mercoledì 15 aprile 2009

A Zerobranco (28 aprile) e a Bassano del Grappa (29 aprile)


Care amiche e amici del Veneto (e immediati dintorni…),
Vi informo (vedi più sotto ed anche in allegato) di una mia incursione ormai prossima nelle zone controllate da voi.
Chi sa che non sia una buona occasione per riabbracciarsi?
Ovviamente vi sarei grato se passaste la notizia a persone potenzialmente interessate che vivono dalle vostre parti.
Ottime cose.
A.

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Due appuntamenti possibili.
Il primo a Zerobranco (Treviso): martedì 28 aprile, alle 20.45, terrò una conversazione pubblica sul tema “Le disavventure della legalità” (presumibilmente nella sala parrocchiale: comunque il paese è piccolo e la gente…mormora).
Il secondo a Bassano del Grappa (Vicenza): mercoledì 29 aprile, alle 17.30, terrò una discussione pubblica sul tema “E’ possibile credere e pensare?”.
Di questo secondo incontro ho anche una sorta di locandina che incollo qui di seguito.

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L’associazione “Pensieri in gioco” e la Libreria “Palazzo Roberti” organizzano un incontro pubblico sul tema:

E’ possibile credere e pensare?

Introduce e modera Cristina Tura

La discussione sarà avviata da Augusto Cavadi, filosofo consulente, a partire dal suo recente volume “In verità ci disse altro. Oltre i fondamentalismi cristiani” (Falzea Editore, Reggio Calabria 2009).

Mercoledì 29 aprile ore 17,30

Libreria “Palazzo Roberti” via J. Da Ponte 34 Bassano del Grappa.

giovedì 9 aprile 2009

Auguri ‘laici’ per la pasqua ormai imminente


La morte sembra proprio il nulla che ingoia la vita.
Proprio come nel nulla appaiono precipitare - quando muoiono - amori, amicizie, passioni politiche, estasi estetiche, fremiti erotici, intuizioni folgoranti.
Ma ‘forse’ la morte è come la sera che accoglie il sole per restituirlo ancor più luminoso all’alba.
‘Forse’ è come la terra che accoglie il seme in inverno per farlo fiorire e fruttare nella bella stagione.
‘Forse’ è come il mare che accoglie il nostro appello di speranza in una fragile bottiglia per consegnarlo nelle mani di chi può salvarci.
Se sei credente in Cristo, ti auguro per questa pasqua di vivere con gioia questo ‘forse’, senza trasformarlo con iattanza in un ‘certo che sì’.
Se non sei cristiano, ti auguro per questa pasqua di vivere la tua vita di sempre con maggiore intensità, come se questo ‘forse’ fosse davvero un ‘forse’ e non un ‘certo che no’.

Augusto Cavadi

venerdì 3 aprile 2009

Sprechi pubblici e private ruberie


“Repubblica-Palermo”
3.4.2009

SPRECHI PUBBLICI E PRIVATE RUBERIE

Ve lo sarete chiesto, almeno qualche volta, anche voi: perché - in tempo di recessione - si continuano a sperperare risorse economiche pubbliche? Nelle sedi delle istituzioni regionali come negli uffici delle amministrazioni provinciali; nei locali delle quattro università siciliane come nelle scuole di periferia; negli ospedali come nelle caserme, luci accese di giorno e di notte, caloriferi a primavera in stanze con finestre spalancate, computer perennemente in funzione…Uno dei miei sport preferiti, quando in locali pubblici (a cominciare dagli ambienti in cui lavoro) mi capita di passare davanti a stanze deserte o di usare i servizi igienici, è di spegnere gli interruttori elettrici. Ma perché in questa mini-crociata donchisciottesca mi trovo solo, o quasi? Vinto dalla curiosità, mi sono deciso ad avviare un piccolo sondaggio artigianale. L’usciere della circoscrizione comunale, il bidello del liceo e l’infermiere dell’ospedale civico hanno usato - ovviamente senza saperlo - quasi le stesse parole: “Perché dovremmo preoccuparci di risparmiare energia elettrica? Tanto quelli lì più soldi hanno più se ne mangiano”.

