In un'antologia ritrovata per caso fra le mie carte (Nuovi salmi, a cura di G. Ribaudo e G. Dino, I quaderni del CNTN, Palermo 2012) leggo una composizione di Pierluigi Morosini (1941 - 2008) che non vorrei perdere di vista. Su un registro comunicativo discorsivo, quasi ingenuo, mi pare rilucano sprazzi di verità (che molti illustri teologi di corte, come per altro battaglieri filosofi atei, ignorano) . Archivio dunque nel mio blog queste righe, forse anche a beneficio di qualche lettore/lettrice.
EINSTEIN
Le sere d'estate Einstein e l'Essere Divinoavevano preso l'abitudine di sedersi
in due vecchie sedie a sdraio
sotto il portico della casa di Princeton
guardando i colori e la serena malinconia del tramonto
ascoltando un po' della forte forte leggerezza di Mozart
e scambiando di tanto in tanto qualche parola.
L'Essere Divino un giorno si lamentò
di essere troppo spesso invocato e supplicato per fare miracoli.
"Io non gioco a dadi, - disse -
non voglio interferire con le leggi che ho dato al mondo
e non mi sembra giusto creare confusioni e privilegi.
(...)
Einstein allora gli disse:
"Ti capisco. Anch'io farei lo stesso.
Ma vorrei farti almeno una domanda:
Sai che mai cercherei di sapere da Te
qualcosa sulle leggi del mondo naturale,
neppure su quel maledetto gatto di Schroedinger,
perché è mio dovere e mio orgoglio cercare di chiarirle
senza aiuti di favore.
Ma dimmi qualcosa sulla moralità".
Ma dimmi qualcosa sulla moralità".
"Qui mi cogli un po' impreparato -
disse allora l'Essere Divino -
dando una spinta più forte alla sedia a sdraio.
In verità questo ti posso dire:
che ho voluto per un divino paradosso
che l'uomo si potesse comportare
come se fosse libero di scegliere
e che preferisco coloro che non obbediscono
alle leggi emanate dalle mie varie manifestazioni,
ma solo al comune imperativo di seminare pace,
aiuto reciproco e buona volontà".
Einstein respirò un bagliore rosse arancione del tramonto,
sorrise e alzò il volume
della musica di Mozart.
Pierluigi Morosini
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