domenica 14 dicembre 2008

MANUALE ANTIBULLISMO PER OPERATORI SOCIALI


“Repubblica - Palermo”
14. 12. 08

P. BLANDANO - C. M. GENTILE
Con-vivere la legalità
EGA
Pagine 254
Euro 14

Pia Blandano e Maurizio Gentile, molto noti per l’impegno psicopedagogico per una cultura della legalità democratica, hanno curato questa raccolta di contributi (Con-vivere la legalità) elaborati da colleghi palermitani a vario titolo attivi nel territorio per tentare di accompagnare i minori, proprio come recita il sottotitolo, “dalla violenza alla prosocialità“. Gli studi, basati su esperienze concrete, si configurano come una sorta di “manuale utile per genitori, formatori e per chiunque sia impegnato nella sperimentazione di nuove tecniche operative” in aree socioculturali, come il Meridione italiano, dove fenomeni diffusi in tutto il mondo - come il bullismo e varie manifestazioni di aggressività giovanile - rischiano di cronicizzarsi in mentalità e organizzazioni di tipo criminale. I recenti successi investigativi e giudiziari a spese di “Cosa nostra” sarebbero presto vanificati se non fossero consolidati da un impegno crescente di chiunque può incidere nel modo di intendere e di gestire la vita quotidiana della gente, soprattutto delle nuove generazioni.

sabato 6 dicembre 2008

L’OMELIA DI DOMENICA 21 DICEMBRE


“Adista” 6.12.2008

CONCEPITO PER ESSERE SACRAMENTO

Luca 1, 26 . 38

La lettera del racconto è arcinota, soprattutto negli ambienti cattolici: una “vergine” (il vocabolo greco equivale, perfettamente, a ‘ragazza’) che non “conosce uomo” (ossia non ha avuto rapporti sessuali completi con un maschio) riceve l’annunzio strabiliante che diventerà madre di un bimbo grazie alla “potenza dell’Altissimo”. Sulla base del testo, tutti noi siamo stati messi sin da bambini davanti al bivio: credere (e dunque accettare il prodigio di una partenogenesi) o non credere (e dunque ritenere che Gesù di Nazareth, “in tutto uguale a noi fuorché nel peccato”, sia stato concepito da Maria attraverso le dinamiche fisiologiche ordinarie, dal momento che queste non implicano di per sè nessuna peccaminosità).

Ma viste dal punto di vista del narratore - l’anonimo redattore del vangelo di scuola lucana - le cose stanno proprio così? Davvero la sua intenzione era di scegliere l’integrità di un imene femminile (”prima, durante e dopo il parto” specificherà con esattezza clinica la dogmatica magisteriale) quale criterio di distinzione fra credenti fedeli e miscredenti infedeli? La risposta è impressionantemente affermativa sia negli ambienti ecclesiali a corto di studi biblici sia, per il medesimo difetto di approfondimento, negli ambienti più aggressivamente ‘laici’. Ma gli esegeti, protestanti e cattolici, più aggiornati e meno diplomatici concordano nell’insegnare che “la finalità principale non è quella di descrivere dei fatti, ma di presentare un’interpretazione”; che “l’apice e il centro logico del nostro racconto sta nella frase: ’sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo’ “; che “l’affermazione del concepimento per opera dello Spirito (…) non vuol rappresentare una diretta affermazione di fede: non è autonoma, ma possiede piuttosto la duplice funzione di sottolineare e spiegare la connotazione di Figlio di Dio” (Gerhard Lohfink). Dunque - come conclude l’illustre biblista in un prezioso volumetto rintracciabile gratuitamente in internet (http://xoomer.alice.it/robecres/Gerhard%20Lohfink) - il genere letterario del racconto consente solo di ricavare una confessione di fede in Gesù Messia: “tace su altre eventuali circostanze e sarebbe andar contro l’intenzione del testo se volessimo ricostruire da esso un evento storico”.
Liberata da false alternative, la nostra libertà davanti al messaggio riacquista tutta la sua serietà: vogliamo accettare che il Cristo entri nella nostra storia, personale e sociale, come Sacramento efficace di una potenza e di una bontà divine che solitamente ci restano celate? E, poiché Egli è una cosa sola con la causa di Dio, vogliamo entrare nel solco da lui avviato e prestare intelligenza, cuore e braccia affinché l’impossibile della sincerità, dell’equità, della tenera compassione per chi è stato privato di qualcosa di necessario…diventi possibile? Vogliamo accogliere l’invito ai “bambini” di Gianni Rodari a “fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco”; anzi, a tentare le impossibili: “cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi”? Se rispondiamo di sì, possiamo ritenerci credenti. E se siamo donne, possiamo volgere lo sguardo al nostro grembo fecondato - o fecondabile - attraverso un amplesso passionale senza nessun complesso di inferiorità rispetto alla madre del Nazareno. Invece, se non fossimo ancora pronti a dire il nostro ‘amen’ a questa proposta utopica (non: ad esserne praticamente all’altezza, perché essa sarà sempre un po’ oltre la nostra coerenza) - anche se dovessimo ritenere che davvero gli angeli si trasferiscono da una parte all’altra dell’universo e una ragazza è stata ingravidata in Palestina duemila anni fa senza essere neppure sfiorata dal fidanzato - faremmo meglio lo stesso a non dirci cristiani.

