lunedì 25 gennaio 2010

Ci vediamo in Sicilia orientale (Catania e Augusta)?


Care e cari,
in questo fine settimana presenterò gli ultimi miei due libri in due città della Sicilia orientale e sarei contento di incontrarvi per l’occasione.

***
Comunicato stampa 1

Venerdi 29 gennaio, alle ore 18, presso il Centro della Comunità Evangelica Luterana di Catania (Via Grotte Bianche 7), presentazione del volume di Augusto Cavadi “Chiedete e non vi sarà dato. Per una filosofia pratica dell’amore”, Edizioni Petite Plaisance, Pistoia 2009, euro 15,00. Interverranno Alessandro Esposito e Stefania La Via.

Comunicato stampa 2

Sabato 30 gennaio, alle ore 18. 30, presso la Libreria “Letteraria” di Augusta (v. P. Umberto, 270), presentazione del volume di Augusto Cavadi “Il Dio dei mafiosi”, Edizioni San Paolo, Milano 2009, euro 18,00. Interverranno Davide Miccione e Giuseppe Caramma.

mercoledì 20 gennaio 2010

Le donne nella Bibbia e le donne lettrici della Bibbia


LE DONNE DELLA BIBBIA RACCONTATE IN 22 VOLUMI

“Repubblica” — 16 gennaio 2010 pagina 14 sezione: PALERMO
Come è vista la donna nella Bibbia? E come le donne hanno letto, lungo due millenni, la Bibbia? Le due domande - intrecciate - vengono sempre più spesso formulate da esperti, anche fuori dal circuito degli interessi confessionali. Se le sono poste anche alcune prestigiose esponenti della “Società europea delle donne per la ricerca teologica» (fondata in Svizzera nel 1986) che raccoglie circa seicento studiose di tutto il mondo e, per rispondervi, hanno ideato un’ impresa editoriale titanica: 22 corposi volumi pubblicati contemporaneamente in inglese, tedesco, spagnoloe italiano. Obiettivo: «presentare una storia della ricezione della Bibbia, focalizzata su temi che hanno avuto un rilievo nelle questioni di genere, sulle figure femminili presenti nel testo sacro». Per il comitato internazionale promotore non è stato facile trovare quattro editori (uno per ogni area linguistica) disposti a imbarcarsi nell’ impresa: ed è motivo di soddisfazione apprendere che la sfida per l’ edizione in lingua italiana sia stata raccolta da “Il pozzo di Giacobbe” del trapanese Crispino Di Girolamo. Per i suoi tipi è stato stampato il primo dei 22 volumi progettati (”La Torah”, a cura di Fischer, Navarro Puerto con la collaborazione di Taschl-Erber, 446 pagine, 38 euro) dedicato, come si evince dal titolo, al così detto Pentateuco (dunque ai primi cinque libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuterenomio).

In questi testi si ritrovano pagine che hanno inciso ed incidono nel bene e nel male nell’ immaginario della civiltà occidentale: dalle narrazioni della creazione in Genesi (che hanno condizionato fortemente il modo di intendere la relazione fra maschioe femmina) al ruolo delle donne nelle genealogie, significativo in quanto definisce l’ origine del popolo di Israele in un’ ottica in cui «l’ eredità è trasmessa dal padre al figlio maggiore». Notevole la presenza di dodici donne «nell’ esperienza di liberazione narrata nell’ Esodo e la funzione esercitata da Miriam - unica profetessa presente nella Torah - che, con Mosé ed Aronne, assume la guida dal momento dell’ esodo fino all’ arrivo nella Terra Promessa». Non si tratta di testi agevoli, ma neppure di un pagine esoteriche riservate agli specialisti: quasi tutti i saggi contenuti, infatti, sono leggibili con un po’ di concentrazione da chi possieda una istruzione di livello medio. Con il risultato di poter abbracciare le complicate vicende della lettura della Bibbia dal punto di vista femminile alla luce di differenti approcci disciplinari: teologia, archeologia, filosofia, storia dell’ arte, letteratura, antropologia culturale. In un momento di provincialismo regressivo - in cui alcuni sbraitano per fare dell’ insegnamento della religione a scuola un pretesto di catechizzazione e altri reagiscono proponendo la cancellazione di ogni tematica teologica nella scuole pubbliche - iniziative editoriali come questa possono costituire un’ occasione di rinsavimento. Sono infatti un’ esemplificazione concreta di dell’ approccio a un testo sacro con atteggiamento laico: dunque ugualmente distante dall’ apologetica quanto dall’ aggressività polemica. Come scrivono le responsabili del progetto nell’ introduzione, sino ad oggi la Scrittura «ha segnato non solo la formazione dei rapporti sociali, ma anche la legislazione, la formulazione delle norme morali e le questioni filosofiche di gran parte della cultura occidentale». Più in particolare è stata adoperata come «pretesto per sostenere la repressione o la marginalizzazione delle donne». E’ venuto finalmente il momento di togliere alla «preminenza del genere maschile» ogni «legittimazione biblica»: ma per farlo bisogna, appunto, saper usare gli strumenti scientifici adeguati, per porsi «in modo critico nei confronti della Scrittura e della Tradizione». L’ ignoranza non è stata pre-condizione di nessuna rivoluzione di rilevanza planetaria: la rivoluzione femminista non ha fatto né può fare eccezione. - AUGUSTO CAVADI

