giovedì 14 febbraio 2019

UN NUOVO PARTITO CATTOLICO PER USCIRE DAL TUNNEL ?


10.2.2019

     UN NUOVO PARTITO CATTOLICO PER USCIRE DAL TUNNEL ?

Nelle ultime settimane il mondo cattolico italiano è stato attraversato – e, a quanto pare, continua ad esserlo - dal dibattito sull’ipotesi di dare vita a un nuovo “partito cattolico” o, per lo meno,  “di cattolici”. Si tratterebbe di riprendere il progetto lanciato proprio cento anni fa (18 gennaio 2019) con l’Appello ai “liberi e forti” da don Luigi Sturzo, poi attuato- non senza rilevanti modifiche peggiorative – dai più giovani dirigenti del partito: che doveva essere “laico” sin dal nome (“Partito Popolare”) e che invece, proprio sin dal nome (“Democrazia Cristiana”)  si strutturò come longa manus della gerarchia ecclesiastica. 
     Nell’impossibilità di restituire le variegate opinioni in campo (cosa che d’altronde fa con molta puntualità l’agenzia di stampa “Adista”, consultabile anche on line), mi limito a due o tre considerazioni di ordine generale che sviluppano il mio attuale parere in proposito: si tratterebbe di una risposta sbagliata a un’esigenza reale.
    Qual è l’esigenza?   Sostituire l’etica che anima l’attuale politica, attuata dalla maggioranza del Parlamento e del Governo, con un’etica alternativa: sostituire l’etica tribale, nazionalistica, sovranistica, xenofoba con un’etica planetaria, mondialistica, cooperativistica, solidaristica. Sostituire l’etica della paura e della chiusura  nel già noto con l’etica della curiosità e dell’apertura alla diversità.
    Perché fondare un partito con una base cattolica, sia pur aperto a quanti ne condividessero la piattaforma progettuale e programmatica, sarebbe un modo sbagliato di rispondere all’esigenza legittima di un cambio di etica? Per almeno due ragioni. 
     La prima, di carattere per così dire sociologico: non tutti quelli che si dicono cattolici conoscono, né ancor meno praticano, l’etica cristiana. Tra i cattolici, come tra gli ebrei o i buddhisti, c’è di tutto: i quant’anni della Democrazia Cristiana hanno dimostrato ad abundantiam che in uno stesso partito, sotto lo stesso simbolo, convivono onesti e ladri, servitori dello Stato e mafiosi, vittime e assassini. 
     La seconda ragione, di carattere per così dire teologico, è più difficile da formulare; ma ci provo lo stesso. Ammettiamo che un ipotetico nuovo partito di ispirazione cattolica radunasse al suo interno solo cattolici coerenti con l’etica cristiana (e, al massimo, non cristiani ma coerenti con la proposta etica del partito): questa situazione idilliaca non assicurerebbe lo stesso il risultato sperato. Infatti in politica i princìpi etici esigono di essere interpretati, tradotti, applicati: e in democrazia questa interpretazione, questa traduzione, non può essere univoca. Deve essere pluralistica. Certo, il principio della fraternità universale non può essere tradotto con “lasciamoli annegare se vogliono approdare nelle nostre coste”; ma – escluse certe applicazioni – ne restano molte altre possibili. E un partito politico deve essere in grado di trovare una linea comune fra i suoi esponenti e lavorare democraticamente affinché tale linea comune diventi legislativamente e amministrativamente operativa. Se un partito si illude di poter presentarsi all’opinione pubblica solo in nome di princìpi etici generali, non può evitare che un suo parlamentare dica “A”, un altro “B” e un altro “C” sulla medesima questione. 
    Se l’ipotesi di un nuovo partito “cattolico” o “di cattolici” è una risposta sbagliata, bisogna allora ignorare la domanda di un’etica diversa da quella attualmente condivisa dalla maggioranza parlamentare? Sarebbe un’omissione imperdonabile. C’è un’Italia (forse minoritaria, ma non così minoritaria come la sua proiezione istituzionale) che condivide un’etica umanistica, universalistica, solidaristica. Questa Italia, costituita da organizzazioni talora poco o per nulla reciprocamente collegate, deve inventarsi delle modalità per parlarsi, per riconoscersi, per progettare. Tra i punti principali dell’agenda ne vedrei tre:
a)   chiarire, una volta per tutte, che l’etica è di per sé laica, a-confessionale, a-religiosa. E’ un cantiere aperto al quale i cattolici, come i musulmani, gli agnostici, gli atei… possono contribuire alla luce della propria tradizione ma solo se rinunziano a ogni tentazione dogmatica, fondamentalistica;
b)  impegnarsi a proporre, con la testimonianza operativa e con iniziative di formazione, l’etica che condividono a una società sempre più distratta, irriflessiva, sommersa da una massa di notizie (vere e false) che non riesce a filtrare criticamente;
c)   riformare, se esiste, o altrimenti creare ex novo, uno strumento partitico in cui i principi etici condivisi possano trovare una traduzione operativa nelle sedi legislative e amministrative.