venerdì 5 dicembre 2008

Il benvenuto dei palermitani ai turisti…


“Repubblica - Palermo”
5.12.08

IL TURISMO DEGLI SLOGAN E QUELLO DELL’ARRETRATEZZA

“I turisti vengono pieni di curiosità. Facciamoli tornare pieni di entusiasmo”: questi - e simili - slogan sono stati opportunamente diffusi in questi giorni dall’Assessorato regionale per il turismo, la comunicazione e i trasporti. La promozione mediante manifesti e inserzioni sui giornali può avere senz’altro una certa efficacia, ma per cambiare una mentalità è necessario che l’opera di convincimento venga accompagnata da gesti concreti. Sia da parte delle istituzioni che da parte dei privati cittadini.
Episodi ormai da decenni all’ordine del giorno risultano dunque - proprio perché in contrasto con questa campagna pubblicitaria - ancor più fastidiosi, irritanti. In alcuni casi si tratta di difetto elementare di buon senso. Come quando una famiglia di piemontesi in visita a Palermo mi ha chiesto come ovviare alla difficoltà di trovare al capolinea del 731 i biglietti per recarsi da Vergine Maria al centro della città. Ho staccato tre biglietti dal mio blocchetto e glieli ho prestati volentieri. La sera, però, mi hanno raccontato che un controllore ha obiettato che quei tre biglietti non potevano essere adoperati senza il resto del blocchetto e li ha invitati a scendere dal bus per procurarsi - erano ormai arrivati in zone meno periferiche - dei biglietti ‘regolari’!

