lunedì 18 maggio 2026

IL SALONE DEL LIBRO DI TORINO: UN BREVE BILANCIO

A Salone internazionale del libro concluso, confermo, alle amiche e agli amici con cui ci siamo brevemente contattati in questi giorni, che per me è stata anche questa volta un'esperienza positiva.

Sarebbe troppo lunga la lista di persone che ho conosciuto, ascoltato, apprezzato: ad esempio il cardinale Jean-Paul Vesco (arcivescovo di Algeri) e il cardinale José Tolentino de Mendonça (prefetto del Dicastero per la cultura e l'educazione) che mi hanno colpito per la postura estremamente dimessa che ho avvertito come sinceramente "umile".

 (Qui il cardinale Vesco per una foto-ricordo che gli ho scattato accanto all'editore Crispino Di Girolamo)


Del terzo cardinale, Matteo Zuppi (presidente della Conferenza episcopale italiana), passato dallo stand della UELCI, conoscevo già da tempo, in altre occasioni, il tratto spontaneamente cordiale. E mi ha fatto piacere che il TG 2 lo abbia colto mentre sfogliava proprio quel Francesco d'Assisi. L'utopia che si fa storia di Ortensio da Spinetoli da me curato per Il Pozzo di Giacobbe (che ho avuto il piacere di presentare a Torino, con due esperti quali Sergio Tanzarella e Pietro Maranesi, con la sapiente regia di Eugenio Giannetta di "Avvenire"):

Non credo che questi cambiamenti di stile di alcuni prelati cattolici, per quanto notevoli rispetto ad altri monsignorini e monsignoroni di ieri e di oggi, salveranno la Chiesa dal declino inevitabile (almeno sino a quando non si deciderà di ammettere l'insostenibilità della sua dogmatica tradizionale); ma, almeno, renderanno tale declino meno grottesco.
A Torino ero andato anche per presentare la nuova Collana "I pizzini della nomafia" (editi anche questi da Crispino Di Girolamo proprio con una delle sue quattro sigle: "Di Girolamo Editore"). E sono davvero grato a Elena Ciccarello, direttrice del bimestrale "La via libera", per l'efficace intervento in dialogo con me. Il caro Davide Fadda, presente in Fiera in veste di blogger, ha avuto la bontà di farmi entrare nel giro (per me impenetrabile) di vari social frequentati da giovani e da giovanissimi/e:
(il link dovrebbe essere accessibile anche a lettori NON iscritti a FB).
Nelle stesse ore Maria D'Asaro ha illustrato i primi due titoli della Collana in un suo articolo, lucido e delicato come sempre:



mercoledì 13 maggio 2026

"I PIZZINI DELLA NOMAFIA": AL SALONE DEL LIBRO DI TORINO UNA NUOVA COLLANA DELL'EDITORE DI GIROLAMO

I “pizzini” con cui Binnu Provenzano esercitava la signoria mafiosa dalla latitanza sono diventati tristemente celebri. Bisogna riconoscere che, prescindendo dai contenuti riprovevoli, il genere letterario avesse una sua efficacia comunicativa: erano testi brevi, concisi, diretti e parlavano all’interlocutore senza giri di parole superflui né fronzoli. L’editore trapanese Crispino Di Girolamo si è chiesto se, con una mossa dialettica in parte ironica, non si potesse adottare il modello per veicolare messaggi esattamente opposti e ha proposto a vari esperti del settore di scrivere per una nuova Collana: “I pizzini della nomafia”.

Al Salone internazionale del libro di Torino (14 – 18 maggio) la nuova Collana editoriale verrà presentata giovedì 14 maggio alle ore 11,00 presso lo stand della Regione Sicilia da Elena Ciccarello (direttrice della rivista bimestrale “La via libera”) e da Augusto Cavadi (autore del volumetto Liberarsi dalla mafia che fa da apripista ai successivi, tra cui Ricordati di ricordare a firma di Umberto Santino e Andrea Cozzo).

Nel “pizzino” di Cavadi si presenta, in poche ma incisive pagine, il ruolo che il cittadino/la cittadina sono chiamati/e a svolgere nella più ampia strategia di resistenza al dominio mafioso. Innanzitutto spetta ad essi/esse il compito di informarsi (sulla base non solo delle notizie di cronaca, ma anche degli studi scientifici di approfondimento) sulle metamorfosi delle organizzazioni criminali, molto abili nel coniugare la persistenza secolare con l’aggiornamento ai nuovi contesti culturali e tecnologici. Secondariamente, si tratta di adoperare bene il diritto di voto: come non si stancava di ribadire Paolo Borsellino, la matita sulla scheda elettorale è un’arma potente contro le mafie e i loro complici. In terzo luogo, come consumatori/consumatrici, abbiamo la possibilità di boicottare l’economia sospetta e di incrementare l’imprenditoria pulita (vedi pluridecennale azione di “Addio pizzo”). Un quarto ambito di azione riguarda le iniziative pedagogiche mirate all’educazione delle nuove generazioni: non solo dei quartieri popolari, ma anche delle zone benestanti dal momento che i giovani sono “a rischio” anche se appartenenti a fasce sociali borghesi. Informazione, consapevolezza politica, vigilanza economica, attivismo pedagogico sono tutti elementi  che si completano a vicenda e che richiedono impegno, rinunzie, resilienza alle incomprensioni e alle delusioni: ecco perché sono attuabili solo all’interno di una prospettiva etica. Chi non sceglie di trovare nella costruzione di una “polis” più vivibile uno dei modi più solidi di dare senso alla propria stessa vita o non si schiererà mai contro il sistema mafioso o lo farà solo precariamente sino a quando le sue motivazioni emotive non si spegneranno.

