venerdì 31 ottobre 2008

Da venerdì 7 novembre 2008 a domenica 9 nov. a Caserta


Care e cari,
dal pranzo di venerdì 7 novembre al pranzo di domenica 9 sarò a Castel Volturno (Caserta) per partecipare ad un Convegno interregionale sulla scuola nel Meridione.
Qui di seguito il programma dei lavori: mi farebbe piacere poter incontrare chi di voi vive nella zona o è interessato, comunque, a seguire i seminari congressuali.
“Stati Generali delle Scuole del mezzogiorno”
CASTEL VOLTURNO (Caserta) 7 - 9 novembre 2008

Venerdì 7 novembre
Ore 10,30
Saluti del sindaco di Castel Volturno dott. Francesco Nuzzo
Saluti del presidente della Provincia di Caserta on. Sandro de Franciscis
Relazione Introduttiva del presidente della Regione Campania on. Antonio Bassolino
Interventi:
Rappresentante studenti medi del sud
Domenico Pantaleo – segretario nazionale FLC CGIL
Massimo di Menna - segretario nazionale UIL scuola
Francesco Scriva* - segretario nazionale CISL scuola
Cristiana Coppola – vice presidente nazionale Confindustria
Guido Trombetti* – Conferenza dei Rettori
Sofia Toselli – presidente nazionale CIDI

Ore 15,00
Le Regioni del sud per la scuola di qualità: le buone prassi e la rete istituzionale.
Scenari e proposte dal Mezzogiorno al Paese.
Intervengono gli assessori regionali all’istruzione :
Corrado Gabriele – Campania
Antonello Antinoro – Sicilia
Antonio Ausilio - Basilicata
Domenico Cerosimo – Calabria
Domenico Lo Cicero – Puglia

Ore 16,00
Relazioni introduttive per le “Stanze di lavoro” del sabato:
La Costituzione, il Federalismo, l’Istruzione: quali scenari per il Mezzogiorno
Luigi Nicolais - vice presidente Commissione Cultura Camera dei Deputati
Successo Formativo, azione docente nei contesti locali, contrasto alla dispersione scolastica
Marco Rossi Doria – esperto in progettazione per l’inclusione sociale ed educativa
Qualità dell’edilizia scolastica per l’edificio educante
Giorgio Ponti – architetto CISEM
Scuola e cittadinanza. Qualità dei legami sociali e degli strumenti culturali come fondamenti di legalit�
Augusto Cavadi – docente di filosofia a Palermo
La scuola dell’inclusione e la qualità della partecipazione
Raffaele Iosa – ispettore scolastico
Immigrazione, emergenza sociale e diritto alla scuola
Khaled Fouad Allam – docente Università di Trieste e giornalista
Alba Sasso – presidente Adisu regione Puglia

Ore 16,30
Nell’ambito della manifestazione, il Forum Terzo Settore della Campania e della provincia di Caserta presentano il libro :

“L’impero dei casalesi” di Gigi Di Fiore - edizioni Rizzoli

Coordina Pasquale Iorio Forum Caserta

Saluti Francesco Nuzzo Sindaco di Castel Volturno
Imma Fedele Vice Prefetto di Caserta

Interventi Sergio D’Angelo Forum Campania
Raffaele Cantone Magistrato
Corrado Gabriele Assessore Regionale
Interverrà l’autore
Partecipano i presidenti delle associazioni di volontariato e di promozione sociale del comitato promotore:
ACLI – AISLO - ARCI – AUSER – Agrorinasce- Capuanova - Cittadinanzattiva – Comitato Don Diana – Libera – UISP – Lega Coop - Confcooperative - MOVI

Sabato 8 novembre
ore 9,00/13,00 – ore 15,00/19,00

Interverranno:
Mustafà Barghouti* – parlamentare, Palestinian Medical Relief Committee
Laura Boldrini – UNHCR
Vittorio Cogliati Dezza – presidente nazionale Legambiente
Nichi Vendola – presidente Regione Puglia
Raffaele Lombardo – presidente Regione autonoma Sicilia
Filippo Bubbico – presidente Regione Basilicata
Agazio Loiero* – presidente Regione Calabria
Alex Zanotelli* – missionario Comboniano

