Il blog di Augusto Cavadi, filosofo-in-pratica di Palermo, con i suoi appuntamenti pubblici in Italia e i suoi articoli.
giovedì 14 dicembre 2017
mercoledì 13 dicembre 2017
LE VERTIGINI E LE VORAGINI SECONDO MARCELLO BENFANTE
30.11.17
25 ANNI DOPO LA STRAGE DI CAPACI
Vorago et
vertigo (Il palindromo, Palermo 2017,
pp. 120, euro 10,00), di Marcello Benfante, è un dittico doppiamente prezioso.
Lo è letterariamente (il racconto surreale della prima parte), lo è
storicamente (l’articolo rievocativo della seconda parte).
Il racconto, di sapore calviniano (se non si vuole
scomodare il Borges tanto caro all’autore), scolpisce con efficacia due paure –
che, per la portata esistenziale e simbolica che assumono, potrebbero
qualificarsi come due volti dell’angoscia umana: la paura della voragine (vorago) e della vertigine (vertigo). Il protagonista, infatti, è un
buon samaritano che tenta invano di sollevare, da una voragine del terreno, un
malcapitato precipitatovi: ma questa operazione di solidarietà lo intrappola in
una situazione kafkiana di diffidenze, accuse e persecuzioni anche fisiche che
lo esasperano al punto da cercare la morte dopo aver sperimentato la vertigine
dal cornicione di un sesto piano. Il banale, solitario, signor Morello si
configura come la rappresentazione iconica di tanti siciliani che – per non
aver ceduto alla tentazione di farsi i fatti propri e per essersi preoccupati
dei drammi sociali – assaporano l’amarezza dell’incomprensione e
dell’ingratitudine. Almeno finché la morte – o la prossimità alla morte – non
mutino l’opinione pubblica su di loro: in Sicilia, o forse non solo in Sicilia,
l’eroismo si perdona solo ai defunti.
Il riferimento al contesto isolano non è forzato.
Viene suggerito dal secondo testo ospitato nel piccolo, godibilissimo,
volumetto dove Benfante ricorda di essere stato indotto a scrivere la sua
novella lunga (o romanzo breve ?) proprio dallo spettacolo terrificante della
voragine provocata in autostrada, nei pressi di Capaci, dall’attentato
terroristico mafioso del 23 maggio 1992 ai danni di Giovanni Falcone, di sua
moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta (di cui sopravvisse,
malconcio, uno solo). Il registro linguistico e stilistico muta: da sottilmente
ed efficacemente ironico si fa misurato, compunto. Con grande onestà l’autore
sintetizza l’ultimo quarto di secolo di storia palermitana, con i suoi guizzi
intellettuali e civili e i suoi ripiegamenti verso la normalità più grigia e
meno auspicabile. Dopo le primavere e i rinascimenti, sicuramente enfatizzati
dalla voglia di riscatto e dalle esigenze promozionali dei protagonisti, “la
palude torna a risucchiare la città con inesorabile lentezza. Dopo una fugace
vertigine, Palermo sprofonda di nuovo nella sua irredimibile voragine” (p.
120).
Personalmente
condivido solo in parte la chiusa sconfortata. Conosco molte persone, e alcune
realtà associative, che non hanno gettato la spugna; che, lontane dalla luce
ambigua dei riflettori massmediali, continuano a scavare per piantare, o
rafforzare, radici. La cronaca tende a non occuparsi di chi, in silenziosa
tenacia, opera nella propria sfera di influenza perché l’orribile segmento
finale del XX secolo venga seppellito per sempre, con Provenzano, Riina e i
loro degni – o indegni – epigoni. Ma proprio Marcello Benfante, con la sua
vigile creatività attestata anche da quest’ultima pubblicazione, conferma che
nei cunicoli di Palermo cambiano – in meglio – più cose che nel caos delle vie
sovrastanti.
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com
lunedì 11 dicembre 2017
LAICITA' DELLA SCUOLA STATALE: UN SEGNALE DA PALERMO
"www.nientedipersonale.com"
3.12.2017
POICHE' DIO, SE ESISTE, NON E' CATTOLICO (E NEPPURE MUSULMANO O BUDDHISTA)...
La decisione del dirigente scolastico del “Ragusa Moleti” di Palermo di
far rispettare le norme vigenti sul divieto di realizzare, in aule
scolastiche e in ore di lezioni, momenti di preghiera o di culto di
qualsiasi confessione religiosa ha suscitato aspre polemiche. Che ogni
tanto ci si confronti, anche duramente, su questioni che non siano le
partite di calcio o i protagonisti dell’Isola dei famosi, è di per sé
una notizia confortante. Ancora meglio sarebbe se i termini della
diatriba fossero quelli veri, corretti. In casi analoghi, infatti, si
inventa una contrapposizione fra cattolici (o in genere credenti) e atei
(o per lo meno agnostici): dando per scontato, ovviamente, che i primi
debbano essere a favore delle manifestazioni religiose in spazi pubblici
statali e i secondi contrari. Ma non è così.
Ci sono infatti
insegnanti o genitori - personalmente estranei a qualsiasi dimensione di
fede - che ritengono le pratiche religiose degli utilissimi strumenti di
controllo delle scelte e dei comportamenti di alunni e figliuoli:
“Signora mia, se salta pure quel poco di religione che rimane, dove
andremo a finire con sesso e droga?”. Di contro ci sono insegnanti e
genitori così convintamente credenti da non avere bisogno di esibirlo a
ogni piè sospinto, tanto meno di farlo a costo di imbarazzare eventuali
alunni di altro credo o di nessun credo.
Insomma, la differenza è
tra chi è laico nell’animo (e come tale delicatamente rispettoso della
ricerca esistenziale dei compagni di viaggio, anche e soprattutto se più
giovani) e chi è bigotto (e come tale brandisce le proprie convinzioni,
di qualsiasi segno e di qualsiasi colore, come una clava per azzerare
dubbi e obiezioni).
E’ dunque da filosofo e da insegnante che mi
auguro una composizione civile di vicende simili, ma anche da teologo:
Dio, se esiste, non è cattolico. Egli ha mille volti, proprio perché non
ne ha nessuno. Le varie sapienze tradizionali sono altrettante vie che
avvicinano al Mistero primo e ultimo dell’universo: solo il dialogo e
l’integrazione reciproca potranno portare l’umanità oltre la fase
primitiva delle gelosie e della concorrenza.
www.augustocavadi.com
http://www.nientedipersonale.com/2017/12/03/dio-esiste-non-cattolico-egli-mille-volti-perche-non-ne-nessuno/
sabato 9 dicembre 2017
giovedì 7 dicembre 2017
CI VEDIAMO A RIMINI DALL'8 AL 10 DICEMBRE 2017 ?
Come preannunziatovi a suo tempo, da venerdì 8 a domenica 10 si svolgerà a Rimini il Convegno nazionale delle Comunità di base italiane.
Qui di seguito il programma completo che prevede, tra l'altro, su gradito invito degli organizzatori, un mio intervento dopo la pausa-pranzo di sabato 9 dicembre.
Qui di seguito il programma completo che prevede, tra l'altro, su gradito invito degli organizzatori, un mio intervento dopo la pausa-pranzo di sabato 9 dicembre.
Iscriviti a:
Post (Atom)