Antonio Cangemi

https://www.zerozeronews.it/i-contro-pizzini-che-azzerano-la-mafia/


venerdì 8 maggio 2026

CI VEDIAMO A TORINO, AL SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO ?

Anche quest'anno sarò a Torino per il Salone internazionale del Libro. Arriverò la sera di martedì 12 maggio e ripartirò mercoledì 20 maggio. In quei giorni avrò modo di incontrare gli studenti dell'Università di Torino e vari amici, sia in Piemonte che in Lombardia. In particolare sarei lieto di incontrarvi ad uno dei due eventi al Salone del Libro in cui sarò coinvolto direttamente: o giovedì 14 maggio alle ore 11,00...


 o sabato  16 maggio alle ore 13,30







venerdì 1 maggio 2026

WEEK-END DI FILOSOFIA PER TUTTI A BOMPIETRO (MADONIE) SABATO 6 GIUGNO - DOMENICA 7 GIUGNO 2026

                LA "BIBLIOTECA DI LUCIA"  INCONTRA

                       LA FILOSOFIA-DI-STRADA

 

Prima e più che una disciplina per specialisti, la filosofia è un modo di “essere- nel – mondo”: una postura interrogativa, dialogica, riflessiva. Così intesa la filosofia impregna di sé l’arte, la teologia, la politica…insomma, la vita.

Bompietro, accogliente paese delle Madonie, ospita dunque una nuova edizione degli ormai tradizionali Festival della filosofia-in-pratica (che negli anni precedenti si sono svolti ad Amandola, Favignana, Castellammare del Golfo, Lercara Friddi, Polizzi Generosa, Gibilrossa, Segesta).

Sabato 6 giugno 2026

Ore 11,00 – 13,00: accoglienza degli ospiti e sistemazione nei B & B[1]

 

Presso AUDITORIUM Comunale  (Via Facitelli)

Ore 13,00 – 15,00: pranzo condiviso con ciò che ognuno/a vorrà mettere in tavola

Ore 16,00 – 17,30: L’arte della fuga (conversazione con Giorgio Gagliano)

Ore 18,00 – 19,30: Per una spiritualità “laica” (conversazione con Maurizio Pallante)

Presso A’ Kiazza (piazza principale di Locati)

Ore 20,00 – 21,30: cena sociale[2]

Presso AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 22,00 – 23,00: concerto musicale (violinista Giorgio Gagliano, voce di Federica Mantero)


Domenica 7 giugno 2026

Presso Parco Comunale ( Piazza Gangi 1)

Ore 9,00 – 10,00: passeggiata filosofica (condotta da Augusto Cavadi)

Presso  AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 10,30-  11,30:  Alex Langer tra scelte di pace e conversione ecologica

 (conversazione con Maria D’Asaro)

Ore 12,00 – 13,30: Laboratorio di pittura creativa (condotto da Annamaria Pensato)

 

Presso ristorante  Al Tulipano Rosso  SS290, 32

Ore 13,45- 15,00: pranzo sociale[3]

 

Presso AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 15,30 – 16,30: Racconto per immagini (Lorenzo Raspanti)

Ore 16,30 – 18,00: Laboratorio di scrittura creativa (condotto da Giovanna Bongiorno)

 

Presso Torronificio delle Madonie  (Blufi  C.da Tre aree snc )

Ore 18,30  – 19,30: risonanze dell’esperienza nel corso di un the con degustazione di dolci locali e congedo

***

Per informazioni e prenotazioni: Nuccio Pepe (cell. e w’app: 330 851 492, email nucciopepe@gmail.com)

Per partecipare basta acquistare un pass di euro 5,00 (valido per tutti gli eventi, ma necessario anche se si decide di partecipare ad uno soltanto): i cittadini con residenza attuale a Bompietro possono esonerarsi dall’acquisto del pass e limitarsi a esibire la carta d’identità.

Per la cena di sabato 6 giugno: si prevede un menù standard (onnivoro o vegetariano) comprendente tagliere di cibi locali + una bevanda (costo euro 10,00). Obbligatoria la prenotazione presso A' Kiazza (Locati) mediante  cellulare (327 943 0281 ).

Per pernottare: A' Kiazza (Locati) farà dei prezzi dedicati citando l’evento. Prenotare chiamando cellulare ( 327 943 0281 ).  Nel caso di trovi il tutto esaurito, su internet ampia offerta di B & B nella zona cui poter rivolgersi per prenotazioni.

Per il pranzo di domenica 7 giugno: il menù prevede un primo (adatto anche a vegetariani) e una bevanda al costo di euro 15,00. Prenotazione obbligatoria al Tulipano rosso mediante cell. 377 598 2679. Possibilità di integrare il pasto-standard con richieste alla carta.

