sabato 18 agosto 2007

IL TURISMO E LA CIVILTA’ DI UN POPOLO


“Repubblica – Palermo” 18.8.07
L’ILLEGALITA’ QUOTIDIANA CHE SVUOTA GLI HOTEL

Augusto Cavadi

C’è qualcosa di umoristico - ma ancor più di irritante – nel leggere in sequenza le notizie di cronaca cittadina in questo scorcio d’agosto. In prima pagina trovi l’allarme degli albergatori e degli altri imprenditori del turismo per il calo di visitatori sia dal resto del mondo sia, ancor più marcatamente, dalle altre regioni italiane; dalla seconda pagina in poi una serie di trafiletti che, apparentemente, trattano d’altro.

Un distributore di benzina affumicato dall’attentato mafioso della notte precedente; un cocchiere estorce con minacce 400 euro a delle turiste olandesi con cui ne aveva patteggiato 70; un tassista viene beccato dalla polizia in stato di evidente ubriachezza; un operatore culturale in visita per organizzare il prossimo Festival del Mediterraneo si chiede: “Come si può pensare di ricevere le delegazioni del Nord Africa e del Sud Europa in una città che lascia le popolazioni locali e straniere in condizioni di palese contrasto con la Carta dei diritti umani?”; un comitato di centinaia di cittadini chiede che il sindaco disponga, dopo anni di attesa, l’illuminazione di viale Venere; altri l’allacciamento della luce nelle case assegnate dal Comune; altri dichiarano di non poter aprire il portone di casa per la ressa di topi, scarafaggi e zecche; altri ancora segnalano il degrado del porticciolo turistico dell’Acquasanta, preda di sterpaglie e immondizie maleodoranti; un uomo viene scippato della borsa da due giovani in moto al Foro Italico; una signora ferma in auto al semaforo viene derubata dalla borsa giacente sul sedile accanto al suo da un giovane in moto; il primario di un pronto soccorso dichiara sconfortato che con otto posti-letto non si possono soddisfare le richieste dei pazienti; raccolta di rifiuti in tilt perché il 75% dei palermitani non è riuscita a permettersi nessuna vacanza fuori porta; mobili ed elettrodomestici accatastati agli angoli di strade, alcune delle quali centrali; un lettore protesta contro lo stato di abbandono del parco della Zisa, ormai sempre più simile “a un cimitero”; un consigliere comunale denunzia con un comunicato stampa che il giorno di ferragosto Palermo (a differenza delle altre metropoli italiane e della stessa sua tradizione) non offrirà alla gente neppure una occasione culturale o ricreativa rilevante … Per non allargare lo sguardo al di là della cinta cittadina - a cominciare dal caos all’aeroporto per l’assenza dei vigili urbani di Cinisi e dai roghi sulle colline verso Belmonte Mezzagno - perché così non si finirebbe davvero più.
Fatterelli e fattacci - giuro che si trovano sfogliando nello stesso giorno i quotidiani che hanno delle pagine dedicate a Palermo – che, isolatamente, possono trovarsi nelle pagine di cronaca di qualsiasi altra città europea, ma che, difficilmente, si trovano composti in un puzzle così eloquente. Che l’assessore regionale Dore Misuraca annunzi regolamenti e provvedimenti per incrementare la pubblicità turistica è senz’altro una buona notizia: ma se aggiunge che “l’ospitalità dei siciliani è molto apprezzata dai turisti, fa parte del nostro patrimonio, si tratta quindi di non disperderlo ma sostenerlo, divulgarlo e promuoverlo” o non sa cosa dice o vuole fare dell’amara ironia. Se la sentirebbe lui di portare in vacanza moglie e bambini in una città (e, tranne rare eccezioni, in una regione) che - non la stampa straniera in vena di polemiche scandalistiche, ma la stampa locale obbligata dal dovere di cronaca – rappresenta come uno spazio di illegalità sistemica, di strafottenza da parte degli amministratori, di miope incuria da parte degli abitanti? Molti di noi certamente no . Se abbiamo poco tempo e pochi soldi, preferiamo investirli in luoghi – dall’Umbria alla Valle d’Aosta, dalla Grecia al Portogallo - dove i redditi economici possono essere mediamente più alti o più bassi, ma dove si respiri il rispetto di sé. Un popolo che non ha il senso della propria dignità non può essere autenticamente ‘ospitale’ con nessun visitatore occasionale. Un architetto, Louis Kahn, ha scritto una volta: “Una città è un luogo dove un bambino, quando l’attraversa, può vedere qualcosa che gli dirà quello che egli desidererà poi fare per tutta la vita”. Palermo dev’essere pur essa una città perché, da molte generazioni, parla con chiarezza ai suoi bambini, di ogni ceto e rione. Purtroppo ha qualcosa da dire anche ai turisti.

