venerdì 15 ottobre 2010

CENSURE IN NOME DEL PAPA


“Centonove”
15 ottobre 2010

CENSURE IN NOME DEL PAPA
Digos in questura per dare chiarimenti su un’assemblea, che avevo organizzato in luogo privato con alcuni amici palermitani, per discutere della mancanza di democrazia all’interno della Chiesa cattolica. Era il tentativo di importare in Sicilia il Movimento internazionale (tuttora vivo) “Noi siamo Chiesa”, tramite il quale circa sei milioni di persone chiedono che la Chiesa cattolica si converta agli ideali evangelici della fraternità, della partecipazione, dell’uguaglianza di dignità, del rispetto delle coscienze e della cura per l’ambiente. Alla richiesta telefonica del funzionario risposi con altrettanta cortesia, ma con fermezza: non solo non sarei andato in questura senza un ordine scritto del magistrato, ma mi meravigliavo come in una città dalle strade insanguinate e in cui quasi nessuno rispettava le regole elementari della convivenza, le Forze dell’ordine dovessero perdere tempo ed energie per riferire ad uno Stato straniero (la Città del Vaticano)le critiche che, in maniera ovviamente nonviolenta, andavano elaborando un gruppetto sparuto di cittadini italiani.
Mi ero quasi dimenticato dell’episodio quando ho appreso da internet alcuni episodi doppiamente gravi che si sono registrati (anche in video) nelle ultime ore a Palermo. In occasione della visita di Benedetto XVI ,al Giardino Inglese, fermo di polizia per un gruppo di circa dieci persone prive di volantini e striscioni, che avevano solo l’obiettivo e il diritto di esporre a voce il proprio dissenso (cfr. www.facebook.com/pages/RADIO-100-PASSI/195078644561 ); la polizia strappa di mano un cartello strattonando un anziano ben vestito solo perché aveva osato scrivere “Difendiamo i bambini e non i preti” (cfr.palermo.repubblica.it/cronaca/2010/10/03/news/manifesti_rimossi_polemica-7683275); una signora, quando il Papa è arrivato al Politeama, ha esposto un manifesto con su scritto “PAPA PAGA L’I.C.I.”, ma dopo poco tempo 3 preti hanno chiamato la Digos e, di lì a poco, sono venuti a prendere il suo nome e a sequestrarle i cartelli (cfr. www.facebook.com/pages/RADIO-100-PASSI/195078644561); sempre agenti della Digos hanno imposto, con la minaccia di stracciarli, ad alcuni cittadini la dismissione di striscioni esposti in luoghi da cui sarebbe passato l’illustre ospite. Lo striscione della libreria “Altroquando” di corso Vittorio Emanuele diceva “I love Milingo”; lo striscione di alcuni cittadini (fra cui la giovane Franca Gennuso) su un balcone del Foro Italico (davanti alla Porta dei Greci) citava un versetto del vangelo: “La mia casa è luogo di preghiera e voi ne avete fatto una spelonca di ladri”. Come se ciò non bastasse, gli agenti hanno tolto dall’interno della libreria le locandine di una mostra di vignette satiriche che avevano come argomento la “papamobile”. E devo pensare che non è stato censurato il lenzuolo di mio nipote Federico, esposto dal balcone di casa sua presso la Statua della Libertà, con su scritto: “Anche tu sei relativo”, solo per una delle due ragioni: o perché esposto a un settimo piano o perché la filosofia non è la disciplina prediletta dai poliziotti.

Perché ritengo doppiamente gravi questi episodi? Perché non solo si tratta di una palese e ingiustificabile violazione del diritto costituzionale a esprimere le proprie opinioni, ma anche perché - contestualmente – si sono lasciati intatti i manifesti di piccole (ma non povere) minoranze di vetero-clericali inneggianti alla condanna dei matrimoni gay.

Penso, come cittadino e come cristiano, che questa barbarie non possa passare sotto silenzio. Gli avvocati penalisti di sentimenti democratici dovrebbero offrirsi, a mio parere, gratuitamente per patrocinare un’azione giudiziaria contro la polizia politica in difesa di chi è stato così gravemente offeso, mortificato. Ma la stessa comunità cattolica dovrebbe informare il papa e i suoi collaboratori, a cominciare dall’arcivescovo di Palermo, di ciò che è avvenuto in occasione del suo passaggio e in suo nome, affinché il papa possa ufficialmente prendere le distanze da queste iniziative così palesemente contrarie al Secondo Testamento e ai documenti dell’ultimo Concilio ecumenico. Se il papa non avvertisse il bisogno di protestare contro la censura di cui è stato oggetto una frase del vangelo, che papa sarebbe?

Augusto Cavadi

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