venerdì 6 luglio 2018

GAETANO CELAURO SUL "PEPPINO IMPASTATO" DI AUGUSTO CAVADI


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10.6.2018

Maria D’Asaro è autrice della sensibile lettera postuma a Peppino Impastato in chiusura del libro di Augusto Cavadi, Peppino Impastato martire civile, DI GIROLAMO (TRAPANI, 2018, EURO 9,90) scritto a quarant’anni dalla sua morte che, solo dopo anni, venne attribuita ai mafiosi.
Contro la la Mafia e contro i mafiosi”, il sottotitolo di copertina, significa come combattere la Mafia sia cosa diversa dal combattere i mafiosi, trovandosi faccia a faccia con persone che hanno una loro estrema pericolosità. Impastato ha insegnato che non bastano le generiche proclamazioni contro il sistema di dominio mafioso ma è importante la capacità di misurarsi di persona sul proprio terreno.

Peppino Impastato aveva la mafia in casa, in quanto il padre era mafioso come pure lo zio Cesare Manzella. Bisogna misurarsi con la mafia nel proprio quartiere, nella scuola, in ufficio, nell’ambiente lavorativo, nelle realtà quotidiane dove lo scontro è impegnativo ma certamente più proficuo. Impastato nel libro di Cavadi è rappresentato come un “martire civile”oltre che leader coinvolgente. Martire va inteso nell’accezione semantico-etimologica di testimone. 
Martire non è necessariamente e solamente da intendersi come colui che versa sangue, ma colui che testimonia un messaggio o una sua convinzione profonda. Si intendono come martiri solamente quelli per motivi religiosi, ma vi sono stati uomini che lo sono al di là del credo religioso. I martiri hanno sacrificato la propria vita ma i frutti del loro martirio dipendono da coloro che seguono le loro tracce. Possono essere financo seppelliti una seconda volta con l’oblio od ancor peggio ponendoli su un altare, allorché li si assimila ad eroi irraggiungibili da parte dell’uomo comune.

In questo libro Augusto Cavadi  espone, appunto, in che cosa si ritiene si possa seguire il percorso di lotta di Peppino Impastato. Una “spiritualità laica” caratterizza il pensiero di Impastato, intesa come:
l’arte di curare la dimensione antropologica….. un arte intessuta di senso critico, gusto della contemplazione del bello naturale e artistico, capacità di ascolto….. com-patia per la condizione degli altri esseri viventi specie se sofferenti per malattia o ingiustizie…. sia il terreno basilare e irrinunziabile da cui soltanto può attingere dignità ogni ulteriore posizione davanti ai bivi decisivi…
In Peppino impastato, si rimane colpiti dalla coincidenza del pubblico con il suo privato. E questo perché era una persona che aveva individuato le dimensioni antropologiche, il gusto della bellezza, la musica, la solidarietà, con gli operai, gli edili, le casalinghe che non avevano acqua. Ed ancora i contadini a cui veniva espropriato il terreno per costruire la terza pista di Punta Raisi. Era invece una persona a tutto tondo che ha cercato di coniugare la formazione interiore e l’impegno sociale. Impastato era una persona che si era realizzata come persona, ma anche come leader, uomo politico, animatore sociale e culturale come si rileva sulla base dei suoi scritti e testimonianze di persone che gli sono stati vicine, che esprimono la ricchezza della sua personalità.
Intorno ai metodi di lotta contro la Mafia, Impastato ha optato per la radicalità anche se nel lungo periodo pare più produttivo di risultati ed efficace il metodo della non violenza che trovò espressione in Sicilia con Danilo Dolci. Lo stile di Falcone e quello simile di Borsellino non era aggressivo, ma non per questo meno radicale e meno efficace. Tra la repressione e l’attacco frontale spesso bisogna considerare che i mafiosi sono le prime vittime di una mentalità sbagliata. Vi sono dei condizionamenti familiari, anche atavici per i quali quello che si chiama bene per i mafiosi, si chiama male. La società civile deve avere con questi soggetti un dialogo incisivo tale da mettere in crisi i loro stessi principi e presupposti culturali.

                                                                             GAETANO CELAURO



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