***

Per chi volesse anticipare di un giorno l'arrivo sulle Madonie segnalo questa 'anteprima' a GANCI del nostro ospite del week-end a Bompietro:



mercoledì 29 aprile 2026

UNA PROPOSTA AI SINDACI ITALIANI (E A OGNI GENERAZIONE CHE COMPIE 17 ANNI)

Nell’ambito della campagna nazionale di obiezione alla guerra del Movimento Nonviolento 

https://www.movimentononviolento.it/campagne/obiezione-alla-guerra

e della campagna “Un’altra difesa è possibile”

https://www.difesacivilenonviolenta.org/

il 16 aprile 2026 ha segnato una data di notevole rilevanza. Infatti il Centro territoriale di Palermo, in stretta sinergia con la Comunità dell’Arca - Nonviolenza e Spiritualità, ha co-organizzato con l’Amministrazione comunale di Capaci (Palermo) un’assemblea cittadina su “Venti di guerra. Conflitti e prospettive di pace”, cui ha partecipato anche un’esponente del “Presidio donne per la pace”, nel corso della quale il Sindaco di Capaci, Pietro Puccio, ha annunziato una decisione destinata a fare storia. Ma procediamo con ordine.

A differenza di ciò che si suppone generalmente, la leva obbligatoria al servizio militare in Italia non è stata abolita, ma solo sospesa. Ciò significa che, in caso di emergenze, basterebbe un decreto governativo per riattivarla (senza nessun passaggio parlamentare).

A riprova di questa situazione, ogni anno i Comuni sono obbligati a trasmettere al Ministero della Difesa i nominativi dei giovani maschi che, compiendo i 17 anni di età, sono d’ufficio iscritti nella lista dei richiamabili all’obbligo di leva. Secondo la normativa vigente (sinora ignorata) le amministrazioni locali devono recepire e segnalare le osservazioni degli interessati che, in caso di chiamata, siano intenzionati a dichiararsi sin d’ora obiettori di coscienza al servizio militare e disponibili alle forme di difesa nonviolenta previste dal nostro ordinamento.

In ottemperanza alla legislazione, la Giunta municipale di Capaci, prima in Italia, ha assunto pubblicamente un duplice impegno: nell’immediato, protocollare e trasmettere le eventuali dichiarazioni in tale senso da parte dei giovani cittadini interessati. Inoltre, dal prossimo anno, informare a tappeto i giovani che andranno maturando l’età anagrafica prevista sia della loro iscrizione automatica alle liste di leva sia della possibilità di esprimere volontà di obiezione di coscienza per motivi personali o morali.

Evidentemente queste dichiarazioni, in assenza di una vera e propria cartolina di precetto, hanno valore etico e politico, non giuridico. Sulla base dell’attuale normativa si accede, infatti, allo status di “obiettore di coscienza” solo se - in caso di guerra o di grave crisi internazionale - si formalizzi la propria obiezione di coscienza entro quindici giorni dalla effettiva chiamata alle armi.

Questa proposta – che, se accolta da tanti altri Comuni italiani, potrebbe costituire un fortissimo messaggio di concreta avversione al paradigma bellicistico – trova il suo completamento in un disegno di legge di iniziativa popolare che chiede l’istituzione di un Dipartimento governativo per la difesa civile non armata e nonviolenta. Infatti già nella giurisprudenza in vigore la Repubblica italiana prevede che il dovere costituzionale di “difendere la Patria” (articolo 52) può essere adempiuto sia militarmente che mediante strategie e tecniche di lotta nonviolenta.

Ma mentre esiste un esercito che addestra chi sceglie le armi, lo Stato democratico non ha ancora predisposto una struttura che formi cittadini e cittadine per la seconda opzione (nonostante sia più compatibile con l’articolo 11 della Costituzione, secondo cui “l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti” e con le sentenze della Corte Costituzionale che ha riconosciuto pari dignità alla difesa armata e a quella non armata). Per raggiungere entro settembre 2026 le 50.000 firme necessarie si può firmare il relativo modulo in presenza di un’autorità municipale o, in alternativa, accedendo al link del Ministero  della Giustizia:

https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008

Augusto Cavadi

(Referente Centro territoriale di Palermo del Movimento Nonviolento)

su www.girodivite.it del 29. 4. 2026.

La notizia è stata ripresa e variamente rilanciata da varie mezzi di stampa locali e nazionali, fra cui "Repubblica/Palermo" e "Avvenire":

                                

https://www.avvenire.it/attualita/il-sindaco-pacifista-tutti-i-giovani-di-capaci-nelle-liste-di-leva-potranno-dichiararsi-obiettori_107614



domenica 26 aprile 2026

LA TRIPLICE EMARGINAZIONE DELLE DONNE CHE NASCONO E VIVONO IN CONTESTO MAFIOSO

Nell'ottica di una riflessione sulla violenza sistemica ai danni delle donne (riflessione che appartiene da decenni al Movimento nazionale "Maschile plurale" e, qui da noi, al "Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne") trovo - come al solito - interessanti le analisi di Alessandra Dino cui si può accedere liberamente cliccando qui:

https://www.girodivite.it/Donne-di-Cosa-nostra-Alessandra.html

Si può notare che la sociologa palermitana destruttura molti luoghi comuni sul tema, ma conferma anche l'idea che esse "sperimentano una tripla assenza, una tripla emarginazione, intanto come donne in generale, poi come donne del Sud e, infine, come di donne di mafia".


giovedì 23 aprile 2026

VERSO LA CONCLUSIONE IL CICLO DI LABORATORI PER LICEALI "LA BELLEZZA DELLA POLITICA"

Grazie alla mia splendida ex-alunna, e da anni amica e collega, Simona Rampulla ho potuto incontrare 5 volte una sua classe di ultimo anno di Liceo (e il ciclo si concluderà con un sesto incontro).