Stanze di lavoro
La Costituzione, il Federalismo, l’Istruzione: quali scenari per il Mezzogiorno
Diritti costituzionali – prospettive federaliste e governo del territorio – modalità di esercizio delle competenze – standard di costo e qualità dell’offerta formativa.
Con Alessandra Siragusa, Luisa Bossa, Angela Cortese, M.L. Danzi, Emma Colonna, Scuole aperte.
Successo Formativo, azione docente nei contesti locali, contrasto alla dispersione scolastica.
Analisi dei contesti e modalità di rilevazione dei bisogni educativi-formativi del territorio – Anagrafe degli studenti come strumento di orientamento delle politiche scolastiche.
con Marco Rossi Doria, Maria Teresa Siniscalco, padre Fabrizio Valletti*, Vincenzo Sarracino, Scuole aperte.
Qualità dell’edilizia scolastica per l’edificio educante.
Utilizzo dei fondi comunitari per la qualità delle strutture. Programma PEB OCSE -
con Giorgio Ponti, Walter Moro, Ferruccio Ferrigni*, Scuole aperte.
Scuola e cittadinanza. Qualità dei legami sociali e degli strumenti culturali come fondamenti di legalità.
Le scuole come presidi territoriali di legalità - luoghi di partecipazione e di pratica di cittadinanza – le reti territoriali e la programmazione partecipata come progetto di legalità a partire dalla scuole.
con Augusto Cavadi, Domenico Chiesa*, padre Francesco Biondolillo, Ragazzi di Locri, Scuole aperte.

La scuola dell’integrazione e la qualità della partecipazione
I diritti degli alunni con disabilità e il “Progetto di vita” – il sostegno e la rete dei servizi.
con Raffaele Iosa, Toni Nocchetti, Ida Collu*, Tommaso Daniele*, Scuole aperte.
Immigrazione, emergenza sociale e diritto alla scuola
Multiculturalità delle Scuole Aperte in Campania – le classi differenziali – intercultura trasversale - emergenza sociale e diritto alla scuola
con Khaled Fouad Allam, Dario Missaglia*, Isadora Daimmo, Scuole Aperte.

Domenica 9
Ore 10,00
Presentazione, in plenaria, e firma del documento/manifesto delle Regioni del Mezzogiorno sulla Scuola di qualità da parte degli assessori regionali.
Ore 18,00
Piazzale Baia Verde – Castelvolturno
Concerto anticamorra e antirazzista e di solidarietà con Roberto Saviano
Miriam Makeba e Maria Nazionale

Daniele Sepe
Brigada Internazionale
James Senese
Eugenio Bennato
Max Puglia

venerdì 24 ottobre 2008

Considerazioni un po’ contro-corrente sulle agitazioni


“Repubblica - Palermo”
24.10.08

La ribellione studentesca vista in chiave siciliana

Nell’editoriale di domenica 19 Nino Alongi, rafforzando con la passione del politico la sua coscienza di insegnante liceale per decenni impegnato in trincea, ha visto nelle agitazioni del mondo studentesco un segnale di ripresa, di possibile risveglio dal sonno dogmatico in cui il Paese sembra precipitato sotto il tiro incrociato di un centro-destra sempre più arrogante e di un centro-sinistra sempre meno lucido. “È indubbio - egli scrive fra l’altro - che, se il movimento degli studenti e dei professori non si ferma ma resiste e si estende ulteriormente, presto il dibattito dei collettivi e delle assemblee dal piano meramente rivendicativo passerà a quello politico. E sotto accusa non sarà solo un ministro ma l´intera maggioranza di centrodestra. A questo punto, c´è da scommettere, il consenso di cui ha goduto il governo in questo inizio di legislatura muterà in un generale rigetto”.