venerdì 10 agosto 2007

PRO E CONTRO LA CONSULENZA FILOSOFICA


“Centonove” 10.8.07
LA FILOSOFIA? CURA L’ANIMA

Annalisa Decarli

Nel volumetto di Alessandro Dal Lago Il business del pensiero (Manifestolibri, Roma 2007) si individuano soprattutto tre aspetti critici della “consulenza filosofica”: costituirebbe una falsa alternativa alle cure psicoterapeutiche; sarebbe sintomo e concausa della spoliticizzazione della società contemporanea; si ridurrebbe, essenzialmente, ad un meschino espediente per raggirare i profani e spillare denaro dalle loro tasche.
Uno degli autori più volte bersagliati è Augusto Cavadi, noto anche per aver introdotto la pratica delle “vacanze filosofiche per…non filosofi” sin dal 1983, organizzando i primi incontri - come racconta lui stesso nel suo Quando ha problemi chi è sano di mente (Rubbettino, 2003) - proprio a partire da un gruppo di siciliani amanti delle montagne alpine. Lo abbiamo incontrato a Fiuggi dove ha parlato delle sue esperienze e gli abbiamo posto alcune domande sull’interpretazione di Dal Lago.

Ritiene anche Lei che dalla lettura dell’uomo sottesa alle pratiche filosofiche emerga un’umanità malata e incapace di affrontare la vita? “La prima accusa di Dal Lago afferma che noi consulenti filosofici contestiamo la medicalizzazione del disagio implicita nella cultura psicoterapeutica, ma per arrivare a conclusioni ancora più allarmanti: l’intera esistenza sarebbe una malattia. Che qualche collega la pensi così, è possibile; certamente non si tratta però di una posizione maggioritaria né, ancor meno, comune. Personalmente sono propenso a vedere nella vita una chance più che una condanna, ma quando sono in dialogo con un singolo o con un gruppo che mi interroga in quanto consulente, so di dover mettere fra parentesi le mie convinzioni: compito del filosofo pratico non è in nessun caso di proporre la propria concezione dell’uomo, ma di prospettare al visitatore alcuni scenari presenti nel panorama filosofico in modo che egli abbia gli elementi per ampliare il proprio punto di vista, riflettere e trarre delle conclusioni personali”.
Più insistente e ribadita la seconda accusa di Dal Lago: la consulenza filosofica incrementa l’ aria di riflusso, derivante dal ripiegamento sull’interiorità, che soffia in giro con il suo imperativo categorico precipuo: “Tutti in azienda durante il giorno e tutti a casa, la sera, a coltivare l’animuccia…. “Anche a questo proposito il sociologo genovese vede un pericolo reale ma non si accorge di essere in buona compagnia con la stragrande maggioranza di noi consulenti filosofici. Basta leggere Ran Lahav o Neri Pollastri per capire che la filosofia in pratica non vede nessuna contrapposizione fra dimensione interiore e impegno politico. Molti condividiamo la convinzione gandhiana che bisogna attuare innanzitutto nella propria vita il cambiamento del mondo che si auspica all’esterno o, parafrasando Hadot, che sono numerosi quelli che si immergono nella preparazione della rivoluzione sociale, ma rarissimi i capaci di rendersi degni della rivoluzione che vogliono preparare”.
A proposito di equità sociale, Dal Lago trova privo di etica il fatto che il filosofare possa essere remunerato. “Se Dal Lago intende mettere in guardia dall’avventurismo di ciarlatani in cerca di facili guadagni, non può che trovarmi consenziente. Ma nella sua insistenza c’è del sospetto. Per lui ogni remunerazione del filosofo che si presta a consulenze sarebbe indegna mercificazione del sapere. E qui sbaglia almeno due volte. Intanto ignora che molti di noi pratichiamo la consulenza o a titolo di volontariato gratuito o in convenzione con strutture pubbliche. Le stesse vacanze filosofiche sono gestite in modo che i partecipanti paghino soltanto le spese di soggiorno, senza alcun profitto per gli organizzatori. Poi - pur trovando ovvio che un sociologo venga remunerato per una ricerca commissionatagli da privati o per i diritti d’autore di un libro contro la consulenza filosofica… - Dal Lago si scandalizza se la laurea in filosofia abiliti all’esercizio di una professione. Di che dovrebbe vivere un filosofo secondo lui? C’è qualcosa di manicheo , o forse di vetero-marxista, in questo disprezzo dell’attribuzione di valore anche economico ad una prestazione intellettuale. Nessuno si sognerebbe di rimproverare un poeta o un pittore quando - pur non avendo il guadagno come scopo principale - riesce a vivere della propria arte”.