Le ragazze hanno letto il mio libretto La bellezza della politica. Attraverso e oltre le ideologie del Novecento (Edizioni Di Girolamo), a turno hanno esposto i vari progetti politici e insieme ne abbiamo discusso in assetto idealmente circolare.

Una studentessa di un'altra scuola, su invito di un'altra cara collega, Rosaria Cascio, ha voluto intervistarmi brevemente sul senso di questa ennesima bella esperienza che realizzo anche a nome dell'associazione di volontario culturale "Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone" di Palermo.

Qui il link all'intervista (per chi ha qualche minuto libero da impegni...più produttivi):

https://sites.google.com/view/lo-strillone-anno-xii---1/202526/arte-storia-e-cultura/incontro-con-augusto-cavadi?authuser=1

martedì 21 aprile 2026

I "PIZZINI DELLA NOMAFIA" al prossimo Salone del Libro di Torino e già adesso nelle migliori librerie


Sono usciti i primi due libretti della Collana "I pizzini dell'antimafia" dell'editore Di Girolamo di Trapani. Si possono avere in tutte le librerie d'Italia fisiche e on line.

(A Palermo si trovano a colpo sicuro presso la Libreria Zacco, via Vittorio Emanuele - davanti all'Auditorium del  SS. Salvatore).

Al Salone internazionale del libro di Torino saranno presentati da Elena Ciccarello (direttrice del periodico "La via libera" del Gruppo Abele) nello stand della Regione Sicilia alle ore 11,00 (esatte!) di giovedì 14 maggio 2026.




mercoledì 15 aprile 2026

LE CENETTE FILOSOFICHE PER NON... FILOSOFI (DI PROFESSIONE)

Sul numero di febbraio 2026 del bimestrale "Il Gattopardo" (edizione Sicilia) ho pubblicato, nella mia rubrica "Siciliani spiegati ai turisti", un pezzo sulle Cenette filosofiche che si svolgono on line due volte al mese con il coordinamento tecnico di Pietro Spalla (al quale ci si può rivolgere per essere iscritti alla mailing list dei cenacolanti virtuali): spalla.pietro@gmail.com

***

UN LIBRO AL MESE PER FILOSOFARE A CENA

La Sicilia, da Empedocle a Gentile e Sgalambro, è stata una terra feconda di filosofi. Ma anche letterati come Pirandello e musicisti come Battiato hanno impregnato di pensiero le loro opere: perché la filosofia non è solo una disciplina tecnica, ma prima e più ancora un modo interrogante di vivere nel mondo. Ne è convinto, tra tanti altri, l’avvocato Pietro Spalla che da più di vent’anni organizza le “cenette filosofiche per non…filosofi”. Il gruppetto di “cenacolanti” sceglie un libro (non solo Platone o Marx, ma anche Jung o Rovelli), ciascuno si impegna a leggerlo nei quindici giorni fra una sera e la successiva e poi ci si incontra per discuterne (dal Covid in poi solo on line per non tagliare fuori le persone che, in quel periodo, si sono aggregate da varie regioni italiane, ma anche dalla Francia e dalla Germania).

Riflettere su sé stessi e sulla storia in corso è un dovere, ma almeno altrettanto un diritto e un piacere.

Augusto Cavadi

“Il Gattopardo” / Sicilia

Febbraio 2026


sabato 11 aprile 2026

MANIFESTARE IN PIAZZA: VIOLENZA E NONVIOLENZA A CONFRONTO

Manifestazioni di piazza: una proposta nonviolenta


  • Caro Andrea, tu frequenti le manifestazioni promosse da movimenti pacifisti contro le varie guerre. Cosa vi succede di solito, e cos’è che fa scattare i noti                       – e contraddittori per i nonviolenti – fatti di violenza?

Voglio testimoniare innanzi tutto che, per lo più, le manifestazioni sono del tutto 

pacifiche e costituiscono un momento in cui autenticamente affiora 

il desiderio di esprimere, facendo comunità, una posizione critica

 nei confronti di decisioni governative nazionali o internazionali; 

costituiscono una legittima e, anzi encomiabile, forma di partecipazione della gente “comune” 

alla vita politica.

Purtroppo, spesso i media non le considerano notiziabili, contribuendo, in tal modo, a far scegliere 

– ad alcuni partecipanti – di rendere udibile la loro voce ricorrendo a mezzi violenti, 

sapendo che solo questi non sono ignorati dalla cronaca. In effetti, non vengono ignorati, 

ma il risultato è un clamoroso autogol, non solo per sé stessi ma pure per tutti i partecipanti.

