domenica 12 aprile 2020

"LA GOCCIA CHE FA TRABOCCARE IL VASO": UN INSTANT BOOK A CURA DI PAOLO SCQUIZZATO

Sono giorni strani, anche dal punto di vista della fenomenologia religiosa.
Si va dalla strumentalizzazione blasfema del politico istrione, che blatera preghiere in TV,  all’icona del papa barcollante sotto la pioggia nel deserto di piazza san Pietro (che ha suscitato le reazioni più opposte). 
In questo contesto un prete ‘differente’ , don Paolo Scquizzato, ha avuto l’idea di assemblare un istant-book  in cui riportare  le voci di alcuni spiriti inquieti del panorama teologico italiano.
Così ha chiesto a Claudia Fanti, Paolo Farinella, Paola Lazzarini, Antonella Lumini, Alberto Maggi, Gianni Marmorini, Carlo Molari, Gianluigi Nicola, Silvano Nicoletto, Antonietta Potente, Gilberto Squizzato, Ferdinando Sudati, Antonio Thellung, Paolo Zambaldi e – bontà sua – anche a me,  come intendessimo  la preghiera in epoca di Covid-19: cosa possa voler  dire pregare un Dio in un momento buio come questo. Si è formato un mosaico, fatto di piccole tessere, ciascuna con il suo tratto personale, accomunate da una qualità trasversale: la sincerità. Il dire solo quello che veramente si pensa, senza preoccupazioni di ortodossia né di altro genere. 
Il libro, intitolato La goccia che fa traboccare il vaso, è edito dalle edizioni Gabrielli: può essere immediatamente acquistato via internet in formato elettronico e sarà, tra qualche settimana, anche in libreria in formato cartaceo.
Per ulteriori informazioni cliccare qui:

https://www.gabriellieditori.it/shop/spiritualita/paolo-scquizzato-la-goccia-che-fa-traboccare-il-vaso-la-preghiera/

8 commenti:

Maria D'Asaro ha detto...

Intanto, complimenti.

Pietro ha detto...

Grazie a Salvini ho capito l’importanza della preghiera come spazio intimo e privato del mio rapporto con Dio di cui, con le mie critiche, posso stimolare crescita e consapevolezza e al quale, oltre agli aspetti più crudeli della Sua creazione, rimprovero sopratutto, l’inesistenza (questa proprio non mi può calare)

ontologie ha detto...

Che il pregare a voce alta, con testi rigorosamente "canonici e ufficiali", magari in televisione e in coppia, potesse diventare blasfemo e blaterato proprio mi mancava! Una vera perla di fantasia, caro "maestro" Augusto! Buona Pasqua.

Orlando Franceschelli ha detto...

Caro Augusto,
la Gabrielli, probabilmente in ricordo della presentazione di un loro libro fatta anni fa
qui a Roma a "più libri più liberi" mi pare, mi tiene informato sulle sue novità.
Per quanto posso giudicare, questa iniziativa mi sembra veramente opportuna e stai sicuro
che leggerò con vivo interesse le vostre riflessioni.
Intanto un caro saluto a tutti voi,
Orlando

ontologie ha detto...

"..... Forse è giunto il momento di pensare a una forma di retribuzione universale di base che riconosca e dia dignità ai nobili e insostituibili compiti che svolgete ...."
Dopo l'assurdità del reddito di cittadinanza, ci mancava proprio quello universale per tutti, dappertutto, subito e gratis!! Così si dissolve di certo quel minimo o evanescente voglia di lavorare, che "affligge" molti dei "presunti" poveri del mondo. La demagogia non ha limiti e arriva anche in vaticano. Eppure anche il Francesco avrà letto la parabola dei talenti! Mah!!

germano federici ha detto...

Magari esiste anche il talento della carità, che non fa calcoli, perchè "tanto ha amato perché tanto le è stato perdonato".
Il critico "ontologie" non faticherà a trovare il testo evangelico. Forse però non sa che la vera traduzione del detto di Gesù è quella che ho scritto sopra e non quella tradizionale che, ribaltando causa ed effetto, giustifica l'astio ... ontologico.

Maria D'Asaro ha detto...

Anche io ho nutrito molte perplessità sul reddito di cittadinanza. Ho riflettuto su pro e contro di questa misura economico-sociale. Col tempo, ho cambiato idea rispetto alla presa di distanza iniziale. Sono stati i poveri che ho frequentato a farmela cambiare. Conosco alcune persone che avrebbero lavato qualsiasi scala o sarebbero andati a a scaricare cassette al mercato se qualcuno li avesse assunti e avesse dato loro un compenso tale da consentire loro di pagare un affitto, le bollette e sfamare i figli.
La mia – minima, limitata – esperienza personale (nella mia città) è che il reddito di cittadinanza ha consentito ad alcune persone e nuclei familiari di arrivare a fine mese con la pancia piena e l’affitto pagato e una minima serenità esistenziale che non avevano da anni.
Allora ho cominciato a pensare che forse – visti i meccanismi perversi che regolano il mercato del lavoro – è giusto sganciare il reddito minimo di sopravvivenza dal lavoro. Dovremmo considerare le persone che abitano nel mondo come una grande unica famiglia: se una famiglia è composta da papà, mamma, tre figli e una zia anziana, mangiano tutti anche se il reddito è prodotto solo da due componenti della famiglia.
Cosi nel nostro pianeta: siamo circa 7,7 miliardi di persone e, per giustizia creaturale, tutti dovremmo avere accesso alle condizioni minime di sussistenza, visto che nel nostro pianeta ci sono risorse per far vivere circa 10 miliardi di persone. Ogni comunità statale poi dovrebbe “pretendere” giustamente che gli individui adulti diano il proprio contributo lavorativo per il buon funzionamento della società, commisurando anche redditi diversi e aggiuntivi per le diverse mansioni (e qui sogno che un calciatore non sia pagato più di un infermiere e un medico …). Cordiali saluti.

Anonimo ha detto...
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