Ovviamente è facile condividere con Alongi le speranze, ma a patto di distinguere gli auspici soggettivi dalle constatazioni oggettive: i desideri del cuore dalle previsioni razionali.
Chi come me nel ‘68 aveva diciott’anni, di mobilitazioni studentesche ne ha vissute (da alunno prima, da docente dopo) a centinaia negli ultimi quarant’anni: e non può permettersi, né per sé né per altri, ennesime illusioni. Chi sono questi ragazzi che - con grave rinunzia personale - sacrificano giornate di lezioni per sottoporsi alla dura fatica di occupare gli istituti scolastici o di attraversare le strade con qualche cartello in mano e qualche slogan in bocca? Se hanno 18 anni, sono al 50% elettori dei governi che contestano. Se non li hanno ancora votato, li voteranno non appena ne avranno diritto. Proprio come il 50% dei loro professori e dei loro genitori: al momento delle elezioni o vanno al mare o scambiano il proprio voto con qualche promessa di piccolo favoritismo clientelare o votano proprio con convinzione per chi inneggia al mercato senza Stato, alla concorrenza senza regole e al trasferimento di risorse finanziarie dai servizi sociali per tutti alle esenzioni fiscali per pochi. Insomma: votano, del tutto legittimamente, per progetti di restaurazione conservatrice e, quando finalmente si trova un governo minimamente coerente con i propri progetti, urlano per il disappunto. Se una politica progressista, popolare, solidale non riesce a portarla avanti che parzialmente e imperfettamente una maggioranza di centro-sinistra, perché stupirsi che non la voglia realizzare una maggioranza di megaimprenditori, padroncini del Nord Est e nostalgici delle adunate in divisa di ‘piccoli balilla’?
Alongi nota che “si scende in piazza, questa volta, tutti insieme - studenti, professori, genitori - e tutti in difesa della scuola pubblica. Non ci sono, dietro le proteste, condizionamenti ideologici e non ci sono neppure i partiti, ma a spingere è solo una grande indignazione”. Niente strumentalizzazioni, dunque: ma non è che il tramonto delle ideologie si identifica, con questi nuovi ‘contestatori’, con l’eclissi delle idee e il trionfo del qualunquismo politico-culturale?
Alongi sostiene che “i giovani che adesso scendono in piazza non sono quelli che si agitano negli stadi e vandalizzano le città e neppure quelli del sabato sera e dei locali notturni, quelli - per intenderci - che incontra il presidente del Consiglio. I giovani che scendono in piazza, pur tra mille incertezze e mille frustrazioni, sono quelli che vivono il disagio di una società grigia e vuota di valori, temono il futuro ma non sono rassegnati, studiano e lottano. E molti hanno il volto dolente di un Roberto Saviano o di una Sabina Rossa”. A parte il fatto che, purtroppo, se non scendessero in piazza anche i fanatici della domenica e i discotecari del sabato, i cortei studenteschi si assottiglierebbero di molto; a parte il fatto che Sabina Rossa è stata eletta senatrice nel 2006 all’età non proprio giovanile di 44 anni; la questione centrale è un’altra e proprio il caso di Roberto Saviano può esemplificarla. Perché queste generazioni, così sensibili quando si tratta di protestare per danni - veri e talvolta solo presunti - alla loro categoria, di solito vivono fregandosene del bene pubblico? Roberto Saviano ha scritto “Gomorra” (testo su cui, per altro, non sarebbe superfluo aprire una riflessione disincantata) dopo e durante un suo prolungato impegno civile (prestando volontariato culturale, fra l’altro, presso l’Osservatorio della camorra di Amato Lamberti): non come episodio isolato, puntuale. Né si potrà dire che, come è capitato anche alle nostre generazioni, non sia vissuto nella stessa “società grigia e vuota di valori”: i suoi genitori e i suoi professori, esattamente come quelli odierni e come quelli che abbiamo avuto in sorte noi più anziani, non spiccavano certo per impegno sociale e tempra etica. Insomma: non so se ci sia stata mai un’epoca in cui sia stato facile rinunziare ai propri piccoli privilegi e spendersi generosamente - e continuativamente - per una società meno assurda. Molti contestatori del ‘68 e del ‘77 sono adesso ben sistemati alla corte di Berlusconi o nelle varie filiali del suo impero economico-culturale: non so se in questi giorni sta nascendo un vero movimento di ribellione e di resistenza contro il governo che licenzia insegnanti elementari e paga liquidazioni miliardarie ai manager che hanno distrutto “Alitalia”, ma, se così fosse, preferirei non fare previsioni su dove, fra venti anni, ritroveremmo i rivoluzionari di queste settimane.