* Per il seguito dell'intervista cliccare qui:

https://www.settimananews.it/reportage-interviste/manifestazioni-piazza-possibile-evitare-la-violenza/

mercoledì 1 aprile 2026

BEATI GLI AMBIZIOSI PERCHE’ NON LASCIANO IL MONDO COME LO TROVANO

Chi di voi non è ambizioso alzi la mano (metaforicamente) e si prenoti un appuntamento con un bravo psicoterapeuta (realisticamente). Gli altri restino tranquilli e - se mai li assalisse un qualche vago di colpa – lo lascino decantare: infatti ambire a qualcosa è fisiologico. Patologica è piuttosto la condizione di chi non aspira a nulla, neppure a una vita eremitica - senza incarichi e senza beni materiali – per tentare di unirsi in solitudine con il Tutto.

Ascetismo monacale

Per quali motivi storico-culturali, a detta della Treccani, il vocabolo ambizione, se usato in assoluto (cioè senza specificare se sia relativa a un posto di lavoro o a un titolo di studio) debba intendersi in senso deplorevole (“desiderio di potere, di onori, di grandezza; vanità, orgoglio smisurato”), mi sfugge. Ho il sospetto che venti secoli di ascetismo cristiano – anzi, se diamo retta a Max Weber, cattolico – abbiano inciso parecchio: giusta, ammirevole, da imitare non è più la persona che sposa un progetto e riesce a concretizzarlo per il bene proprio e della comunità (come nell’ebraismo o nella tradizione greco-romana), ma colei che si sottrae, si rende invisibile, opera lo stretto indispensabile per non pesare su qualcun altro. Meglio ancora se “fugge dal mondo” in qualche forma di auto-seppellimento anticipato, ad esempio sulla sommità di una colonna (sede prediletta degli “stiliti”), nell’oscurità di una grotta (come alcune donne di cui la leggendaria Rosalia panormita è simbolo) o di un monastero di clausura dalle mura invalicabili (come Eloisa o la Monaca di Monza). Sino al Concilio Vaticano II (1962 – 1965) il prototipo cattolico della santità esemplare è stata la persona che – professando i “voti” – ha rinunziato alla propria autodeterminazione (obbedienza), alla propria pulsione affettivo-sessuale (castità) e alla gestione dei beni materiali (povertà): il/la  fedele sposato/a non era escluso dalla possibilità di “santificarsi” ma nella misura in cui, pur restando “laico”, si avvicinasse all’ideale della “consacrazione religiosa”.

 

La santa ambizione di Thomas More

In un aureo libretto degli anni Sessanta del secolo scorso il giovane Hans Küng contribuì alla radicale revisione di questa impostazione medievale evidenziando come personaggi quali Tommaso Moro avevano raggiunto livelli elevati di testimonianza evangelica pur vivendo un’esistenza per così dire ‘opposta’ rispetto a monaci e frati: occupando una poltrona apicale nell’organizzazione politica del tempo (Gran Cancelliere); mettendo su una famiglia in cui alle figlie venivano offerte le stesse possibilità di istruzione dei maschi; amministrando un patrimonio di terreni e aziende ereditato e ampliato con saggezza. Ma le minacce di Enrico VIII diedero al suddito inglese la possibilità di dimostrare che egli possedeva tanti generi di ricchezze senza esserne posseduto[1]. Potremmo dire che ha dato prova di essere non ‘poco’ ma ‘molto’ ambizioso: ha aspirato a ciò che il “mondo” può offrire, ma non si è limitato all’orizzonte materiale. Affrontando un’ingiusta condanna a morte ha dimostrato di ambire a traguardi ulteriori: la libertà di coscienza, la dignità di chi non si piega ai ricatti dei potenti, la superiorità morale (anche agli occhi dei posteri) della vittima inerme sul carnefice armato. In linea con l’epicureismo cristiano del De voluptate di Lorenzo Valla ha dato prova eloquente di non volersi limitare ai piaceri mondani, ma di aspirare anche ai piaceri eterni[2].

 

Una vox media

Allora sarebbe auspicabile che, anche nel linguaggio corrente, il termine ambitio fosse considerato (ad esempio come il latino fortuna) una vox media che di per sé non ha valenza positiva né negativa, ma acquista l’una o l’altra a seconda dell’aggettivo che la qualifica (bona o mala fortuna). Che quel signore o quella ragazza siano ambiziosi dovrebbe significare esclusivamente che ambiscono a un ruolo, desiderano un obiettivo, perseguono un traguardo: l’ambizione andrebbe intesa nell’accezione semantica dispregiativa solo se si trattasse di ruoli, obiettivi, traguardi dannosi a sé o ad altri o fossero ricercati con metodi disonesti o fossero anteposti a ruoli, obiettivi, traguardi più meritevoli. Parafrasando sant’Agostino, l’ambizione dovrebbe essere valutata negativamente solo nei casi in cui si perseguissero mala (cose cattive), mali (da cattivi soggetti), male (in una scala di valori sballata).

 

Un ‘peccato’ poco condannato: il difetto di ambizione

Senza ambizioni si sta immobili, con il rischio di appassire sterilmente. Ci sono mete a cui si ha il diritto di non mirare (la maggior parte degli insegnanti preparati e appassionati non aspirano a diventare dirigenti scolastici); altre che si ha il dovere di perseguire (vincendo la comprensibile tendenza a restare nel proprio orticello, a evitare i conflitti personali e sociali, a rinunziare a contribuire in una direzione o in un’altra al corso della storia). Nell’opinione comune, invece, non è così.

