mercoledì 6 febbraio 2019

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI. PUNTATA 26

“Il Gattopardo”
Febbraio 2019

GROTTESCHI EQUIVOCI

    Il “pizzo” siciliano è noto nel mondo quasi quanto la “pizza” napoletana. Non altrettanto note  le organizzazioni (come “Addiopizzo” e “Libera”) che offrono un’accoglienza turistica esente dalla sovrattassa del “racket”. Grazie alla loro azione di sostegno, aumentano gli imprenditori che si rivolgono alle autorità giudiziarie per ottenere protezione dai ricatti mafiosi. Questa ribellione alla dittatura delle cosche, per quanto ancora insufficiente, si va manifestando in misura crescente: ed è giusto che, anche fuori dai confini della nostra isola, si sappia che il numero dei malavitosi è bilanciato dal numero di cittadini onesti che, se necessario, mettono in gioco la propria stessa vita pur di salvare la dignità e la libertà d’impresa. 
   Sì, è giusto: infatti la resistenza civile contro la criminalità organizzata ha dei prezzi che non tutti conoscono. Per fortuna, nella maggior parte dei casi si tratta di prezzi accettabili da pagare: i mafiosi, infatti, come tutti i delinquenti, sono tendenzialmente vigliacchi e quando capiscono che un commerciante o un industriale si rivolge alla polizia evitano di insistere nella richiesta estortiva. Qualche volta, però, la storia non va così linearmente. Alcuni imprenditori sono stati uccisi per essersi rifiutati di pagare il pizzo e altri, avendo testimoniato in tribunale contro gli estortori, hanno dovuto cambiare – insieme ai familiari – identità, luogo di residenza, attività lavorativa. Come racconta in varie occasioni uno dei primissimi protagonisti di questa reazione eroica, Nino Miceli, si tratta di affrontare situazioni pesanti e qualche volta grottesche. Infatti l’opinione pubblica (talora perfino esponenti delle Istituzioni statali) confonde due categorie sociali differenti, anzi opposte: i testimoni di giustizia (cittadini integerrimi che, con la propria “testimonianza”, contribuiscono alla condanna dei mafiosi) e  i collaboratori di giustizia (più noti come “pentiti”, i quali – o per reale “pentimento” o più spesso per calcolo di convenienza – decidono di uscire dalle organizzazioni criminali e di “collaborare” con lo Stato che per tanti anni hanno combattuto). Dunque, mai confondere i “testimoni di giustizia” con i “collaboratori di giustizia”: è il minimo riconoscimento che dobbiamo – dentro e fuori dalla Sicilia - ai nostri migliori concittadini. 

Augusto Cavadi
 www.augutsocavadi.com 

Nessun commento:

Posta un commento