mercoledì 2 settembre 2026

VINICIO MORGONI SU DIFESA POPOLARE NON ARMATA E OBIEZIONE PREVENTIVA AL SERVIZIO MILITARE

Tra i nuovi partecipanti alle "Vacanze di filosofia per non filosofi" a Sestola (Modena), dal 18 al 24 agosto 2026, il marchigiano Vinicio Morgoni che è stato particolarmente interessato ad uno dei tanti incontri spontanei "a margine" del programma ufficiale dei seminari in plenaria.

Qui di seguito due articoli in cui Morgoni ha voluto comunicare alcune sue riflessioni in proposito.

Il primo, ospitato su www.pressenza.com/it del 29.8.2026, è intitolato Diplomazia, non armi:

Prima delle ferie ho partecipato a Roma ad un incontro organizzato da un gruppo di impegno sociale di orientamento cattolico su temi sociologici e antropologici attualmente presenti e importanti nella società. Nella discussione ci si è frequentemente fermati sull’argomento della guerra, sull’uso della forza come strumento di composizione di conflitti e sulla mistificazione della realtà come strumento di consolidamento del consenso diffondendo opinioni false.

Pochi giorni fa sono tornato da Sestola, un Comune nell’appennino modenese, dove ho partecipato ad una settimana di incontri filosofici e antropologici - organizzato da un gruppetto di filosofi-in-pratica (cfr. www.vacanzefilosofiche.it) - con la presenza di donne e uomini di vario orientamento ideologico, religioso ed etico.

In entrambi i gruppi si è fatto frequentemente riferimento alle parole di Papa Leone che pone nella pace e solo nella pace la possibilità di uno sviluppo ordinato e felice. Una pace che si raggiunge e si mantiene nel rispetto delle altrui ragioni e nell’uso della diplomazia, evitando – per riprendere una vivace espressione di papa Francesco – di “abbaiare alle porte di Mosca”.

E in Italia?

Se, secondo l’articolo 11 della Costituzione repubblicana, l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo per risolvere i conflitti con gli altri Stati, appare ovvia la necessita di privilegiare il confronto dialettico e non la sfida armata. Quindi non è di poco conto che l’Italia abbia sospeso la leva obbligatoria con legge 226/04 e con Dlgs 662/010, pur se – come ho appreso a Sestola - i Comuni sono obbligati ad inviare al Ministero, a inizio di ogni anno, i nominativi dei giovani che sono in procinto di compiere i 18 anni. Tali nominativi confluiscono in elenchi contenenti tutti i cittadini maschi dai 18 ai 45 anni.

Ho appreso con approvazione, allora, che alcuni movimenti nonviolenti hanno iniziato una campagna nazionale per indurre i Sindaci ad avvisare i giovani che i loro nominativi stanno per essere inviati al Ministero; che, se lo desiderano, possono sin d’ora esprimere simbolicamente l’intenzione di non accettare la leva militare; e che, qualora la sospensione della leva obbligatoria dovesse cessare, avrebbero 15 giorni di tempo dalla ricezione della cartolina con l’avviso di coscrizione, di avvalersi della legge 230/1998 che ha introdotto l’obiezione di coscienza.

In conclusione, nei due incontri a cui ho partecipato, è emersa l’opinione concorde con Papa Leone che solo la pace può consentire di vivere serenamente; solo la diplomazia e il dialogo possono appianare le divergenze; che la legittima difesa non può  giustificare una continuo aumento delle spese per l’armamento come sta avvenendo soprattutto negli  Stati inseriti nell’alleanza Nato.

 ***

Il secondo articolo, ospitato su www.girodivite.it del 2.9.2026, si intitola La leva militare obbligatoria? Sospesa, non abolita:

La leva è sospesa, ma le liste esistono ancora: i nostri giovani lo sanno? Ogni anno i Comuni continuano a formare le liste di leva dei giovani di sesso maschile che compiono diciassette anni. Una procedura prevista dalla legge che apre una domanda: quanto sono informati ragazzi e famiglie?

