sabato 31 luglio 2021

VACCINO ANTI-COVID ? UNA TESTIMONIANZA DA CITTADINO E DA FILOSOFO


 PERCHE’  MI SONO VACCINATO 

 E PERCHE’ LO COMUNICO PUBBLICAMENTE

 

La filosofia è stata la passione più forte della mia vita. Ma ognuno coltiva il suo orto con gli attrezzi che ha. Per esempio sono riuscito a capire qualcosa di Platone e di Aristotele, di Kant e di Wittgenstein, ma più in su non sono riuscito ad arrivare: per esempio non ho mai capito cosa avessero scritto davvero Cacciari e Agamben. 

A riprova che non tutto il male viene per nuocere, la pandemia e l’istituzione della “carta verde” hanno impietosito i due illustri colleghi, inducendoli – forse per la prima volta – ad esprimersi in maniera comprensibile perfino da me. Il compiacimento, però, è durato poco: ora che ho sciolto i dubbi su un loro pensiero, sono certo di non essere d’accordo. 

Per la verità non sono i primi – e temo che non saranno gli ultimi – fra gli studiosi di filosofia da me stimati che in questi due anni si sono pronunziati  contro tutti o contro alcuni dei successivi provvedimenti governativi: la quarantena, la mascherina, la vaccinazione, la certificazione verde. 

Devo confessare che queste autorevoli prese di posizione teoriche (è ovvio che siamo in un campo in cui nessuno può sindacare le emozioni, le paure, le idiosincrasie soggettive di altri: contestare le idee è legittimo, anzi doveroso; altrettanto doveroso rispettare la soggettività di chi quelle idee elabora ed esprime) mi hanno scoraggiato al punto da rendermi impossibile contro-argomentare. Ho avuto l’amara impressione di assistere ad una interpretazione del metodo filosofico di tipo puramente logico-deduttivo (in qualche passaggio retorico-dialettico: capovolgo il senso comune per stupire il borghese), senza nessun aggancio ai volti e alle storie effettive delle persone intorno a me.

Ma ci sono silenzi che, prolungati oltre un certo limite, diventano viltà.

Per questo ho deciso di infrangere il mio con una testimonianza da cittadino e da filosofo: pur non ignorando rischi e contro-indicazioni della vaccinazione (non mi risulta che, specialmente agli inizi di ogni cura, ci siano stati vaccini immuni da pericoli) ho chiesto e ottenuto la mia dose di Pfeitzer.

Se fosse stato in gioco solo la mia salute individuale, probabilmente avrei optato per il no, attendendo riscontri statistici più rassicuranti. Ma l’idea che la mia diserzione avrebbe potuto ritardare il progressivo indebolimento del virus e  facilitare la frequenza e la gravità dei contagi ai danni di altri (specialmente soggetti fragili per età, disabilità o patologie pregresse) mi è sembrata moralmente intollerabile e civicamente criminale. 

Mi sono passate in rassegna nella memoria le decine di parenti, amici e conoscenti – di 70, 60 e perfino 50 anni - che in questi due anni sono morti per il covid-19 (e non solo con il covid-19): persone che sono state contagiate come me dal virus ma che, a differenza di me, non sono state curate prontamente e saggiamente (o il cui fisico non ha saputo reagire adeguatamente alle cure).

Mi sono ricordato delle testimonianze dei miei amici e delle mie amiche che lavorano nell’ambito della sanità e che mi hanno raccontato degli sforzi enormi cui si sono sottoposti giorno e notte per tentare di strappare almeno qualcuno dei pazienti alla morte atroce di chi, in totale isolamento, si sente mancare il respiro di ora in ora.

E ho anche approfittato dell’amicizia di una vita con un coetaneo che ha insegnato scienze biologiche all’università di Palermo per decenni, dopo aver trascorso anni di specializzazione su queste tematiche alla Rockfeller University di New York, per chiedergli un parere motivato: mi ha risposto che pochi mesi fa, se gli avessero detto che si sarebbe potuto creare un vaccino contro questa epidemia, avrebbe riso d’incredulità. Ma – con sua sorpresa – ha constatato, esaminando nei dettagli il farmaco,  che la ricerca biologica ha compiuto un miracolo laico: e, cedendo all’evidenza, egli ha chiesto il vaccino per sé e per tutta la numerosa famiglia. 

Considerato l’insieme di questi elementi, la mia conclusione operativa è stata dunque meditata e ragionevole. 

Quanto alle tesi di Cacciari e Agamben ( Lettera di Cacciari e Agamben ) non saprei trovare contro-argomentazioni migliori di quelle sinora esposte da altri illustri colleghi filosofi (di cui tuttavia qualche volta non condivido il tono) e scienziati:

 

·      Risposta di Paolo Flores d'Arcais

·      Risposta di Maurizio Ferraris

·      Risposta di Giovanni Boniolo

·      Risposte di Enrico Bucci, davide D'Alessandro e Donatella Di Cesare

·      un intervento di Marco Revelli anteriore alla lettera di Cacciari e Agamben

un intervento di Teresa Simeone precedente la Lettera di Cacciari e Agamben 

 

Questa nota la dovevo ai miei amici, ma soprattutto alla filosofia: non posso contribuire, per reticenza, alla diffusione dell’opinione che essa sia sempre, ed essenzialmente, contestazione del potere politico (anche quando esercitato da cittadini democraticamente eletti che hanno sinora assunto, sul tema,  decisioni  migliori di altri politici – o di  me  stesso) e spregio sistematico del buon senso dell’uomo della strada (anche quando, pur con gravi errori di comunicazione, supportato dalla stragrande maggioranza degli scienziati). 

 

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

3 commenti:

Unknown ha detto...

Condivido in toto le sagge riflessioni del Professor Cavadi sull'argomento, espresse nel linguaggio e la cultura filosofica che gli sono è propri. Grazie.

Antonella Palazzotto ha detto...

Mi sembra un'ottima riflessione, da condividere, dato che, anche secondo me, la filosofia va intesa in senso pratico, a contatto stretto con la vita di tutti i giorni. Grazie, per avere condiviso in rete queste lucide riflessioni.

Unknown ha detto...

Condivido la pacatezza, i contenuti, la ragionevolezza di Augusto Cavadi.