martedì 9 maggio 2023

PEPPINO IMPASTATO, NEL 45mo DALL'ASSASSINIO, RACCONTATO OGGI A BOLZANO

 

Oggi, 9 maggio, 45.mo anniversario dell'omicidio di Peppino Impastato, incontro i liceali del Liceo Linguistico "Marcelline" di Bolzano per parlare di mafia e antimafia. Il professore che mi ha invitato ha scritto così sul blog della sua scuola:

IL RICORDO DI PEPPINO IMPASTATO AL LICEO LINGUISTICO DELLE MARCELLINE CON AUGUSTO CAVADI /

Era il 9 maggio del 1978 (giorno orribile della storia repubblicana italiana perché fu rinvenuto il cadavere di Aldo Moro in via Cateani a Roma). Il corpo di Peppino Impastato venne trovato, riempito di tritolo, sui binari della ferrovia Palermo-Trapani. Il giovane giornalista era uscito allo scoperto da tempo. Prima aveva rotto con la famiglia perché vi facevano parte alcuni mafiosi del paese di Cinisi, dove viveva. Poi aveva cominciato a denunciare pubblicamente la mafia attraverso le frequenze della radio “Aut Aut”, una radio libera, che aveva messo in piedi con alcuni amici. Si era scagliato contro il capo della mafia di quel territorio, Gaetano Badalamenti, ribattezzato da lui “Tano seduto”. La mafia voleva che si credesse che Impastato stesse preparando un attentato terroristico. Solo la determinazione della madre, Felicia, e del fratello Giovanni, fece emergere la matrice mafiosa dell’omicidio, riconosciuta nel maggio del 1984 dal tribunale di Palermo. Nel maggio del 1992 i giudici decisero l’archiviazione del caso, ma, dieci anni dopo, Badalamenti fu condannato all’ergastolo come mandante. La storia di Peppino è stata ricostruita nel film “I cento passi”

Proprio nel giorno del ricordo della morte di Peppino Impastato (martedì 9 maggio dalle ore 8.50 alle ore 10.30) verrà a tenere una lezione agli studenti della prima e della seconda del Liceo linguistico delle Marcelline di Bolzano, Augusto Cavadi, filosofo e giornalista di Palermo, autore di molti libri che si sono occupati anche di mafia e delle figure che hanno lottato contro la criminalità organizzata come, appunto, quella di Peppino Impastato (“Peppino, martire civile. Contro la mafia e contro i mafiosi” o di Falcone e Borsellino e altri eroi civili (“La mafia spiegata ai turisti”). «Giuseppe Impastato – scrive Cavadi nel suo libro dedicato al giornalista siciliano - ha intuito che il potere mafioso è un sistema di violenza militare che le istituzioni statuali debbono contrastare, ma non soltanto. Mafia, infatti, è anche un codice etico-pedagogico. Peppino ne ha infranto l'ereditarietà spezzando il legame con la famiglia mafiosa paterna. Mafia è anche una mentalità, una prospettiva sul mondo. Egli ha non solo studiato per conto proprio, ma si è fatto promotore d'informazione alternativa. Mafia è anche un'attività economica (parassitaria, non produttiva). Peppino si è schierato, concretamente, contro le speculazioni illegali dalla parte dei contadini e degli operai. Mafia è anche un "soggetto politico" ed egli ha ritenuto opportuno coniugare il lavoro sociale con la presenza nell'amministrazione civica, morendo assassinato da candidato al consiglio comunale della sua città».

Ma maggio è pure il ricordo del terribile attentato al giudice Falcone, avvenuto sull'autostrada nei pressi di Capaci. Una strage che, collegata a quella di luglio dello stesso anno contro il giudice Borsellino, ha cambiato la storia della lotta alla mafia e alle sue connessioni interne e internazionali.

FRANCESCO COMINA (Bolzano)

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