giovedì 13 novembre 2008

Commento al vangelo di domenica 16 novembre 2008


“Adista” (Agenzia di stampa)
1.11.08
FUORITEMPIO
Omelie
Nella navata in penombra, passi in un punta di piedi. Cercano Cose nascoste ai dotti e ai sapienti, ma vuoto è il Sepolcro del sacro. E là fuori, oltre il sagrato, un venticello leggero soffia sulla vita e dà la parola. Parole di donna, parole di uomo. Parola di Dio.
COMMENTI AL VANGELO DA CHI E’ “SVESTITO”: SENZA PARAMENTI, DOTTRINA E GERARCHIE, MA NON PER QUESTO “SENZA DIO”.

Anno A
XXXIII Domenica del Tempo ordinario
Matteo 25, 14 - 30

Cercate una eloquente teologia del capitalismo? Eccola. Questa parabola, letta con ingenua immediatezza, fonda teoreticamente la logica mercantile più spietata: Dio si manifesta come il “duro” che miete dove non ha seminato. Dunque l’uomo che più fedelmente si sintonizza con questo Dio è colui che sa trafficare nel mondo con spirito d’iniziativa, furbizia e sprezzo del pericolo sì da essere in grado di restituire il doppio del denaro ricevuto in affidamento. E c’è anche lo slogan che sintetizza efficacemente la regola aurea del capitalismo: “A chiunque ha, sarà dato di più ed egli sovrabbonderà; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha” (v. 29).

Ma l’autore di questa pagina si muoveva sul registro dei consigli finanziari? Intendeva abbozzare uno dei manuali per diventare manager perfetto? O egli, rielaborando la parola di Gesù, intendeva usare un caso tratto dall’esperienza quotidiana per stordire il lettore e affibbiargli uno choc tale da mettere in crisi la sua immagine cristallizzata di Dio? Gli esegeti più avvertiti si ritrovano in questa seconda linea interpretativa e sostengono che “la chiave dell’intera parabola è il dialogo fra il servo malvagio e il padrone” (Maggioni), la condanna di quel “timore servile che cerca rifugio e sicurezza contro Dio stesso in una esatta osservanza dei suoi comandamenti” (Dupont). E’ insomma l’appello del Maestro a non fare della moralità, della prudenza e del buon senso - tutte qualità in sé preziose - uno scudo per difendersi dagli sconvolgimenti dell’amore. Perché in questo caso la moralità diventa moralismo, la prudenza scade in viltà e il buon senso degenera in conformismo qualunquistico.
Un poeta americano del secolo scorso ha saputo rappresentare - senza fare nessun riferimento al vangelo e probabilmente senza averne alcuna consapevolezza - in maniera efficace la figura di questo servo che, per paura di perdere l’unico talento, lo seppellisce lasciandolo sterile. In una poesia della raccolta Spoon River Anthology Edgar Lee Masters immagina che un certo George Gray spieghi, dall’oltretomba, il significato dell’incisione tombale che gli hanno dedicato. Un po’ convenzionalmente, i parenti avevano inteso esprimere il destino di George facendo scolpire sul marmo «una nave con la vela piegata in riposo nel porto», come se egli fosse arrivato alla meta dopo aver solcato molti mari. Ma l’interessato non si riconosce nel simbolo: «In verità non ritrae la mia destinazione / ma la mia vita». La sua vela è piegata perché non è stata mai issata, non perché ha finito i suoi viaggi. Per tutta l’esistenza, George ha evitato di concentrarsi su un ideale, di scommettere su qualcosa di compromettente: «L’amore mi venne offerto ed io fuggii dalla sua delusione; / il dolore bussò alla mia porta, ma io avevo paura; / l’ambizione mi chiamò, ma io ero atterrito dai suoi rischi». Solo in ritardo egli si accorge che, non scegliendo, si sceglie di non scegliere; che lo sbaglio più grave è decidere di non rischiare di sbagliare: «Dare significato alla vita può sortire follia, / ma la vita senza significato è la tortura / dell’irrequietezza e del desiderio vago — / è una nave che anela il mare eppur lo teme».
Dolorosa è l’immagine di quei nostri fratelli che a venticinque anni hanno già sperimentato la dolcezza di tutti i vini e l’amaro di tutti gli aceti e si trascinano come zombi in mezzo ai viventi: relitti ambulanti pronti a cadere nelle braccia misericordiose di un padre - o di un Padre - disposti ad accoglierli fra le braccia. Non meno dolorosa, però, l’immagine di quei fratelli, ormai anziani, incartapecoriti dopo una vita senza slanci e senza passioni. Essi pure si trascinano con biancore cadaverico nel caos della vita reale: ma così irrigiditi dalla coscienza di essere puri e incontaminabili che nessun abbraccio potrà mai scioglierli e restituirli al soffio dell’amore.
Augusto Cavadi