Augusto Cavadi

I CENTRI SOCIALI A PALERMO


“Centonove”
24.10. 2008

MA PALERMO NON E’ LA TERRA DI NESSUNO

Sabato 11 ottobre è stata una giornata di manifestazioni nazionali anti-governative di cui la stampa ha dato notizia. Per la stessa data il centro sociale autogestito Ex-Karcere all’Albergheria di Palermo aveva organizzato una manifestazione nazionale dei centri sociali omologhi di cui quasi nessuno ha parlato, anche perché - nonostante le aspettative dei promotori e nonostante le loro dichiarazioni sul numero dei partecipanti - ha coinvolto soltanto tre centinaia di giovani.
L’editoriale di Francesco Palazzo sullo scorso numero di “Centonove” ha offerto preziosi elementi di informazione e di riflessione che - forse - meritano d’essere ripresi ed integrati, anche in un’ottica prospettica.
Innanzitutto va notato che, a discapito dei timori della vigilia, il corteo del centro sociale si è svolto senza incidenti e senza danni, né a persone né a cose: ed è una notizia che fa onore sia ai manifestanti che alle forze dell’ordine. A conferma del fatto che in
democrazia cortei, manifestazioni di piazza, occupazioni simboliche sono momenti fisiologici e solo chi manca di una cultura politica elementare - avendo comprato con soldi di origine dubbia le leve del potere politico - può ridicolizzarsi ritenendoli patologici.
Ma, subito dopo, va aggiunto che le questioni alla base dell’iniziativa restano tutte sul tappeto (a Palermo, ma analogamente in tutte le grandi città siciliane) e si aprono diversi scenari.
Per l’amministrazione comunale, e più in generale per l’opinione pubblica benpensante di cui questa giunta è legittima rappresentanza, “passata la festa, gabbato lo santo”: il corteo dei centri sociali è stato solo una minaccia temporanea all’ordine pubblico, fortunatamente sventata, e non resta che prepararsi ad una prossima riedizione, sperabilmente lontana nel tempo. Nella convinzione che in fondo si tratti di fenomeni generazionali e, perciò, in attesa che i contestatori di oggi diventino - con gli anni - i borghesucci moderati di domani.