martedì 7 agosto 2007

IL SINDACO RISPONDERA’?


“Repubblica – Palermo” 7.8.07
QUATTRO DOMANDE SUL TRAFFICO SENZA REGOLE

Augusto Cavadi

Più volte, negli ultimi anni, ci è capitato di rivolgere da queste colonne ai dirigenti dei vigili urbani di Palermo delle domande precise. Sarà che non è facile seguire proteste e proposte sui numerosi quotidiani cittadini, sarà che dalle nostre parti non appartiene alla cultura civica che le istituzioni si sentano ‘responsabili’ (alla lettera: in dovere di rispondere) nei confronti dell’opinione pubblica, ma insomma non ci è mai pervenuto alcun cenno di riscontro.
Proviamo adesso a cambiare interlocutore per verificare se, rivolgendoci al sindaco, avremo fortuna migliore (facendo attenzione a che il tono degli interrogativi risulti abbastanza rispettoso da evitare di incorrere nella denunzia, da parte degli avvocati dell’amministrazione comunale, per attentato all’immagine della città).

Prima (e più radicale) questione: è vero che l’organico dei vigili urbani prevederebbe 2.000 unità e che solo 1.200 posti sono al momento coperti? Se così fosse, sarebbe molto strano che in un territorio dove si inventano i compiti più fantasiosi per remunerare la gente (dal computo dei tombini alla vigilanza - in difesa da chi ? - nei giardini pubblici), non si riesca a far lavorare i giovani nei ruoli dove ci sarebbe davvero necessità. Senza contare che investire risorse finanziarie per completare il corpo di vigili urbani avrebbe almeno due ritorni immediati: una città meno selvaggia (e dunque più ospitale per i turisti) e maggiori introiti per le casse cittadine (a carico dei trasgressori più incalliti).
Seconda (e meno radicale) questione: è vero che dei 1.200 vigili attualmente in organico, 1.000 sono adibiti a compiti burocratici e solo 200 (o perchè non ’sponsorizzati’ o perché ’sponsorizzati’ di serie B) vengono quotidianamente adibiti a servizi in strada? Spero sinceramente che i dati ufficiosi in mio possesso siano marcatamente imprecisi. Perché, se non lo fossero, la situazione sarebbe davvero incredibile: i duecento vigili (o poco meno: ogni giorno un dieci per cento, come in tutte le categorie, non è al lavoro perché in ferie o ammalato) che, per scelta o per forza, non si imboscano in uffici o in anticamere di palazzo dovrebbero distribuirsi sull’intero territorio metropolitano (e per ventiquattro ore al giorno: dunque in pattuglie ulteriormente assottigliate dalla turnazione) per regolare il traffico, intervenire in caso di incidenti stradali, combattere l’abusivismo edilizio, contrastare le affissioni arbitrarie, controllare l’igiene nei mercati, nei bar e nelle rivendite di alimentari etc. etc…Insomma: dovrebbero - col sole o con la pioggia - dare prova di superpoteri alla Nembo Kid, fra cui una stupefacente ubiquità.