Ammiriamo chi ottiene ambiti ruoli di protagonista in politica o nelle arti o altrove e condanniamo chi vi ambisce presuntuosamente senza averne le doti necessarie: giusto!  Ma non condanniamo – anzi, guardiamo con benevola solidarietà (quando addirittura non ne esaltiamo l’umiltà)  - chi, pur avendo le capacità e le opportunità per impegnarsi, resta rincantucciato nella  sua tana.

Invece nel vangelo il “padrone” redarguisce con decisione il “servo” che, per pavidità, ha seppellito i “talenti” affidatigli invece di “investirli” per farli fruttare (Matteo 25, 14 – 30); Dante ritiene indegni perfino dell’inferno gli “ignavi” incapaci di fare bene ma anche di fare male; ed Edgar Lee Masters, nella sua Spoon River Anthology, fa confessare  al suo personaggio George Gray di aver rinunziato sin dalla nascita a vivere dal momento che “l’ambizione mi chiamò ma io temetti gli imprevisti”. Chi ha agito efficacemente – sino a sacrificare la vita – per rendere meno orribile la vita sulla Terra, come Martin Luther King, non si stancava di ribadire che, più dei malvagi, egli temesse  i “buoni”: è proprio non avendo ambizioni, progetti, ideali che essi – con l’inettitudine degli ebeti che per giunta si ritengono furbi  - contribuiscono al mare di ingiustizie e di sofferenze in cui tutti gli esseri senzienti siamo immersi. La maggior parte degli esseri umani segue il buon senso, evita prudentemente gli eccessi, si conforma ai desideri ragionevoli della normalità statistica. Ma ogni tanto qualche tipo un po’ strambo  infrange  la routine rassicurante: si mette a sognare ad occhi aperti, suscita riprovazione o derisione, insegue mete a cui nessuno aspira. E fa compiere all’umanità qualche  passo in avanti.

                                                                             Augusto Cavadi

 

“Le nuove frontiere della scuola”

2026, n. 70



[1] Cfr. H. Kűng, Libertà nel mondo, Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2014.

[2] Nella monografia Tommaso Moro. Umanista e martire (Jaca Book, Milano 1985) Louis Bouyer cita dichiarazioni attribuite a Moro (cfr. pp. 79 – 81) che lo ricollegherebbero nella vecchia prospettiva medievale del “laico” come creatura “infelice” se confrontato con il fedele che, consacratosi con i voti religiosi, sarebbe più degno della misericordia divina. Il suo amico fraterno Erasmo da Rotterdam spiegherebbe – e in un certo senso giustificherebbe – la decisione di Moro di rinunziare alla vita monastica con una delle sue formule ironiche e calzanti: “preferendo essere un marito casto che un prete dissoluto” (ivi, p. 32). Per intendere correttamente la frase erasmiana bisogna sapere che – differentemente dalla semantizzazione comune – nel vocabolario della teologia morale cattolica la castità è la virtù della pratica temperante della dimensione sessuale e genitale: il che implica l’astinenza totale dai rapporti sessuali e genitali per i consacrati (monaci e monache, frati e suore, preti), ma non per gli sposati (tanto è vero che il ‘casto’ Moro ha contribuito attivamente alla procreazione in pochi anni di matrimonio di tre figlie femmine e un quarto maschietto che “aveva spinto nella tomba con il suo travagliato ingresso in quel mondo” [p. 16] “la fragile e timida” [p. 15] madre).

sabato 28 marzo 2026

CI VEDIAMO A BOMPIETRO (SULLE MADONIE) NEL FINE-SETTIMANA 6-7 GIUGNO 2026?


LA BIBLIOTECA DI LUCIA INCONTRA LA FILOSOFIA-DI-STRADA

Prima e più che una disciplina per specialisti, la filosofia è un modo di “essere- nel – mondo”: una postura interrogativa, dialogica, riflessiva. Così intesa la filosofia impregna di sé l’arte, la teologia, la politica…insomma, la vita.

Bompietro, accogliente paese delle Madonie, ospita dunque una nuova edizione degli ormai tradizionali Festival della filosofia-in-pratica (che negli anni precedenti si sono svolti ad Amandola, Favignana, Castellammare del Golfo, Lercara Friddi, Polizzi Generosa, Gibilrossa, Segesta).

 ***

Sabato 6 giugno 2026

Ore 11,00 – 13,00: accoglienza degli ospiti e sistemazione nei B & B


Presso AUDITORIUM Comunale  (Via Facitelli)

Ore 13,00 – 15,00: pranzo condiviso con ciò che ognuno/a vorrà mettere in tavola

Ore 16,00 – 17,30: L’arte della fuga (conversazione con Giorgio Gagliano)

Ore 18,00 – 19,30: Per una spiritualità “laica” (conversazione con Maurizio Pallante)

 

Presso A’ Kiazza (piazza principale di Locati)

Ore 20,00 – 21,30: cena sociale

 

Presso AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 22,00 – 23,00: concerto musicale (violinista Giorgio Gagliano, voce di Federica Mantero)


Domenica 7 giugno 2026

Presso Parco Comunale ( Piazza Gangi 1)

Ore 9,00 – 10,00: passeggiata filosofica (condotta da Augusto Cavadi)

 

Presso  AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 10,30-  11,30:  Alex Langer tra scelte di pace e conversione ecologica

 (conversazione con Maria D’Asaro)

 