Diversa, ma non molto, la prospettiva dei protagonisti della protesta. In molti di loro, se non in tutti, agisce una forte ispirazione anarchica. L’anarchia è uno degli ideali più nobili che siano stati prodotti sinora dall’umanità: ma c’è l’anarchia di chi pensa al superamento delle strutture statuali al culmine di un processo di maturazione individuale (sì che la società diventi talmente responsabile e capace di autogoverno da vivere come superfluo l’apparato istituzionale) e c’è l’anarchia volgare di chi vede l’abbattimento delle strutture statuali - anche se democratiche - come obiettivo prioritario rispetto ad un futuro incerto da inventare strada facendo. Quale delle due letture dell’anarchismo prevarrà nei giovani palermitani dell’area ‘autonoma’? Molti slogan della manifestazione di sabato non lasciano sperare il meglio. Sembrerebbe che vomitare odio e rabbia, con generalizzazioni false, costituisca già un fine soddisfacente. Saldare la loro protesta con la protesta degli amici dei due ragazzini vittime della propria imprudenza è stata un’operazione folle. Un prete può lasciarsi scappare, in un momento di commozione, la domanda angosciata del padre di famiglia che, davanti ai cadaveri dei propri figli, si chiede se fosse stato davvero necessario per la polizia inseguirli nottetempo mentre fuggivano contromano per la circonvallazione; ma la risposta lucida, politica, di chi non condivide l’a-legalità di stampo mafioso (di cui proprio quei ragazzini sono stati le ennesime vittime), non può che essere affermativa. Sì, era necessario inseguire due diciassettenni (in fuga perché alla guida di un motorino senza assicurazione, come gli hanno insegnato molti adulti ‘furbi’ del quartiere) per dare un segnale chiaro che Palermo non è ancora la terra di nessuno dove ricchi e poveri, anziani e giovani, possono fare ciò che vogliono. Proprio come è almeno altrettanto necessario che la polizia “insegua” gli autori di reati più gravi, anche se meno clamorosi, come l’abusivismo edilizio o gli imbrogli elettorali o l’evasione fiscale.
Per chi non condivide né la logica conservatrice dell’amministrazione di centrodestra né l’anarchismo paramafioso di chi si scaglia contro quei pezzi di Stato che, con mille deficienze e contraddizioni, provano a salvaguardare i valori democratici della Repubblica, non resta che un terzo scenario: interpretare i momenti di mobilitazione collettiva come un appello. Dunque protestare energicamente quando la polizia si comporta come al G 8 di Genova, ma solidarizzare con essa quando esercita - senza la minima prevaricazione - la propria indispensabile funzione. E, sull’altro versante, provare a dialogare con chi scende in strada in maniera altrettanto civile. E’ uno scenario - forse onirico - che vedrebbe gli intellettuali, i partiti politici, i sindacati, le chiese… in ascolto, attivo e fattivo, di questi ragazzi che, in maniera confusa e con linguaggi spesso errati, pongono un problema reale: gli spazi di agibilità dei giovani nelle città. Può darsi (lo si è visto, ad esempio, a proposito della lotta a fianco dei senza casa) che alcuni si vogliano impiccare alle parole d’ordine dei loro striscioni, chiudendosi nell’estremismo infantile di chi non discute con le istituzioni perché è concentrato nel tentativo disperato di abbatterle. Ma può darsi che altri, se vedono che gli adulti e le forze che si autodefiniscono democratiche, prendono sul serio le loro richieste legittime, possano evolversi da un’ottica di protesta sterile ad un’ottica di proposta progettuale. In ogni caso, una città rispettosa della legalità costituzionale non può continuare a trattare indistintamente i giovani ‘alternativi’ che cercano una sede dove riunirsi, dove fare musica, dove dibattere le loro opinioni politiche (discutibili come le opinioni politiche di qualsiasi altro cittadino) come una spina nel fianco da criminalizzare: deve offrire una risposta concreta, affidando gratuitamente alcuni dei tanti spazi pubblici inutilizzati a qualsiasi associazione ne faccia richiesta, a prescindere dal suo orientamento ideologico, purché si impegni a gestirli nel rispetto delle regole irrinunciabili della convivenza civile.

giovedì 23 ottobre 2008

Sabato 25 ottobre 2008 ore 9,30 - Policlinico di Palermo


Sabato 25 ottobre, alle ore 9.30, si svolgerà un incontro su “Testamento biologico tra etica e diritto”, in cui interverranno Salvatore Amato, filosofo del diritto e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, e Augusto Cavadi, filosofo consulente e teologo laico. L’incontro, che si terrà al Dipartimento di Chirurgia (prof. Di Gesù) del Policlinco Universitario di Palermo (via Liborio Giuffrè 5), fa parte di un ciclo organizzato dal Polo di Ricerca in Bioetica dell’Associazione Thomas International. Partecipazione libera e gratuita.

Dizionario di mafia ed antimafia


“Repubblica - Palermo”
12.10.08

UN DIZIONARIO PER TUTTE LE MAFIE

Mafia è un vocabolo a rischio di inflazione, di banalizzazione. Designa, ogni volta, troppo o troppo poco: e, dunque, raramente consente di leggere dentro il fenomeno che nomina. Allora è meglio tacere? Si farebbe alla mafia un favore enorme, forse il più gradito. La via alternativa è l’analisi: attenta, minuziosa, in progress incessante. Che - data la poliedricità dell’oggetto - non può essere frutto di intelligenze solitarie, per quanto perspicaci. Per questo la giornalista Manuela Mareso e il magistrato Livio Pepino hanno pensato, saggiamente, di chiamare a raccolta un gran numero di studiosi attorno ad una ideale tavola rotonda affinché ciascuno comunicasse il proprio pezzetto di conoscenza.