domenica 17 gennaio 2010

“Una città” (Forlì) intervista Augusto


E’ uscito il numero 170 di “Una città” di cui riportiamo, di seguito, il sommario.
E’ possibile farsi un’idea della rivista (mensile di interviste e foto, di 48 pagine, senza pubblicità) andando al sito http://www.unacitta.it o richiedendo copia saggio a mailing@unacitta.org.

IL GIORNO DOPO COPENHAGEN… All’indomani della conclusione del Summit sul clima, si è parlato di fallimento e farsa; in realtà ad essere rimasto deluso è solo chi aveva l’irrealistica aspettativa che a salvare il mondo potessero essere i grandi leader; il pericolo che a pagare il prezzo più alto sia in effetti l’Africa perché il tetto dei due gradi globali significa che nel continente nero la temperatura è destinata a crescere di tre gradi e mezzo; l’errore di credere che vivere in modo eco-compatibile comporti sacrifici e rinunce; la convinzione che la vera partita si gioca comunque a livello locale, nel quotidiano e le esperienze dei tanti comuni che stanno sperimentando sistemi di “autarchia energetica”; intervista a Karl-Ludwig Schibel (da pag. 3 a pag. 7).
http://www.unacitta.it/pagineproblemiambiente/Schibel.html

ADDIO CARLA. Ricordiamo Carla Melazzini, scomparsa prematuramente per una grave malattia; era maestra di strada a Napoli, e ha dedicato per tanti anni tutto il suo impegno ad aiutare i ragazzi espulsi dalla scuola dell’obbligo a riprendere un percorso scolastico; la ricordiamo ripubblicando brani di un suo intervento su Una città insieme al ricordo di Olimpia, Valerio e Salvatore, suoi allievi (da pag. 8 a pag. 12).
http://www.unacitta.it/pagineinmemoria/Carla.html

SPAZI PER FAR SOCIETA’. La storia del Villaggio Barona, nato grazie alla lungimiranza di una fondazione benefica e che oggi ospita 80 famiglie, tra cui immigrati che avevano l’unico problema di non trovare casa pur avendo un lavoro, e famiglie numerose che non trovavano alloggi a prezzi accettabili; il patto di aiutarsi e la prassi della “tredicesima” per cui ciascun inquilino, anche i commercianti, si impegna, a fronte di un canone di locazione competitivo, a prestare la propria professionalità agli altri abitanti, pena il pagamento di una tredicesima mensilità; gli accorgimenti architettonici per far stare la gente assieme e la soddisfazione, paradossale, di vedere anche giovani coppie che se ne vanno, a differenza delle case popolari, dove la pura assistenza cronicizza i bisogni; intervista a Gabriele Rabaiotti (da pag. 13 a pag. 16).

FUORI DALLE MURA C’E’ TANTA GENTE. Un’identità sessuale chiara fin dall’infanzia, le prime esperienze, fino alla maturazione del desiderio di un’affettività stabile, di una vita di coppia; l’eterno dilemma del dire o non dire, per non perdere gli affetti; il difficile rapporto con una Chiesa che costringe all’ipocrisia e il sogno di una comunità dove poter accogliere tutti coloro che ancora vivono la conflittualità fra fede e omosessualità; intervista a Mauro Ortelli e Paolo Lombardo (da pag. 17 a pag. 20).

SALUTA PAPA’. Recuperare il rapporto col marito, quando tutto sembrava perduto e ricominciare a fare progetti di vita, e poi l’arrivo, improvviso, di una malattia implacabile che stravolge tutti i piani; il sollievo, grande, di poter trascorrere le ultime fasi della malattia in un luogo, bello, curato, dove i malati, anche se terminali, possono invitare i familiari, persino i bambini, e dormire accanto alla propria moglie; l’importanza di tenere sotto controllo il dolore, ma anche di essere accompagnati alla morte con dignità e serenità; la possibilità, dopo, per i familiari, di incontrare e confrontarsi con persone che hanno vissuto la stessa esperienza per non rimanere soli nel lutto; intervista a Liviana Collodet (da pag. 21 a pag. 23).