Cuffaro e la chiesa cattolica


“Primo piano”
www.cdbitalia.it
28. 2. 2008

Le vicende di Salvatore Cuffaro spiccano non per la loro inedita novità (altri presidenti di giunte regionali siciliane hanno subito in passato pesanti condanne penali) quanto per il genere di reato di cui è stato ritenuto colpevole da un tribunale di primo grado: favoreggiamento di boss mafiosi a cui ha fatto pervenire informazioni riservate su provvedimenti (per esempio intercettazioni ambientali) decisi a loro carico.

Tra le numerose considerazioni circolate in questi giorni drammatici sui giornali e fra la gente, la meno nota riguarda l’aspetto ecclesiale della vicenda, circondata da silenzi tombali che solo voci isolate, pericolosamente isolate, hanno avuto in queste ore il coraggio di infrangere. Cuffaro non è solo un cattolico convinto e praticante, ma un cattolico che ha fatto della sua appartenenza ecclesiale una bandiera da esporre ai quattro venti. Ha chiamato un prete di periferia, generoso quanto ingenuo, a ricevere - in una stanza del Palazzo d’Orleans - i questuanti giornalieri cui distribuire elemosine e piccoli doni. Ha persino ritenuto opportuno supplire alla disattenzione dei vescovi siciliani, assumendo l’iniziativa plateale di consacrare la Sicilia alla Madonna delle lacrime di Siracusa. Ebbene, non è per lo meno strano che nessun esponente autorevole della comunità ecclesiale si sia fatto avanti in questa occasione per chiedergli un gesto di coerenza con gli ideali evangelici da lui strombazzati in tempi opportuni e inopportuni? Sinora si è appreso pubblicamente solo che alcune comunità si sono raccolte in varie chiese della Sicilia per pregare per lui prima della sentenza e che, dopo la sentenza, il parroco di Cuffaro, don Aldo Nuvola, abbia chiesto, a conclusione della celebrazione eucaristica domenicale, la solidarietà a un uomo ingiustamente perseguitato (”come Andreotti”) dalla “casta cattiva dei magistrati”. In senso contrario, solo una comunità cattolica di Ballarò ha avvertito il bisogno di chiedere perdono a Dio e ai concittadini per il pessimo esempio che il confratello Cuffaro ha dato e dà con i suoi reati (se saranno confermati anche in secondo e in terzo grado), con le sue frequentazioni e con il suo stile clientelare (che non hanno bisogno di nessuna conferma essendo da decenni davanti agli occhi di tutti).

Augusto Cavadi

domenica 9 novembre 2008

Filosofi e teologi a caccia del gatto nero


“Repubblica - Palermo”
9.11.08

AA.VV.
Filosofia e teologia
ESI
Pagine 180
Euro 26

Esattamente venti anni fa alcuni studiosi di filosofia hanno fondato una rivista che si concentrasse sulle grandi domande di senso e che, in questa prospettiva, ricercasse - senza arroganza ma neppure con complessi d’inferiorità - il confronto con i teologi di varie confessioni religiose. Una caratteristica originale è che la rivista è preparata, a turno, da una delle cinque redazioni attive presso le università statali di Torino, Venezia, Bologna, Salerno e Palermo. Il numero in distribuzione, (il 2/2008: “Amore della verità“: la passione verso la verità, ma anche in qualche modo la condiscendenza da parte della verità che si manifesta all’uomo) è stato predisposto proprio dalla redazione palermitana e contiene, fra gli altri, contributi di Giuseppe Nicolaci, Leonardo Samonà, Rosaria Caldarone, Giorgio Palumbo e Massimo Naro. Insomma: un tentativo di mostrare che solo ironicamente si può affermare che il filosofo cerca un inesistente gatto nero in una stanza oscura e che l’unica differenza col teologo sarebbe che quest’ultimo arriva, persino, a trovarlo.