Sul momento la risposta mi è sembrata logica: perché uno che guadagna mille euro al mese dovrebbe preoccuparsi di risparmiare denaro pubblico sapendo di favorire così gli stipendi legali e gli introiti illegali di chi ne guadagna cinquemila o anche più? Ma, riflettendoci un po’ più attentamente, ho trovato nel mio ragionamento qualche falla. La più evidente: come posso condannare come ladro un concittadino che attinge dal patrimonio collettivo in maniera o esagerata (gli emolumenti dei consiglieri regionali, ad esempio) o immorale (i compensi ai consulenti-fantasma di vari enti locali, ad esempio) se, nel mio piccolo, anch’io contribuisco al depauperamento dello stesso patrimonio? La mia indignazione è, come sembra, civica o non piuttosto dettata dal risentimento di chi non è in condizione di rubare altrettanto? Anzi, a essere spietatamente sinceri, la differenza - fra chi sottrae denaro alla cassa pubblica per sé e chi contribuisce a sprecarlo senza intascare nulla - c’è: ma non depone a favore della seconda categoria. I primi, infatti, danneggiano gli altri e ci guadagnano; i secondi danneggiano gli altri, non ci guadagnano nulla e anzi danneggiano anche se stessi e i propri figli (per esempio contribuendo all’inquinamento atmosferico e all’incremento del riscaldamento globale). Non sono un tecnico, ma ho l’impressione che centinaia di migliaia di lampadine, condizionatori d’aria invernali ed estivi, computer… accesi anche senza ragione nella nostra isola incidano in maniera significativa nei bilanci finanziari ed ecologici: chiunque, dirigente amministrativo o addetto alle pulizie, non faccia nulla per attenuare questo spreco di risorse, si priva del diritto morale di denunziare le sperequazioni palesi fra chi sta soffrendo davvero in questa fase recessiva e chi sta solo ritoccando alcuni dettagli secondari del proprio stile di vita. E offre, ai responsabili della spesa pubblica, un alibi in più per giustificare i tagli ai servizi sociali e l’incremento delle tasse.
Forse i cittadini di buon senso si meritano un po’ più che la scelta di convivere o con ladri furbi o con sciuponi idioti.

Augusto Cavadi

giovedì 2 aprile 2009

Storie di alti prelati e gangster romani


“Centonove” 27.3.09

MAFIA INTERNATIONAL

Tra i luoghi comuni più resistenti a proposito di mafia c’è senz’altro la convinzione che si tratti di un fenomeno localizzato, limitato ad alcune zone della Sicilia. Invece la mafia - senz’altro radicata nella nostra regione - ha condizionato e condiziona la storia nazionale in misura difficilmente esagerabile. Una riprova documentata di questa ampiezza d’incidenza storica è offerta dall’ultimo libro di Rita Di Giovacchino, “Storie di alti prelati e gangster romani. I misteri della chiesa di sant’Apollinare e il caso Orlandi” (Fazi editore) che nei giorni scorsi è stato presentato e discusso, nell’auditorium Rai di Palermo, dall’autrice, dal giudice Paci, dai giornalisti La Licata e Amadore nonché dallo storico Marino. Il libro indaga su vicende apparentemente lontane dalla Sicilia, soprattutto sulla misteriosa sparizione - avvenuta il 22 giugno 1983 - della giovane cittadina vaticana quindicenne Emanuela Orlandi: una vicenda irrisolta che nel giugno 2008 è stata rilanciata dalle dichiarazioni spontanee di Sabrina Minardi, amante storica di Enrico de Pedis, uno dei capi della famigerata Banda della Magliana. La signora dichiara che Emanuela è stata allora rapita dal boss su ordine del vescovo Marcinkus e, in un secondo tempo, uccisa e gettata in una betoniera. Le autorità giudiziarie stanno verificando, per quanto possibile dopo un quarto di secolo, la fondatezza delle tardive rivelazioni che però gettano una nuova luce su alcuni dati di fatto incontrovertibili: primo fra tutti che De Pedis, morto assassinato, è stato seppellito proprio in quella chiesa di sant’Apollinare a Roma nei cui pressi si sono perse, a suo tempo, le tracce della ragazza scomparsa.