IL  LUOGO. Le centrali sono dedicate a Belleville, quartiere parigino cosmopolita e multietnico, dove ebrei e musulmani convivono con cinesi, turchi, africani… (pag. 24-25).

LA NOSTRA CASA. L’incredibile vicenda di un’ebrea israeliana che nell’estate del 67 andò ad aprire alla porta e si trovò di fronte tre palestinesi che desideravano dare un’occhiata alla “loro” casa di Ramla; la decisione di farli entrare e l’inizio di una complessa amicizia; la scelta di fare di quella casa uno spazio comune aperto ai bambini e ai giovani israeliani e palestinesi affinché i due popoli non smettano di incontrarsi e conoscersi; intervista a Dalia Landau (da pag. 26 a pag. 29).

DUE SARTE TOGOLESI. Decidere di partire con un’associazione che mette assieme professionisti “senior” disposti a prestare la propria competenza gratuitamente, per andare con una amica, e poi un’altra, in Togo, ad aiutare due intraprendenti sarte a realizzare l’incredibile idea di fare dei corsi di alfabetizzazione, ma anche di cucito, per le donne africane nel mezzo del mercato della capitale (da pag. 30 a pag. 32).

PRESIDENT OBAMA: INVICTUS? Nella “lettera dall’America”, Gregory Sumner all’indomani dello storico passaggio al Senato della riforma sanitaria di Obama, fa il punto sulle sfide che attendono il giovane presidente, soggetto alle critiche dei suoi detrattori di destra, ma anche di sinistra; la lezione di Nelson Mandela: le scelte epocali comportano una dose di potenziale impopolarità (a pag. 33).

FIGLIO DI DEUS. La verità è che nei Vangeli non c’è scritto da nessuna parte che Gesù abbia detto di essere figlio di Dio e se qualcuno può averlo chiamato così è perché l’espressione “Figlio di Dio” veniva usata comunemente per lodare qualcuno; il resto l’ha fatto una traduzione prima in greco e poi in latino e un concilio in cui, grazie a un imperatore, l’ebbero vinta gli eretici; il bisogno antropologico di superare la delusione per il mancato avvento del Regno di Dio; l’idea fondamentale del cristianesimo, l’amore agapico, che resta; intervista a Augusto Cavadi (da pag. 34 a pag. 39).
http://www.unacitta.it/paginecosedifede/Cavadi.html

DALLA PARTE DEL FIGLIO. Giovanni Impastato ricorda la forza e il coraggio del fratello Peppino, ma anche la figura della madre, una donna straordinaria, che seppe rifiutare un matrimonio combinato in anni in cui in Sicilia era improponibile e che pur non rinnegando il marito scelse di stare dalla parte del figlio; la scelta di realizzare il sogno della madre aprendo quella casa, a “cento passi” da quella di Tano Badalamenti, a tutti; il lavoro con i giovani, fondamentale, perché la cultura mafiosa si radica dentro di noi, ma anche fonte di grande soddisfazione personale (da pag. 40 a pag. 42).

CHE NESSUNO SI SENTA FUORI POSTO. Marianella Sclavi legge e commenta il libro di Antonella Agnoli che a partire dalle biblioteche ci parla dei giovani, delle nuove tecnologie e di come sta cambiando il mondo (a pag. 43).

LA LETTERA DALLA CINA, di Ilaria Maria Sala, è a pag. 45.

LA VISITA è alla tomba di Paolo Borsellino.

APPUNTI DEL MESE. Si parla di suicidi in carcere, che quest’anno sono stati 71, il numero più alto che si ricordi; dell’anniversaio dell’operazione Piombo Fuso a Gaza in cui morirono circa 1400 palestinesi; della Cina che sta rendendo impossibile aprire dei siti ai privati; dell’Aids, che per la prima volta sembra registrare un declino della pandemia; del curioso funzionamento degli ammortizzatori sociali in deroga, per cui degli operai che mai avranno l’occasione di usarla, sono costretti a fare un corso di otto ore di lingua inglese per accedervi; dei gestori telefonici che stanno trasferendo all’estero l’attività dei call center; dei prefissi telefonici del Kosovo e del treno Belgrado-Sarajevo, ripartito questo mese, dopo essere rimasto fermo dalla guerra in Bosnia (da pag. 44 a pag. 47).

QUESTA E’ L’ITALIA: “…le terre d’ogni sorta affrancate, liberate, annesse al patrimonio già considerevole della borghesia; l’appannaggio del povero ereditato dal ricco, ecco le origini recenti della proprietà in Italia, ecco come è stata fatta la fortuna immobiliare della classe dirigente”.