Durante gli incontri di filosofia e politica sociale, ai quali ho partecipato recentemente a Sestola (cfr. www.vacanzefilosofiche.it), è emerso un argomento che mi ha particolarmente colpito. Nella percezione comune si è convinti che la leva obbligatoria in Italia sia stata abolita. Non è esattamente così.

Le chiamate per lo svolgimento del servizio di leva sono sospese dal 1° gennaio 2005, ma l'ordinamento conserva le disposizioni necessarie per un suo eventuale ripristino nei casi previsti dalla legge. Fin qui, probabilmente, nulla che possa sorprendere particolarmente. C'è però un altro aspetto molto meno conosciuto.

Il Codice dell'ordinamento militare stabilisce che i Comuni continuino a formare e aggiornare le liste di leva e che, all'inizio di ogni anno, venga resa nota ai giovani di sesso maschile che compiono diciassette anni l'iscrizione nella relativa lista ATTRAVERSO LA PUBBLICAZIONE DELLE LISTE NELL’ALBO PRETORIO DEL COMUNE. MA QUANTI LO SANNO ?

Si tratta di un normale adempimento amministrativo previsto dalla normativa vigente. Ma proprio per questo credo sia legittimo porre una domanda molto semplice: quanti dei nostri ragazzi lo sanno? E quanti genitori conoscono realmente il significato di questa procedura? Non pongo la questione per creare allarmismo. Al contrario.

Credo che quando si parla di giovani, di diritti, di doveri e perfino della possibilità — oggi soltanto eventuale — di essere chiamati un giorno a prestare un servizio obbligatorio, la migliore risposta possibile sia una sola: informazione. Informare non significa schierarsi a favore o contro le Forze Armate. Non significa essere favorevoli o contrari alla leva. Significa mettere un cittadino nelle condizioni di conoscere ciò che lo riguarda.

Esiste inoltre nel nostro ordinamento una tradizione giuridica importante relativa all'obiezione di coscienza al servizio militare, riconosciuta come diritto soggettivo del cittadino e oggi ricompresa nella disciplina del Codice dell'ordinamento militare. È un tema che, in una società democratica, merita di essere conosciuto prima ancora di dover essere eventualmente esercitato.

Per questo credo che i Comuni potrebbero svolgere un ruolo prezioso: non limitarsi agli adempimenti previsti dalla legge, LIMITANDOSI A INFORMARE I GIOVANI ATTRAVERSO LA PUBBLICAZIONE DEI LORO NOMI NELL’ALBO PRETORIO, ma utilizzare i propri strumenti di comunicazione — siti istituzionali, servizi anagrafici, canali informativi diretti — per spiegare DIRETTAMENTE ai ragazzi (MASCHI) e alle famiglie che cosa sia una lista di leva, perché continui ad esistere nonostante la sospensione del servizio obbligatorio e quali siano i diritti e i doveri previsti dall'ordinamento in caso di effettiva chiamata alle armi 8ENTRO 15 GIORNI DALLA RICEZIONE DELLA CARTOLINA-PRECETTO). .

Sarebbe un piccolo gesto di trasparenza. Ma sarebbe anche una forma di educazione civica. Perché possiamo avere opinioni molto diverse sulla difesa, sulla leva, sulle guerre che stanno sconvolgendo il mondo e sulle politiche internazionali. Su una cosa, però, dovremmo riuscire ad essere tutti d'accordo: un giovane chiamato domani a compiere una scelta importante deve poter conoscere oggi i propri diritti. Ed è proprio dai nostri territori che questa consapevolezza può cominciare. Mi piacerebbe sapere quanti giovani e quante famiglie conoscevano già questa realtà. E soprattutto mi piacerebbe che su un tema così delicato si aprisse un confronto pubblico, senza slogan e senza contrapposizioni preconcette.

Perché informare un cittadino non significa orientare la sua scelta: significa renderlo libero di compierla.

Vinicio Morgoni

Coordinatore Regionale Marche

ASSOCIAZIONE NAZIONALE LAVORATORI ANZIANI



* Qui i link ai 2 articoli:

https://www.pressenza.com/it/2026/08/diplomazia-non-armi/

https://www.girodivite.it/La-leva-militare-obbligatoria.html

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