Ore 12,00 – 13,30: Laboratorio di pittura creativa (condotto da Annamaria Pensato)

Presso ristorante  Al Tulipano Rosso  SS290, 32

Ore 13,45- 15,00: pranzo sociale

 

Presso AUDITORIUM Comunale  (via Facitelli)

Ore 15,30 – 16,30: Racconto per immagini (Lorenzo Raspanti)

Ore 16,30 – 18,00: Laboratorio di scrittura creativa (condotto da Giovanna Bongiorno)

 

Presso Torronificio delle Madonie  (Blufi  C.da Tre aree snc )

Ore 18,30  – 19,30: risonanze dell’esperienza nel corso di un the con degustazione di dolci locali e congedo

 

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Per informazioni e prenotazioni: Nuccio Pepe (cell. e w’app: 330 851 492, email nucciopepe@gmail.com)

Per partecipare basta acquistare un pass di euro 5,00 (valido per tutti gli eventi, ma necessario anche se si decide di partecipare ad uno soltanto): i cittadini con residenza attuale a Bompietro possono esonerarsi dall’acquisto del pass e limitarsi a esibire la carta d’identità.

Per la cena di sabato 6: è previsto un menù standard (onnivoro o vegetariano) comprendente tagliere di cibi locali + una bevanda (costo euro 10,00). Obbligatoria la prenotazione presso A' Kiazza (Locati) mediante  cellulare (327 943 0281 ).

Per la sistemazione notturna: 

Su internet ampia offerta di B & B nella zona cui poter rivolgersi per prenotazioni nel caso che si trovi il tutto esaurito presso A' Kiazza (Locati) che farà dei prezzi dedicati citando l’evento. Prenotare chiamando cellulare ( 327 943 0281 ).

Per il pranzo di domenica 7 giugno:

Il menù prevede un primo (adatto anche a vegetariani) e una bevanda al costo di euro 15,00. Prenotazione obbligatoria mediante tel. 377 598 2679. Possibilità di integrare il pasto-standard con richieste alla carta.


 

 

 


                            

martedì 24 marzo 2026

TRE, ANZI QUATTRO, "GRAZIE" DOVEROSI

Il primo grazie a tutti gli elettori e tutte le elettrici che, andando a votare per il referendum (o per il NO o per il SI'), hanno dimostrato che la democrazia repubblicana è malata ma non ancora defunta.

Il secondo grazie a tutti i cittadini e tutte le cittadine che si sono gratuitamente spesi/e (investendo tempo, energie e in qualche caso soldi di tasca propria) per evitare una riforma che, a detta di Nordio che se l'è intestata, sarebbe convenuta ora alla Destra e domani - in caso di cambio di maggioranza - alla Sinistra: insomma, in ogni caso, ai politici di professione di turno al governo del Paese.

Il terzo grazie agli elettori e le elettrici che di solito votano Destra e che in questo caso hanno capito che, se avessero seguito le indicazioni dei partiti oggi in maggioranza al Parlamento, avrebbero compiuto un atto autolesionistico. La Costituzione italiana è stata costruita con il paziente apporto di padri e madri di ogni orientamento ideologico: comunisti, socialisti, liberali, cattolici democratici. Sono gli eredi di queste culture che hanno diritto di cambiarla, non gli epigoni della cultura fascista (e, per giunta, da soli!).

Un quarto e ultimo grazie è strano: un grazie ipotetico per un dono che spero di ricevere in futuro. Che quanti/e hanno lottato perché vincesse il "NO"  capiscano la lezione: nell'epoca del tramonto delle ideologie novecentesche bisogna ripartire da una base chiara, solida, fertile. Bisogna ripartire dalla Costituzione repubblicana che significa difesa della dignità dei lavoratori, promozione fattiva della solidarietà fra i cittadini, ripudio della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, primato del Bene comune sugli interessi privati...Questi sacri principi sono stati attaccati dai governi di Centro-Destra, ma quasi sempre disattesi negli ultimi 50 anni anche dai governi di Centro-Sinistra. I nemici della Costituzione continueranno a tentare di destrutturarla: è il loro mestiere, sono eletti per questo, va dato atto della loro coerenza. Ma chi dice di essere fedele alla Carta costituzionale deve chiedere il voto per difenderla (ha abbastanza appeal per interessare la gente, specie i giovani) e soprattutto essere coerente nell'attuarla almeno quanto i parlamentari di Centro-Destra lo sono nel demolirla. Se ogni volta che è al governo del Paese ha paura di combattere l'evasione fiscale; di pretendere un salario minimo per chi lavora e un reddito minimo per chi non lavora pur essendo disposto a lavorare; di dare la cittadinanza agli immigrati che hanno dimostrato con i fatti di averne diritto; di rifiutare la partecipazione a "missioni umanitarie" per esportare la democrazia occidentale a colpi di bombe; di diminuire le spese militari a favore della sanità e dell'istruzione...perché gli elettori dovrebbero preferire il Centro-Sinistra (incoerente con i propri principi) al Centro-Destra (perfettamente coerente)?

