martedì 7 maggio 2024

L'EFFIMERA AVVENTURA DEL SINDACO ONESTO NELLA BAGHERIA DEGLI ANNI SESSANTA

 

Qualche lettore meno giovane ricorderà, probabilmente, il romanzo autobiografico Bagheria che Dacia Maraini diede alle stampe nel 1993 e nel quale l’autrice travasò tutta l’amarezza per una cittadina deturpata dalla speculazione edilizia consumata da mafiosi con la complicità degli amministratori locali. Oggi, a trent’anni di distanza, qualche cosa è migliorata, ma le costruzioni abusive  - a ridosso delle ville settecentesche e di preziosi monumenti storici sparsi per il centro abitato – restano intatte a testimoniare che il sistema mafioso, ferito nella sua dimensione militare, permane intoccabile nella sua dimensione politico-affaristica. Né si può prevedere di meglio sino a quando le istituzioni cittadine saranno condizionate da legislazioni permissive e politiche ecocide a livello sia regionale che nazionale.

Così è andata. Sarebbe potuta andare diversamente? Una pagina dimenticata di storia locale attesta di sì. Infatti nel novembre del 1964 avviene un piccolo miracolo: un democristiano onesto, stanco della politica mafiosa e mafiogena del suo partito, esce dalla Democrazia Cristiana; si candida con una Lista Civica di persone perbene; ottiene 4 consiglieri su 40 e – terzo dopo la DC (18 consiglieri) e il Partito Comunista Italiano (12 consiglieri) – viene designato come sindaco di Bagheria. Dopo alcuni mesi travagliati, il 19 febbraio 1965 il dottor Pietro Belvedere, medico pediatra stimato e amato in paese, legge in Consiglio comunale la ventina di cartelle con cui espone le linee programmatiche di una Giunta anomala (costituita da 2 comunisti, 2 socialisti, 1 indipendente di sinistra, 1 repubblicano, 1 esponente della Lista civica e 1 democristiano dissidente): se la Giunta ottenesse la fiducia, per la prima volta nel Dopoguerra la Democrazia Cristiana andrebbe all’opposizione!

Quella ventina di cartelle dattiloscritte, sepolte nell’archivio comunale, sono state oggi ripescate e pubblicate integralmente dal figlio dell’autore, Antonio Belvedere, ne Il discorso del sindaco, Qu-Ba, Bagheria 2024, con Introduzione di Mimmo Aiello e Postfazione di Giuseppe Tornatore. Sembra il testo di un film di fantapolitica come L’ora legale di Ficarra e Picone (2017). Infatti le “Dichiarazioni programmatiche” sono mille miglia lontane dal linguaggio, vacuamente altisonante, adottato in questo genere di comunicati, nei quali si può parlare di tutto a patto di non sbilanciarsi in niente di concreto, determinato. Al contrario, sembra di ascoltare una perizia medico-legale in cui si espone con sobrietà retorica e completezza analitica la diagnosi dei mali, ma – punto per punto – se ne indica la possibile terapia.

La situazione della città è paralizzata dall’ “immobilismo” causato dal “mancato senso di responsabilità” degli amministratori, condizionati dalla “ingerenza” di poteri esterni ed estranei? Non se ne uscirà “miracolisticamente” ma attivando “una sana, intransigente e disciplinata amministrazione, che per noi rappresenta il programma  dei programmi, il punto base di fondamentale importanza attorno al quale tutte le questioni saranno riguardate con la più premurosa cura e la massima vigilanza”.

Su questo solido presupposto sarà possibile affrontare uno per uno i drammatici ritardi di Bagheria:  “nettezza urbana ed igiene”;  “lavori pubblici” (a cominciare da “un tetto decoroso, rispondente alle indispensabili norme igienico-sanitarie, alle categorie lavoratrici meno abbienti”); “edilizia scolastica” (dal momento che gli edifici “esistenti, di cui alcuni pericolanti e minacciati di crollo e quindi bisognosi di immediate riparazioni, sono assolutamente insufficienti a soddisfare le esigenze di Bagheria”; “ civico mercato ortofrutticolo”; “viabilità cittadina e viabilità rurale”; “rete idrica” e “pubblica illuminazione” ; “cultura e patrimonio artistico” (“la cultura dovrebbe essere la leva motrice e il mastice che unisce tutti i cittadini alla città, nel senso che le varie iniziative, i circoli, la scuola, la biblioteca, formano un assieme corale con la vita produttiva ed economica del nostro attivo ed industre centro”); “piano regolatore” (che, redatto da “urbanisti ed architetti di chiara fama” – di cui vengono indicati i nomi e i cognomi - , stabilisca i “canoni” e i “vincoli” per la costruzione di nuove abitazioni). Il sindaco qua e là entra in dettagli specifici riguardanti la qualità della vita (“disciplinare il traffico, annullare i rumori, gli urli dei motori, perché rumore, aria viziata, asfalto, mancanza di spazio, sono tutte cose destinate, nonostante i più razionali criteri urbanistici, ad accrescersi e gli effetti sono già dannosi per il nostro fegato, per il nostro cuore e per il nostro sistema nervoso”), ma non perde mai di vista “una visione panoramica d’insieme”: nota infatti come “urbanistica, nettezza urbana ed igiene, cultura, problemi dell’agricoltura e della viabilità rurale, problemi dei giovani e problemi degli uomini più maturi, piano regolatore, assistenza sanitaria, per quanto possano apparire temi distanti l’uno dall’altro, costituiscano gli aspetti plurimi di un unico problema: quello della tutela degli aspetti umani e civili della città di Bagheria”. 

PER COMPLETARE LA LETTURA DEL TESTO NELLA VERSIONE ORIGINARIA ILLUSTRATA, BASTA UN CLICK QUI:

https://www.zerozeronews.it/bagheria-anni-60-il-sogno-effimero-di-un-sindaco-onesto/

 


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