venerdì 31 ottobre 2008

Da venerdì 7 novembre 2008 a domenica 9 nov. a Caserta


Care e cari,
dal pranzo di venerdì 7 novembre al pranzo di domenica 9 sarò a Castel Volturno (Caserta) per partecipare ad un Convegno interregionale sulla scuola nel Meridione.
Qui di seguito il programma dei lavori: mi farebbe piacere poter incontrare chi di voi vive nella zona o è interessato, comunque, a seguire i seminari congressuali.
“Stati Generali delle Scuole del mezzogiorno”
CASTEL VOLTURNO (Caserta) 7 - 9 novembre 2008

Venerdì 7 novembre
Ore 10,30
Saluti del sindaco di Castel Volturno dott. Francesco Nuzzo
Saluti del presidente della Provincia di Caserta on. Sandro de Franciscis
Relazione Introduttiva del presidente della Regione Campania on. Antonio Bassolino
Interventi:
Rappresentante studenti medi del sud
Domenico Pantaleo – segretario nazionale FLC CGIL
Massimo di Menna - segretario nazionale UIL scuola
Francesco Scriva* - segretario nazionale CISL scuola
Cristiana Coppola – vice presidente nazionale Confindustria
Guido Trombetti* – Conferenza dei Rettori
Sofia Toselli – presidente nazionale CIDI

Ore 15,00
Le Regioni del sud per la scuola di qualità: le buone prassi e la rete istituzionale.
Scenari e proposte dal Mezzogiorno al Paese.
Intervengono gli assessori regionali all’istruzione :
Corrado Gabriele – Campania
Antonello Antinoro – Sicilia
Antonio Ausilio - Basilicata
Domenico Cerosimo – Calabria
Domenico Lo Cicero – Puglia

Ore 16,00
Relazioni introduttive per le “Stanze di lavoro” del sabato:
La Costituzione, il Federalismo, l’Istruzione: quali scenari per il Mezzogiorno
Luigi Nicolais - vice presidente Commissione Cultura Camera dei Deputati
Successo Formativo, azione docente nei contesti locali, contrasto alla dispersione scolastica
Marco Rossi Doria – esperto in progettazione per l’inclusione sociale ed educativa
Qualità dell’edilizia scolastica per l’edificio educante
Giorgio Ponti – architetto CISEM
Scuola e cittadinanza. Qualità dei legami sociali e degli strumenti culturali come fondamenti di legalit�
Augusto Cavadi – docente di filosofia a Palermo
La scuola dell’inclusione e la qualità della partecipazione
Raffaele Iosa – ispettore scolastico
Immigrazione, emergenza sociale e diritto alla scuola
Khaled Fouad Allam – docente Università di Trieste e giornalista
Alba Sasso – presidente Adisu regione Puglia

Ore 16,30
Nell’ambito della manifestazione, il Forum Terzo Settore della Campania e della provincia di Caserta presentano il libro :

“L’impero dei casalesi” di Gigi Di Fiore - edizioni Rizzoli

Coordina Pasquale Iorio Forum Caserta

Saluti Francesco Nuzzo Sindaco di Castel Volturno
Imma Fedele Vice Prefetto di Caserta

Interventi Sergio D’Angelo Forum Campania
Raffaele Cantone Magistrato
Corrado Gabriele Assessore Regionale
Interverrà l’autore
Partecipano i presidenti delle associazioni di volontariato e di promozione sociale del comitato promotore:
ACLI – AISLO - ARCI – AUSER – Agrorinasce- Capuanova - Cittadinanzattiva – Comitato Don Diana – Libera – UISP – Lega Coop - Confcooperative - MOVI

Sabato 8 novembre
ore 9,00/13,00 – ore 15,00/19,00

Interverranno:
Mustafà Barghouti* – parlamentare, Palestinian Medical Relief Committee
Laura Boldrini – UNHCR
Vittorio Cogliati Dezza – presidente nazionale Legambiente
Nichi Vendola – presidente Regione Puglia
Raffaele Lombardo – presidente Regione autonoma Sicilia
Filippo Bubbico – presidente Regione Basilicata
Agazio Loiero* – presidente Regione Calabria
Alex Zanotelli* – missionario Comboniano