Per il “reprint” dell’ultima, pubblichiamo la quarta parte del testo che Francesco Saverio Merlino scrisse nel 1890 dall’esilio francese.
In copertina, dedicata all’ambiente, i nuovi mulini a vento olandesi.

Nel sito è consultabile gratuitamente (previa iscrizione) anche l’intero archivio di interviste di “Una Città” (2000 circa).
http://www.unacitta.it/intervaccess.asp

venerdì 15 gennaio 2010

Siete già donatori potenziali di midollo osseo?


“Centonove” 8.1.2010
(in edicola ma anche su www.centonove.it)

GIOVANNI E LA SAGGEZZA DEL COLIBRI’

Difficilmente qualcuno è disposto a dichiarare che la sopravvivenza di una bambina di dieci anni o di un anziano di sessantacinque non gli importa per nulla. A parole è difficile; ma, nei fatti, è frequentissimo. Di fronte all’immensità delle tragedie che assediano ogni giorno l’umanità ci assale infatti un senso di impotenza che finisce col paralizzarci del tutto: sì, d’accordo, tutto questo è assurdo, ma io che posso farci?
Un racconto brasiliano può forse aprire uno spiraglio nel buio in cui ci troviamo immersi. Narra di un incendio nella foresta e di un piccolo colibrì che, nel panico generale, corre verso l’oceano a prelevare col beccuccio qualche goccia d’acqua per versarla sugli alberi in fiamme. Va e torna in continuazione, sin quasi allo sfinimento. Un elefante se ne accorge e non può fare a meno di deriderlo: cosa pensi di concludere con questo andirivieni? Ma il colibrì non si lascia scoraggiare: è tutto quello che posso fare e lo faccio. Se anche gli altri facessero lo stesso, salveremmo la foresta.
Confesso che questa favoletta mi sostiene tutte le volte che sono tentato di cedere alla sfiducia, all’inazione. Mi ci appiglio quando rinnovo la donazione del sangue; quando qualche amico accetta di adottare “a distanza” un bambino e il suo villaggio; quando riesco a convincere un conoscente a non cestinare la tessera elettorale e a non lasciare che a decidere la sorte di noi tutti siano i concittadini che svendono il voto per un piatto di minestra (quasi sempre promnessa soltanto)…Ed è a questa favoletta che mi sono aggrappato in questi giorni in cui Giovanni, un giovane amico ventenne di Bassano del Grappa, mi ha spedito un appello dignitosamente accorato. Mi ha spiegato che la sua vita è appesa a un esile filo: trovare, in pochi mesi, qualcuno che sia in grado di donargli un po’ di midollo osseo. Mi ha spiegato che nel mondo solo un altro essere umano ogni 100.000 ha questa possibilità. E che scoprire chi è quest’altro è possibile solo se ognuno di noi cerca (per esempio attraverso il sito www.admo.it) l’indirizzo dell’ospedale più vicino dove, con una semplice analisi del sangue, potrà essere inserito nell’ IBMDR (il Registro nazionale dei donatori di midollo osseo) che ha appena compiuto in Italia i suoi primi vent’anni.

Si tratta di dedicare mezz’ora della propria giornata a un banale prelievo e mettersi in grado di diventare, potenzialmente, il vero e proprio ’salvatore’ di un’altra esistenza. Purtroppo questa possibilità non è aperta a tutti: bisogna avere non meno di 18 anni e non più di 35. Eppure, anche se limitatamente a questa fascia d’età, vi sono solo in Italia milioni di persone che potrebbero regalare a migliaia di ammalati una speranza di sopravvivenza. “Migliaia di ammalati” forse non ci dicono molto; non così se proviamo a immaginarne uno, due, dieci o cinquanta. Con i loro nomi, i loro volti, le loro storie. Io ho in mente Giovanni, la sua voglia di vivere (la notte in cui ho dormito con mia moglie a casa dei suoi genitori era estate e lui ha preferito riposare in giardino, sotto le stelle), la sua curiosità intellettuale (studia filosofia all’università), la sua generosità (è uno scout impegnato in progetti di solidarietà sociale)…Ho in mente la dolcezza degli sguardi di sua madre Carla, di suo padre Pino, di sua sorella Gaia. Chi di voi vuole può conoscerlo direttamente attraverso il suo blog (www.hestia.altervista.org), ma non si tratta di lasciarsi toccare la corda del pietismo individuale. Il caso concreto dev’essere solo l’occasione, il pretesto, per affacciarsi su un mondo di sofferenze più ampio: il trampolino di lancio per una scelta politica, verso un livello più alto di civiltà.
Augusto Cavadi

Ci vediamo sabato 16 a Termini Imerese?