Augusto Cavadi 

23 marzo 2026

(Possibile, ma non certa, primavera della Repubblica italiana)

mercoledì 18 marzo 2026

DOMENICA 22 E LUNEDI' 23 MARZO 2026 SI VOTA PER CONFERMARE O NO LA RIFORMA MELONI-NORDIO

Si sono espresse pubblicamente numerose persone più competenti di me. Ma non voglio sottrarmi alla richiesta pervenutami da più parti di esprimere un parere. Che sintetizzo in 3 punti:

a) non approvo il ricorso frequente al referendum, ma questo non è opzionale: è previsto dalla Costituzione quando è in gioco un cambiamento della medesima. A differenza dei referendum precedenti qui non c'è un minimo (un "quorum"): se vanno a votare solo tre persone, vincono due su uno;

b) sul merito della riforma si possono trovare aspetti positivi e aspetti negativi: la maggior parte dei sostenitori del "NO" sono magistrati, avvocati, professori di diritto stimatissimi, ma anche nel fronte del "SI" ci sono (sia pure in numero considerevolmente minore) persone esperte e oneste;

c) sul metodo della riforma il giudizio non può che essere negativo. La Carta costituzionale è stata concordata dopo la Seconda guerra mondiale dai rappresentanti di tutte le ideologie e di tutti i partiti politici presenti in assemblea: ogni cambiamento che avvenga senza un accordo altrettanto ampio mira evidentemente a scopi di parte, non a migliorare le regole del gioco;

d) sul contesto storico in cui è stata approvata la riforma su cui siamo chiamati a votare (approvandola con un SI' o bocciandola con un NO) non ci sono dubbi: è assolutamente preoccupante. Infatti è stata varata dalla maggioranza di un Parlamento eletto con un sistema più volte dichiarato incostituzionale: prima di "migliorare" l'ordine giudiziario, il Parlamento dovrebbe mettere in regola sé stesso. Perché questa fretta? Perché, se vincesse il "SI'", questo Parlamento potrebbe, con le norme attuative sinora indeterminate, piegare la Magistratura ai suoi ordini e non avere più limiti. (Questa la ragione principale per cui un magistrato non certo di Sinistra come Gratteri ha previsto che tutti i massoni e i mafiosi voteranno per il "SI'", il che ovviamente non significa che tutti quelli che voteranno per il "SI'" saranno o massoni o mafiosi).

In conclusione: se un Governo che toglie finanziamenti alla Sanità, alla Scuola, ai Servizi sociali (perché li dirotta a combattere nel mondo guerre volute da Trump o dall'Unione Europea o da entrambi) propone di investire milioni di euro per moltiplicare gli organismi giudiziari (due Consigli superiori della magistratura al posto di uno + un'Alta corte che attualmente non esiste), in memoria riparativa di Silvio Berlusconi (uno dei politici più volte condannato in via definitiva dalla Magistratura), io - che non sono un esperto di diritto ma neppure uno stupido - voterò "NO" e mi auguro che facciano altrettanto quante più persone.

Augusto Cavadi

PS: Tra i molti, validissimi, interventi analitici per approfondire alcuni passaggi della mia troppo rapida sintesi segnalo questo del mio amico Elio Rindone (che ha integrato con decenni di studi filosofici la sua formazione giuridica giovanile): https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/riforma-della-giustizia-o-attentato-alla-costituzione/

lunedì 16 marzo 2026

LE PROSSIME VACANZE FILOSOFICHE PER NON...FILOSOFI (DI PROFESSIONE)? AD AGOSTO 2026 SULL'APPENNINO EMILIANO

Care e cari, anche quest'anno ci concederemo una settimana di vacanza riflessiva. Siamo oppressi da troppe tragedie e abbiamo bisogno di incontrarci, parlarci, sostenerci a vicenda con un po' anche di allegria. Poiché grazie a Salvo Fricano abbiamo tutto un sito dedicato a queste attività di "filosofia-in-pratica" mi limito a segnalarvi il link dove potrete trovare tutte le informazioni necessarie sia sui temi sia sui relatori sia sulle possibilità di alloggio.

Vi anticipo solo il tema generale ("Solo gli incoscienti possono provare gioia?") e la località: Sestola, nell'Appenino modenese.

Vi aspettiamo, come ormai da decenni, numerosi e motivati: c'è troppa follia in giro sul pianeta per esimersi dal disseminare semi di saggezza.

Questo è il link e, per ogni necessità, non esitate a contattarmi (a.cavadi@libero.it):

https://vacanzefilosofiche.salvofricano.it/



lunedì 2 marzo 2026

SOLO IL SOCIALISMO CI PUO' SALVARE? UNA RECENSIONE DEL VOLUME DI GIORGIO CREMASCHI

Con puntualità più asburgica che euro-africana dal 1 marzo 2026 è on line (ad accesso libero) l'ultimo numero del bimestrale "Dialoghi mediterranei". Oltre a vari contributi interessanti, tra cui 

*  un saggio di Elio Rindone ("Se non si denuncia, si è complici: Vangelo e potere oggi"),

un articolo di Giacomo Vaiarelli  ("Da Lombroso all’autonomia differenziata: il pregiudizio antimeridionale non muore")

* una recensione, a firma di Carmelo Lucchesi, del libro di Andrea Cozzo sui media in tempo di guerra,

vi segnalo una mia recensione del volume di Giorgio Cremaschi, Solo il socialismo ci può salvare, Mimesis, Milano-Udine 2024:   https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/il-socialismo-miti-della-politica-e-verita-della-storia/ .