Stanze di lavoro
La Costituzione, il Federalismo, l’Istruzione: quali scenari per il Mezzogiorno
Diritti costituzionali – prospettive federaliste e governo del territorio – modalità di esercizio delle competenze – standard di costo e qualità dell’offerta formativa.
Con Alessandra Siragusa, Luisa Bossa, Angela Cortese, M.L. Danzi, Emma Colonna, Scuole aperte.
Successo Formativo, azione docente nei contesti locali, contrasto alla dispersione scolastica.
Analisi dei contesti e modalità di rilevazione dei bisogni educativi-formativi del territorio – Anagrafe degli studenti come strumento di orientamento delle politiche scolastiche.
con Marco Rossi Doria, Maria Teresa Siniscalco, padre Fabrizio Valletti*, Vincenzo Sarracino, Scuole aperte.
Qualità dell’edilizia scolastica per l’edificio educante.
Utilizzo dei fondi comunitari per la qualità delle strutture. Programma PEB OCSE -
con Giorgio Ponti, Walter Moro, Ferruccio Ferrigni*, Scuole aperte.
Scuola e cittadinanza. Qualità dei legami sociali e degli strumenti culturali come fondamenti di legalità.
Le scuole come presidi territoriali di legalità - luoghi di partecipazione e di pratica di cittadinanza – le reti territoriali e la programmazione partecipata come progetto di legalità a partire dalla scuole.
con Augusto Cavadi, Domenico Chiesa*, padre Francesco Biondolillo, Ragazzi di Locri, Scuole aperte.

La scuola dell’integrazione e la qualità della partecipazione
I diritti degli alunni con disabilità e il “Progetto di vita” – il sostegno e la rete dei servizi.
con Raffaele Iosa, Toni Nocchetti, Ida Collu*, Tommaso Daniele*, Scuole aperte.
Immigrazione, emergenza sociale e diritto alla scuola
Multiculturalità delle Scuole Aperte in Campania – le classi differenziali – intercultura trasversale - emergenza sociale e diritto alla scuola
con Khaled Fouad Allam, Dario Missaglia*, Isadora Daimmo, Scuole Aperte.

Domenica 9
Ore 10,00
Presentazione, in plenaria, e firma del documento/manifesto delle Regioni del Mezzogiorno sulla Scuola di qualità da parte degli assessori regionali.
Ore 18,00
Piazzale Baia Verde – Castelvolturno
Concerto anticamorra e antirazzista e di solidarietà con Roberto Saviano
Miriam Makeba e Maria Nazionale

Daniele Sepe
Brigada Internazionale
James Senese
Eugenio Bennato
Max Puglia

venerdì 24 ottobre 2008

Considerazioni un po’ contro-corrente sulle agitazioni


“Repubblica - Palermo”
24.10.08

La ribellione studentesca vista in chiave siciliana

Nell’editoriale di domenica 19 Nino Alongi, rafforzando con la passione del politico la sua coscienza di insegnante liceale per decenni impegnato in trincea, ha visto nelle agitazioni del mondo studentesco un segnale di ripresa, di possibile risveglio dal sonno dogmatico in cui il Paese sembra precipitato sotto il tiro incrociato di un centro-destra sempre più arrogante e di un centro-sinistra sempre meno lucido. “È indubbio - egli scrive fra l’altro - che, se il movimento degli studenti e dei professori non si ferma ma resiste e si estende ulteriormente, presto il dibattito dei collettivi e delle assemblee dal piano meramente rivendicativo passerà a quello politico. E sotto accusa non sarà solo un ministro ma l´intera maggioranza di centrodestra. A questo punto, c´è da scommettere, il consenso di cui ha goduto il governo in questo inizio di legislatura muterà in un generale rigetto”.