Ancor più incredibile il racconto di Loredana, una bella ragazza calabrese che da alcuni anni si è trasferita a Palermo come insegnante in una scuola elementare statale. Una comitiva di suoi concittadini decide di organizzare una gita a Palermo e chiede l’accompagnamento di una guida. L’Azienda provinciale del turismo, interpellata, dichiara che per quel giorno tutte le guide turistiche sono già prenotate (quali perversi meccanismi corporativi limitano l’accesso a questa professione così cruciale per l’economia isolana?). Allora Loredana decide di dedicare la giornata ad ospitare i compaesani e accetta di salire nel loro pullman per illustrare - sia pur sommariamente - vie e monumenti. Ma il giro dura poco perché, non appena l’allegra comitiva scende in via Matteo Bonello per ammirare la cattedrale, due solerti vigili urbani si avvicinano e appioppano alla troppo solerte maestrina una multa di mille euro. Invano i compaesani - tra cui un dirigente scolastico e un vigile urbano - attestano e giurano che si tratta di un’amica prestatasi gratuitamente in sostituzione di guide patentate indisponibili. Nulla da fare: bisogna dare una lezione a chi esercita abusivamente il ruolo di Cicerone!
Ma se questi sono episodi che comunque si appellano ad una normativa vigente, tanti altri si consumano - al contrario - in palese disprezzo di qualsiasi norma. Diversi partecipanti ad un convegno nazionale di sindacalisti edili a Terrasini si sono lamentati con me perché, man mano che arrivavano all’aeroporto Falcone-Borsellino, si servivano di taxi per i pochi chilometri da Punta Raisi a “Città del mare”, ma nessuno degli autisti inseriva il tassametro e, poi, all’arrivo, ognuno di loro ’sparava’ una richiesta differente. Se qualche cliente chiedeva gli estremi del taxista e della sua vettura, gli veniva immediatamente proposto uno sconto. Ho telefonato al 117 e un addetto, per la verità molto gentilmente, mi ha spiegato che bisogna fare di volta in volta una denuncia circostanziata ad una stazione locale della guardia di finanza perché, mentre da Palermo a Punta Raisi le tariffe sono chiare, per altri tragitti vige una sorta di mercato delle vacche. Ma è credibile che visitatori impegnati per due o tre giorni in un convegno decidano di investire delle ore per stendere denuncie e recarsi fisicamente a cercare posti di polizia? Non l’ho fatto neppure io che a Palermo ci vivo stabilmente quando l’altro ieri ho utilizzato un taxi dall’aeroporto a via Notarbartolo (dove un mio amico è sceso) per poi proseguire verso l’Albergheria: nonostante i patti chiari iniziali, il signore alla guida dell’auto ha inserito il tassametro subito dopo la prima sosta. Alla mia stupita protesta, mi ha spiegato che con quaranta euro si paga la corsa sino a Corso Vittorio Emanuele e che, invece, avevo chiesto di andare duecento metri oltre. Solo quando ho chiesto di essere scaricato o subito o comunque prima degli ultimi duecento metri, il buon uomo si è convinto a rispettare la legge e il buon senso. “Gentilezza, simpatia, accoglienza” sono certamente “i migliori investimenti per il futuro”: ma come farlo capire senza seri controlli a chi non conosce neppure onestà, trasparenza e senso civico?

Augusto Cavadi

Ci vediamo giovedì 11/12 a Trento?


Comune di Trento - Biblioteca Comunale
Università degli Studi di Trento
Corso di laurea in Filosofia
Laboratorio di pratica filosofica
Phronesis (Associazione italiana per la consulenza filosofica)

Invito all’incontro pubblico con il filosofo
A U G U S T O   C A V A D I
autore del volume
“In verità ci disse altro.
Oltre i fondamentalismi cristiani”
(Falzea, Reggio Calabria 2008).

Biblioteca Comunale Sala degli Affreschi ­ Via Roma,55 - Trento
Giovedì 11 dicembre 2008 ­ ore 15:00
Introdurranno
Marcello Farina - Maria Luisa Martini

mercoledì 3 dicembre 2008

Prediche laiche: questa volta sono in buona compagnia!


“Repubblica - Palermo”
30.11.08

LE PREDICHE DEI LAICI SENZA PULPITO

Augusto Cavadi

Avete mai ascoltato una omelia domenicale predicata da Fausto Bertinotti, da Giancarlo Caselli o da Gianni Vattimo? In una chiesa è improbabile. Ma fuori, da oggi, è possibile. Infatti è stato appena pubblicato Fuoritempio (Di Girolamo, Trapani 2008, pp. 208, euro 15) , una raccolta di “omelie laiche” che commentano i testi della liturgia cattolica del ciclo B (le pagine bibliche, cioè, che per un anno intero saranno lette in tutte le chiese del mondo a partire da domenica 30 novembre).
La chiave di lettura di queste prediche molto singolari è efficacemente formulata da Valerio Gigante e Luca Kocci, i due giornalisti curatori del volume: “Nella navata in penombra, passi in punta di piedi. Cercano Cose nascoste ai dotti e ai sapienti ma vuoto è il Sepolcro del sacro. E’ là fuori, oltre il sagrato, un venticello leggero soffia sulla vita e le dà la parola. Parole di donne, parola di uomo. Parola di Dio. Commenti al Vangelo di chi si è ’svestito’: senza paramenti, dottrina e gerarchie, ma non per questo ’senza Dio’ “. L’iniziativa ha qualcosa di rivoluzionario: in una fase storica in cui i professionisti del sacro accettano di buon grado di occupare gli spazi pubblici dove sempre più flebile si fa la voce dei laici, qui - al contrario - viene restituito il diritto di parola sul cristianesimo a uomini e donne, ritenuti dalla gerarchia ecclesiastica “non addetti” perché o eretici o profani.

