Un bullo muscoloso di un metro e ottanta entra nel giardino di una casa e strappa la merendina dalle mani di un bambino gracile che la sta assaporando tranquillo su una panchina del parco. Nessuno ha insegnato al bambino come reagire – fermamente, ma senza violenza – ai soprusi: così egli afferra la prima pietra che trova a portata di mano, la scaglia verso il bullo di novanta chili e lo ferisce ad un occhio. L’energumeno allora inizia a picchiare selvaggiamente il bambino, lo vede sanguinare anche: ma non si ferma. Lo vuole morto. Anzi, vuole uccidere anche il padre, la madre, i fratelli del bambino. E’ davvero accecato dall’ira, molto più che dalla pietra.
Se
passo in quel momento urlo al bestione di fermarsi, ma non mi ascolta; chiedo
disperatamente ai vigili urbani poco distanti d’intervenire, ma (paura?
Interessi economici? altro?) non muovono un dito.
Che
faccio?
Se
ho una pistola, sparo all’energumeno (se sono davvero un discepolo della
nonviolenza cercherò di sparargli come fosse mio fratello impazzito, dunque
mirando alle braccia o alle gambe, non direttamente al cuore con odio).
Ma
se sono senza pistola, se è lui armato sino ai denti, se anzi già circondato da
altri criminali della sua banda, che faccio?
Continuo
a urlare di fermarsi aggiungendo parolacce, offese, minacce (inutili) e
ricordandogli che è stato lui a cominciare strappando la merenda al bambino?
Oppure
(dal momento che a me serve prima di tutto bloccarlo, impedirgli di uccidere il
bambino) provo a intervenire come parte terza? Nel mio cuore so che c’è una
sproporzione fra una ferita all’occhio e un assassinio, ma se voglio avere una
minima possibilità di successo non ha senso esordire con un “Ehi, energumeno
criminale! La vuoi smettere di picchiare a morte un bambino solo perché ha
reagito con violenza a un tuo iniziale atto di prepotenza?”.
Piuttosto
gli dirò: “Capisco che avere un occhio sanguinante è doloroso. Forse al tuo
posto perderei anch’io la ragione, l’equilibrio, il senso delle proporzioni. Ma
ti invito a riflettere se così reagendo non stai adottando la logica violenta a
cui supponi di opporti. A riflettere che stai mortificando la tua umanità: che
agli occhi del mondo stai infliggendo a te e alla tua banda di complici uno
stigma che nessun oblio storico cancellerà. Che i compagnetti del bambino, e i
loro familiari, cresceranno nell’odio verso di te e verso i tuoi, cercando ogni
occasione di vendetta. Fermati. Rompi questo circolo diabolico. Fa’ che
possiamo accompagnare te e il bambino in ospedale, curare le vostre ferite
fisiche e lenire la rabbia psichica. Come ha scritto una grande donna, «tra
uccidere ed essere uccisi c’è sempre una terza via: vivere» (Virginia
Woolf)”.
Sarò
convincente? Forse no, ma forse sì. O almeno potrò essere convincente con i
membri della banda criminale che spalleggia la vendetta dell’energumeno.
(Se
volete, rileggete la favoletta sostituendo a “bullo muscoloso” il governo
israeliano e quella parte di popolo che lo supporta; a “bambino gracile” Hamas
e quella parte di popolo palestinese che lo supporta; a “criminali complici del
bullo” gli Stati Uniti d’America e tutti gli Stati del mondo che continuano a
finanziare in vari modi Israele)
Augusto Cavadi
1 commento:
Una favola bellissima che parla della realtà possibile molto più di quanto di essa parlino coloro che, pretendendo di descriverla, la riportano con parole d'odio e rendendo il futuro ancora più orribile del presente. Grazie. 🌹
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