cellulare. ☺

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  7. raimondo augello13 febbraio 2017 16:37

    Ho trovato il film il migliore tra quelli interpretati da Ficarra e Picone, proprio per la capacità di restituire, attraverso la lente deformante della satira, uno spaccato di realtà autentica

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  8. Avevo sentito delle critiche su questo articolo e ho voluto leggerlo: ne condivido il contenuto e ho apprezzato anche i commenti, almeno sinora.

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