Terza questione (quasi irrilevante rispetto alle precedenti): le corsie preferenziali riservate ai mezzi pubblici (autoambulanze, bus, taxi, forze dell’ordine, auto blue e simili) sono anche a disposizione dei cittadini che mostrano sul parabrezza il cartellino di invalidità? E, in subordine, da quanti anni non si verifica la sussistenza dei motivi originari del rilascio di tale cartellino? Il sospetto che il vecchio zio paralitico o la nonnina col femore fratturato possano esser passati a miglior vita, lasciando in eredità a pimpanti parenti il prezioso pass, mi sorge ogni volta che capita di vedere giovani coppie di fidanzati, allegri e sorridenti, ripescare da qualche angolo dell’auto il cartoncino con la H non appena avvistano – proprio quando stanno entrando in zone chiuse al traffico o stanno posteggiando in zone di divieto - una pattuglia di poliziotti o di carabinieri.
Quarta (ed ultima) questione, anzi questioncella: corrisponde al vero che alcuni dei pochi vigili urbani in servizio effettivo sulla strada hanno il compito di vigilare non solo sull’incolumità del sindaco, ma anche dei suoi familiari (e devono tornare ogni due ore a perlustrare le strade intorno ai due diversi condomini in cui essi sono ospitati)? Se anche questa notizia fosse, per caso, veritiera, non chiederemmo certo di sapere nel merito quali siano i motivi della (eventuale) decisione: ci basterebbe sapere, fidandoci della parola del primo cittadino di Palermo, che dei motivi ‘oggettivi’ (per quanto comprensibilmente riservati) ci siano.

giovedì 2 agosto 2007

UNA SOLA CHIESA?


“Repubblica - Palermo” 2.8.07
Quel grido delle ‘altre’ chiese di Palermo

Augusto Cavadi

La stampa internazionale si è occupata, sia pur marginalmente (in effetti, ci sono problematiche ben più gravi!), di un recente documento della chiesa cattolica che ha suscitato non poco scalpore nel mondo del dialogo interreligioso. Di che si tratta? Bisogna sapere, preliminarmente, che la curia papale è organizzata in dicasteri che corrispondono, un po’, ai ministeri di un governo civile e che vengono denominati - con un termine che nel linguaggio ecclesiale ha anche altri significati - “congregazioni”. La più rilevante di tali congregazioni ha una storia antica e una fama inquietante: Santa Inquisizione, poi diventata Sant’Uffizio, ora Congregazione per la Dottrina della Fede. Il cardinale che fa capo a ciascuno di questi rami del governo universale della chiesa risponde del proprio operato solamente al papa e solo in accordo con lui assume le decisioni ufficiali. Sino al momento di essere eletto papa, per molti anni il Prefetto di questa Congregazione è stato Joseph Ratzinger che ha nominato recentemente, come suo successore, lo statunitense Willialm Levada. Ebbene, uno dei compiti del potente organismo vaticano è di dirimere le questioni teologiche che si vanno via via dibattendo nel corso dei secoli. L’ultimo, in ordine di tempo, di tali pronunziamenti è noto come Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa ed in esso, in sostanza, si ribadisce quanto affermato già nel precedente documento Dominus Iesus del 2000: che la chiesa fondata da Gesù Cristo è rappresentata in maniera esauriente ed esclusiva dall’attuale chiesa cattolica. Ci sono poi delle chiese “vere” ma “incomplete” perché non riconoscono il primato universale del vescovo di Roma (e sono le chiese ortodosse orientali); ci sono infine delle “comunità ecclesiali” che non meritano neppure d’essere chiamate “chiese” (e sono le chiese protestanti ed evangeliche).