Il risultato è un mosaico di quasi novanta tessere: tante sono, infatti, le voci del Nuovo dizionario di mafia e antimafia (Edizioni Gruppo Abele, Torino 2008, pp. 603, euro 28,00) compilate da una trentina di collaboratori che sono intervenuti, ovviamente, sulla base delle proprie competenze ed esperienze professionali. Così Vincenzo Consolo ha trattato di “Letteratura e mafia”, Alain Labrousse di “Narcotraffico”, Giuseppe Casarrubea di “Portella della Ginestra”, Gian Carlo Caselli di “Direzione nazionale antimafia”, Tano Grasso di “Antiracket” e di “Testimoni di giustizia”…Poiché mafia non è solo “Cosa nostra” (di cui si è occupato Antonio Ingroia), il lettore ha a disposizione delle schede istruttive anche su “‘Ndrangheta” (Ercole Giap Parini), “Camorra” (Isaia Sales), “Sacra Corona Unita” (Monica Massari) “Cosa nostra americana” (Stefano Becucci) e persino sulla “Yakuza” (Alison Jamieson con la collaborazione di Manuela Flore). Qualche sociologo, come Alessandra Dino, ha avuto il compito di affrontare quelle tematiche che travalicano gli scompartimenti e si trovano all’incrocio di sguardi epistemici multipli: “Famiglia”, “Corleonesi”, “Cupola”, “Terzo livello”, “Guerre di mafia”, “Sacco di Palermo”, “Stragi”, “Trattativa”, “Massoneria”, “Religione”, “Chiesa e mafia”, “Giornalismo e mafia”, “Voto di scambio”… Questi accenni, per quanto incompleti, danno l’idea della consistenza e della qualità del Dizionario. Ma, come è scritto all’ingresso di un museo parigino, il valore oggettivo di un tesoro non basta: esso è nelle mani di chi gli volge uno sguardo distratto oppure se ne appropria con attenzione e serietà. Possiamo solo affermare che adesso insegnanti e giornalisti, magistrati e operatori sociali, politici ed elettori non hanno più alibi: chi non ha avuto il tempo, né la voglia, di immergersi nella biblioteca mafiologica esistente (dove non sempre è facile discernere il grano dalla zavorra e dove, comunque, è raro trovare delle trattazioni sintetiche che non siano superficiali), ha ora la possibilità di afferrare - in poche pagine per ogni argomento - il succo di anni di studio, svolto anche da valenti autori che, per le ragioni più svariate, non hanno contribuito a redigere questo corposo, indispensabile, strumento di lavoro.
Da una nota dell’editore si apprende che sono previste, sino al 2011, quattro edizioni/ristampe. Forse sarà anche grazie a imprese culturali come questa che, in una quinta edizione, si potrà aggiungere - proprio all’inizio - la voce “Agonia della mafia”. Ma questo - più che una previsione scientifica - è l’auspicio coltivato dai cittadini migliori di una terra davvero difficile.

RIQUADRO
Manuela Mareso, per quanto giovane giornalista professionista, è da anni la generosa coordinatrice del mensile “Narcomafie”. Ha contribuito ad un volume sull’etica del giornalismo e ad un progetto di ricerca europeo sul traffico delle droghe del crimine organizzato.
Livio Pepino è un magistrato, membro del Csm, che condirige “Narcomafie” e dirige “Questione giustizia”. Tra i suoi libri, Andreotti, la mafia e i processi e, con Marco Nebiolo, Mafia e potere (entrambi editi dal Gruppo Abele di Torino). Con Giancarlo Caselli ha pubblicato, nel 2005, A un cittadino che non crede nella giustizia.