Ognuno di questi tre obiettivi (in sequenza logica rigorosa !) esigerebbe ben altra trattazione per sottrarsi a equivoci e fraintendimenti. Eventuali interventi critici e/o propositivi, da parte di altri lettori di questo sito, sarebbero un’ottima occasione di chiarimento, di approfondimento e – ove opportuno – di correzione di queste considerazioni.

                                                 Augusto Cavadi
                                           www.augustocavadi.com


https://www.zerozeronews.it/partito-cattolico-per-uscire-dal-tunnel-del-disastro/#prettyPhoto/0/

2 commenti:

  1. Ciao, Augusto, mi ha un po’ incuriosito quest’articolo e provo a dire la mia. Come hai giustamente scritto al punto a), l’etica è in realtà un cantiere aperto, cioè un divenire, non qualcosa di stabile e definito. In altre parole, per dirla in maniera bruta, l’etica non esiste. Può esistere solo come convergenza momentanea di consensi su qualcosa, qualche scelta, qualche criterio. Questo crea serie difficoltà alla creazione di un partito qualsiasi, perché partito deve significare diffusione, cioè, almeno in qualche misura, anche massificazione, che significa bisogno di qualche chiarezza stabile. Non può esistere un partito che si presenti come “cantiere”, per riprendere il termine che hai usato, un partito che quindi non avrebbe alcun criterio di riferimento, se non qualche posizione su questioni del momento (come la questione migranti, a cui hai fatto riferimento), il che è quello che già avviene nelle coalizioni attualmente esistenti. Insomma, è il problema della caduta delle ideologie, che ha portato alla sostituzione dei vecchi partiti (ciascuno dei quali aveva, appunto, una sua ideologia) alle nuove coalizioni, che si caratterizzano proprio per il riferimento non a un’ideologia, ma a posizioni del momento su questioni pratiche occasionali. Questa confusione porta oggi alla paura della diversità, con conseguenti tendenze a resuscitare forme di dittatura, per il bisogno di costruirsi, a qualsiasi costo, la sensazione di avere un’identità.
    Secondo me oggi siamo lontani dalla possibilità di approdare a qualcosa di condiviso; mi sembra che la dispersione e il disorientamento regnino sovrani a livello mondiale: l’elezione contraddittoria di un Trump, le incertezze contraddittorie della Brexit, la doppia presidenza del Consiglio Di Maio-Salvini, sono tutte testimonianze di un mondo odierno che non sa dove andare a parare.
    Perciò credo che, piuttosto che pensare ad un partito portatore di una chiarezza oggi impossibile, sia meglio lavorare per crearne i presupposti. Dicendo “lavorare” torniamo a “cantiere”: cantiere per fabbricare non un’etica o un partito, ma delle sintesi in grado di mostrare che le ideologie andavano non cestinate, ma ricomprese, reinterpretate, e il diverso va non respinto, ma anche lui ricompreso, reinterpretato; lo stesso vale per l’identità.
    Ricomprendere e reinterpretare in che modo?
    - ricostruendo la comunicazione e la fiducia in essa; i mezzi di comunicazione e i social network hanno fatto e continuano a fare di tutto per distruggerla, cercando di ridurla a monosillabi, cinguettìi, assenza di connessioni discorsive;
    - attribuendo importanza e fiducia alla storia: il presente, noi, la nostra identità, siamo sempre il risultato di una storia che va continuamente accettata, conosciuta, mai cestinata o rifiutata;
    - attribuendo importanza e fiducia alla critica e all’autocritica, che non vanno confuse con il pettegolezzo, ma sono invece discipline impegnative che richiedono di essere imparate e studiate.

    Credo che ciò meriti una lotta portata avanti con la dedizione di tutte le nostre forze.

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    1. Errata-corrige: ...che ha portato alla sostituzione dei vecchi partiti (ciascuno dei quali aveva, appunto, una sua ideologia) CON LE nuove coalizioni...

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