L’ipotesi dell’autrice, giornalista del “Messaggero” dal 1983, è che il rapimento della Orlandi sia stato il primo passo di una strategia (fallita in itinere) di ricatto affinché la Città del Vaticano si rendesse in qualche modo responsabile dei trecento miliardi di dollari che, secondo gli inquirenti, la mafia siciliana aveva affidato a Roberto Calvi per riciclaggio e investimento speculativo ma che, invece, erano affondati nel buco nero del crack del Banco Ambrosiano. Un disastro finanziario che, secondo Masino Buscetta, sarebbe costato a Calvi la vita stessa. Infatti il noto ‘collaboratore di giustizia’ ha raccontato ai giudici che, trovandosi davanti al televisore quando passava la notizia del suicidio del banchiere sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, Tano Badalamenti gli disse: “Ma quale suicidio, a quello lo hanno ammazzato e Calò c’è dentro fino al collo”. Calò - don Pippo Calò - plenipotenziario a Roma, capitale politica e affaristica, dei palermitani e dei corleonesi, attualmente all’ergastolo in quanto riconosciuto colpevole della strage terroristica del 23 dicembre 1984 (bomba sul treno Napoli - Milano): un altro avvertimento della mafia, questa volta diretto ai tanti esponenti dello Stato italiano - onesti o corrotti - che avessero voluto girare pagina dopo una troppo lunga stagione di intrighi, collusioni e complicità.
Magistrati e storici hanno ancora molto da scavare per rintracciare tutte le connessioni sepolte che hanno legato le cosche mafiose, avvinghiate al territorio di domicilio, con organizzazioni criminali lontane e con pezzi deviati delle istituzioni. E, quando l’oscura fase politica che stiamo attraversando lo consentirà, si potrà affrontare la lotta al sistema di potere mafioso con la consapevolezza che non si tratta di una piaga puntiforme ed isolabile, bensì di una cancrena che inquina il tessuto sociale e morale dell’intera nazione. E, tendenzialmente, della stessa Unione Europea.

Augusto Cavadi

domenica 22 marzo 2009

In memoria della zia Peppa, sorella di papà mio


Martedì 8 dicembre 2008
“Repubblica - Palermo”

In memoria di mia zia
Giuseppina Cavadi

Ha trascorso la sua lunga esistenza facendo la spola fra Mezzojuso, il paese di origini greco-albanesi dove è nata, e Palermo. Nel capoluogo è arrivata da ragazza per “far da mamma” ai numerosi fratelli che vi si trasferirono per ragioni di studio e di lavoro; poi, vi è ritornata da sposata, dedicandosi con pari impegno al marito, alla figlia, al genero e alle nipoti. La sua dedizione altruistica l’ha distolta da studi regolari, ma tutti quelli che l’hanno frequentata sono rimasti colpiti dall’intreccio raro di una vivida intelligenza con una straordinaria apertura di cuore. Effetto ed espressione di queste doti è stata la sua capacità di rapportarsi con costanti serenità, saggezza, comunicativa e umorismo. Sino alle ultime ore in ospedale, dove si è spenta a 88 anni, non ha smesso di sdrammatizzare la propria situazione e di interagire cordialmente con gli altri pazienti ricoverati (raccontando soprattutto i segreti della sua prelibata cucina tradizionale).