martedì 26 maggio 2026

I GIOVANI DICONO NO ALLA MAFIA: MA POI?

E’ stato confortante partecipare, per l’ennesimo 23 maggio, al corteo verso l’Albero Falcone di via Notarbartolo a Palermo. Intanto perché la signora Maria Falcone ha deciso per la prima volta di non invitare sul palco la solita sfilza di autorità istituzionali fra le quali ogni anno è stato arduo distinguere fra onesti, disonesti e campioni di equilibrismo fra lealtà costituzionale e corruzione sistemica. “Giovanni Falcone è di tutti!” – ha ribadito, scandendo le parole, la sorella del magistrato assassinato. Forse sarebbe stato opportuno aggiungere: “Tranne di quanti se ne vogliono fare scudo per politiche giudiziarie esattamente opposte alle sue”.

Ma ancora più confortante è stato vedere, come accade sempre più raramente negli appuntamenti sul tema, alcune migliaia di giovani che trentaquattro anni fa o non erano nati o erano lattanti. Con amara ironia hanno giocato con gli slogan del caso: “Fuori la mafia dallo Stato!” o, anche, “Fuori lo Stato dalla mafia!”. Tra loro militanti di centri sociali “antagonisti”, ma anche tesserati di partiti presenti in Parlamento e aderenti ad associazioni di matrice cattolica (come drappelli di scout in divisa): sino a quando il dolore e l’indignazione passeranno da una generazione alla successiva ci sarà qualche residua speranza per la tenuta democratica della nostra Repubblica. Eppure queste considerazioni incoraggianti non mi hanno liberato la mente dalle nubi di preoccupazioni che si addensano man mano che la generazione cui appartengo va scomparendo: cosa ne è di questi ragazzi e di queste ragazze fra un anniversario e l’altro? Perché si va rarefacendo la loro partecipazione a momenti di informazione, di studio, di formazione etica e politica? Centri di documentazione e di ricerca, organizzazioni di volontariato culturale, circoli territoriali di sensibilizzazione e di aggiornamento sul fenomeno mafioso vedono sempre meno giovani ai loro incontri: l’attivismo via internet sostituisce davvero l’incontro in carne ed ossa? La mutazione antropologica in atto non va demonizzata (anche perché inarrestabile); ma come non temere che la “memoria sovversiva” (J.B. Metz) si fermi alla protesta, incapace di farsi proposta e progetto?

Già in pochi decenni dalle stragi degli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso si constata la tragedia di una classe dirigente giovane che occupa i vertici delle istituzioni, dichiara (in alcuni casi perfino sinceramente) di essere stata incoraggiata a far politica dall’esempio di tante vittime della criminalità mafiosa, ma moltiplica  provvedimenti legislativi e amministrativi  oggettivamente favorevoli alla corruzione e all’impunità. Tra questi esponenti politici ci saranno certamente farabutti in malafede che sanno per chi lavorano; ma non escluderei che ce ne siano altri – transitati dai videogame agli scranni ministeriali senza passare da una biblioteca – che non sanno quello che fanno.

Augusto Cavadi

Link alla versione originale corredata da foto:

https://www.zerozeronews.it/i-giovani-dicono-no-alla-mafia-ma-poi/


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