sabato 5 maggio 2007

LA BIBBIA E PROVENZANO


Dal sito web www.cdbitalia.it

PRIMO PIANO
5 maggio 2007

Scovano Bernardo Provenzano e gli trovano sei o sette bibbie attorno. Forse i giornalisti confondono titoli, ma insomma: di vangeli, breviari e libri devozionali, comunque, si tratta. La coscienza del credente dovrebbe restarne turbata: o, per lo meno, interpellata. Mi hanno riferito lo slogan con cui un prete calabrese (di cui non conosco il nome) ha sintetizzato il compito delle chiese davanti alle mafie: annunciare (il vangelo), denunciare (i colpevoli), rinunciare (ai privilegi dell’omertà).
Già solo il primo dei tre doveri meriterebbe un’enciclopedia a parte. Perché Provenzano può non avvertire alcuna contraddizione, anzi neppure frizione, fra la sua efferatezza criminale e la sua religiosità? Diciamolo in maniera brutalmente succinta. Come ha documentato, più di altri, l’esegeta Giuseppe Barbaglio, il volto del Dio biblico è duplice, un “Giano bifronte”: misericordioso, paziente, pacifico; ma anche vendicativo, iroso, violento. Come recita un recente titolo del magistrato Roberto Scarpinato su “Micromega” (riprendendo suggestioni di altri), un Dio “padre” ma anche un Dio “padrino”.
Questa ambiguità, inevitabilmente, si risolve in sede ermeneutica. O si rimuovono i passi, le tonalità, le sfumature dell’amore libero e liberante di Dio: ed è la strada della tradizione ecclesiastica, attenta a raccogliere ogni spunto che legittimi le gerarchie, gli ordinamenti, le sanzioni. Oppure si rimuovono i passi, le tonalità, le sfumature della sovranità antropomorfica di Dio: ed è la strada dei credenti che non venerano le Scritture come un feticcio, ma vi si ispirano ad essa come un documento della ricerca (mai conchiusa) di un popolo in cammino. Ognuno di noi, anche inconsciamente, fa le sue scelte ermeneutiche. Provenzano ha fatto la sua.

Augusto Cavadi

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