Fra i vari interventi meritano una sottolineatura i non pochi contributi femminili, firmati non solo da teologhe (come Adriana Zarri, Lidia Maggi, Maria Caterina Jacobelli) ma anche da storiche (come Anna Carfora e Adriana Valerio), geografe (come Giuliana Martirani), giornaliste (come Gabriella Caramore), operatrici sociali (come Rita Giaretta) e politiche (come Giancarla Codrignani). Ad esempio una di loro, Antonietta Potente, commenta così il versetto del vangelo secondo Marco “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”: “Da questo testo non nasce una comunità gerarchica di discepoli, ma piuttosto la passione condivisa di alcuni compagni. Coloro che narrano, narrano chi era il loro amico, come l’avevano incontrato e come si erano sintetizzati con lui. Noi lo abbiamo enfatizzato al punto da farlo diventare un testo istituzionale. E’ invece profondamente quotidiano ed umano. Era normale che Gesù facesse gruppo con altri compagni; era normale che questi compagni fossero semplicemente pescatori. Era normale perché il lavoro del pescatore è un lavoro di ricerca, di attesa, di profonda stanchezza. Il desiderio di incontro, di ritornare, di fare casa, certamente era intenso e molto grande in queste persone. Nella narrazione di Marco non troviamo descritta l’organizzazione di un gruppo, ma semplicemente la nascita di legami, di sensibilità, di passioni intorno ad un sogno comune. Non siamo davanti a un traguardo, ma ad una partenza. E’ bello perché è un testo popolare, potremmo dire proletario, mistico e politico allo stesso tempo, dove nella narrazione si mescola l’affetto e la scoperta della dignità del proprio lavoro, della propria condizione sociale, delle proprie rivendicazioni quotidiane che ricercano incessantemente la vita: è un testo che i discepoli raccontano per descrivere e spiegare la loro piccola e grande storia di liberazione e perché altri e altre si riscoprano in essa”.
Insomma, dopo tanto dibattito pubblico sulla laicità, finalmente un libro che - invece di teorizzarvi sopra - ne dà una esemplificazione concreta: non uno spazio vuoto in cui ognuno evita di auto-rappresentarsi per quello che è, bensì un crocevia dove si incontrano le identità più diverse. Con la libertà di dirsi ateo o indifferente, anzi addirittura di raccontare la fatica della propria ricerca e il conforto di qualche spiraglio di senso.

RIQUADRO
Le “omelie laiche” qui pubblicate sono, originariamente, apparse nel corso di vari anni su “Adista”, “l’agenzia di stampa laica che da più di 40 anni diffonde informazione religiosa a tutto campo e senza reticenze”, inspirandosi alla laicità concepita, con il teologo Cuminetti, quale “assunzione di aporie e contraddizioni, sofferenza e rabbia, speranza e sogno”. La redazione di “Adista” è a Roma, dove vengono pubblicate sia l’edizione cartacea (distribuita su abbonamento) che l’edizione telematica (www.adista.it); ma il fondatore è il siciliano Giovanni Avena, tra i più noti protagonisti della stagione post-conciliare del cattolicesimo italiano. Proprio in questi giorni è in atto un cambio al timone dell’agenzia di stampa: dopo sette anni, Eletta Cucuzza lascia la direzione e le subentra Angelo Bertani, già direttore del quindicinale della Fuci “Ricerca”; poi responsabile della redazione romana di “Avvenire” e condirettore della rivista del Meic “Coscienza”; quindi fondatore di “Segno Sette” (un settimanale agile e vivace, che si diffonde ben oltre i confini dell’Azione cattolica); infine dal 1992 al 1995 caporedattore del prestigioso mensile “Jesus” e dal 1996 caporedattore e vicedirettore di “Famiglia cristiana”.