Ovviamente è facile condividere con Alongi le speranze, ma a patto di distinguere gli auspici soggettivi dalle constatazioni oggettive: i desideri del cuore dalle previsioni razionali.
Chi come me nel ‘68 aveva diciott’anni, di mobilitazioni studentesche ne ha vissute (da alunno prima, da docente dopo) a centinaia negli ultimi quarant’anni: e non può permettersi, né per sé né per altri, ennesime illusioni. Chi sono questi ragazzi che - con grave rinunzia personale - sacrificano giornate di lezioni per sottoporsi alla dura fatica di occupare gli istituti scolastici o di attraversare le strade con qualche cartello in mano e qualche slogan in bocca? Se hanno 18 anni, sono al 50% elettori dei governi che contestano. Se non li hanno ancora votato, li voteranno non appena ne avranno diritto. Proprio come il 50% dei loro professori e dei loro genitori: al momento delle elezioni o vanno al mare o scambiano il proprio voto con qualche promessa di piccolo favoritismo clientelare o votano proprio con convinzione per chi inneggia al mercato senza Stato, alla concorrenza senza regole e al trasferimento di risorse finanziarie dai servizi sociali per tutti alle esenzioni fiscali per pochi. Insomma: votano, del tutto legittimamente, per progetti di restaurazione conservatrice e, quando finalmente si trova un governo minimamente coerente con i propri progetti, urlano per il disappunto. Se una politica progressista, popolare, solidale non riesce a portarla avanti che parzialmente e imperfettamente una maggioranza di centro-sinistra, perché stupirsi che non la voglia realizzare una maggioranza di megaimprenditori, padroncini del Nord Est e nostalgici delle adunate in divisa di ‘piccoli balilla’?
Alongi nota che “si scende in piazza, questa volta, tutti insieme - studenti, professori, genitori - e tutti in difesa della scuola pubblica. Non ci sono, dietro le proteste, condizionamenti ideologici e non ci sono neppure i partiti, ma a spingere è solo una grande indignazione”. Niente strumentalizzazioni, dunque: ma non è che il tramonto delle ideologie si identifica, con questi nuovi ‘contestatori’, con l’eclissi delle idee e il trionfo del qualunquismo politico-culturale?
Alongi sostiene che “i giovani che adesso scendono in piazza non sono quelli che si agitano negli stadi e vandalizzano le città e neppure quelli del sabato sera e dei locali notturni, quelli - per intenderci - che incontra il presidente del Consiglio. I giovani che scendono in piazza, pur tra mille incertezze e mille frustrazioni, sono quelli che vivono il disagio di una società grigia e vuota di valori, temono il futuro ma non sono rassegnati, studiano e lottano. E molti hanno il volto dolente di un Roberto Saviano o di una Sabina Rossa”. A parte il fatto che, purtroppo, se non scendessero in piazza anche i fanatici della domenica e i discotecari del sabato, i cortei studenteschi si assottiglierebbero di molto; a parte il fatto che Sabina Rossa è stata eletta senatrice nel 2006 all’età non proprio giovanile di 44 anni; la questione centrale è un’altra e proprio il caso di Roberto Saviano può esemplificarla. Perché queste generazioni, così sensibili quando si tratta di protestare per danni - veri e talvolta solo presunti - alla loro categoria, di solito vivono fregandosene del bene pubblico? Roberto Saviano ha scritto “Gomorra” (testo su cui, per altro, non sarebbe superfluo aprire una riflessione disincantata) dopo e durante un suo prolungato impegno civile (prestando volontariato culturale, fra l’altro, presso l’Osservatorio della camorra di Amato Lamberti): non come episodio isolato, puntuale. Né si potrà dire che, come è capitato anche alle nostre generazioni, non sia vissuto nella stessa “società grigia e vuota di valori”: i suoi genitori e i suoi professori, esattamente come quelli odierni e come quelli che abbiamo avuto in sorte noi più anziani, non spiccavano certo per impegno sociale e tempra etica. Insomma: non so se ci sia stata mai un’epoca in cui sia stato facile rinunziare ai propri piccoli privilegi e spendersi generosamente - e continuativamente - per una società meno assurda. Molti contestatori del ‘68 e del ‘77 sono adesso ben sistemati alla corte di Berlusconi o nelle varie filiali del suo impero economico-culturale: non so se in questi giorni sta nascendo un vero movimento di ribellione e di resistenza contro il governo che licenzia insegnanti elementari e paga liquidazioni miliardarie ai manager che hanno distrutto “Alitalia”, ma, se così fosse, preferirei non fare previsioni su dove, fra venti anni, ritroveremmo i rivoluzionari di queste settimane.

Augusto Cavadi