Ovviamente queste enunciazioni hanno suscitato reazioni preoccupate sia all’interno della stessa cattolicità (come don Giovanni Cereti, docente di teologia ecumenica a Roma e a Venezia) che nel variegato mondo che affonda le proprie radici nella Riforma luterana del XVI secolo. A Palermo questo mondo è costituito da un arcipelago di comunità che, al di là dei numeri (ristretti, ma in espansione), svolge servizi di alto valore culturale e sociale: basti pensare alla scuola elementare della Noce (frequentata anche da bambini di genitori che, non essendo personalmente credenti, trovano in quel sistema educativo la massima garanzia di laicità pedagogica) e al centro di accoglienza per immigrati (nell’ambito del quale un’associazione, “Il pellegrino della terra”, si dedica in maniera speciale alla cura delle prostitute che intendono uscire dal giro e riacquistare la pienezza della loro libertà). Ebbene, tre di queste chiese palermitane (le due chiese evangeliche di via Spezio e di via Evangelista Di Blasi e la chiesa metodista accorpata a quest’ultima) hanno voluto esprimere, in proprio, “lo sconcerto” per il documento della curia pontificia con un breve, sereno, ma fermo contro-documento destinato al pubblico. Esse si appellano alla testimonianza della Bibbia - in particolare del Nuovo Testamento - per respingere le due accuse principali: di non accettare il “sacerdozio ministeriale” e, conseguentemente, di non celebrare una “vera” eucaristia. Le cronache raccontano di periodi della storia in cui anche il ciabattino e il venditore di ortaggi discutevano animatamente, al mercato, di teologia. Oggi, per fortuna o per sfortuna, ci si accalora per argomenti ben diversi. Tuttavia qualche lettore potrebbe avvertire la curiosità di informarsi, sia pur moderatamente, su queste diatribe e di riprendere in mano qualche studio esegetico autorevole per verificare se veramente è così alieno dal messaggio di Cristo ritenere, come fanno i protestanti, che tra i pastori e i fedeli non ci sia nessuna differenza ‘ontologica’ (dovuta ad un ‘carattere’ sacramentale indelebile) ma solo una differenza (funzionale e transitoria) di ruoli sociali. E se è vero che il Maestro ha promesso la sua presenza spirituale solo quando una comunità si fosse raccolta sotto la presidenza di un prete ‘ordinato’ da un vescovo o non piuttosto ogni volta che due o tre credenti si fossero riuniti, nel suo nome, per rivivere la cena eucaristica.
In ogni caso è importante rilevare come il documento delle tre chiese palermitane non rivendichi nessun monopolio in concorrenza con la chiesa cattolica romana. In esso si esprime la delusione per il “ridimensionamento delle aperture ecumeniche del Concilio che intravediamo nell’affermazione, non certo nuova, che la Chiesa di Cristo sussiste unicamente nella Chiesa Cattolica” nella convinzione, realistica e tollerante, che “ogni chiesa è la chiesa cattolica (universale) e non semplicemente una parte di essa. Ogni chiesa è la chiesa cattolica, ma non nella sua interezza. Ogni chiesa realizza la propria cattolicità quando è in comunione con le altre chiese”.
Il documento evangelico-protestante non accenna ad una questione più radicale posta da recenti ed accreditati studi biblici: da secoli discutiamo di ‘come’ il Messia voleva la chiesa, ma non ’se’ ne volesse una. Siamo proprio sicuri che - convinto dell’imminenza della fine del mondo - il Profeta di Nazareth avesse progettato una struttura ecclesiale di lunga durata (quale poi, in effetti, è stata impostata da Paolo di Tarso)? Si tratta di interrogativi che la comunità scientifica non dovrebbe delegare in toto ai circuiti intra-ecclesiali: evidenti, infatti, se ne configurano le ricadute sul piano del dibattito politico e della convivenza civile, anche in relazione al rapporto fra cristiani (cattolici o protestanti che siano) e cittadini di altra ispirazione religiosa o filosofica.

mercoledì 1 agosto 2007

Vacanze filosofiche per … non filosofi


INVITO

Il sito internet “www.ilgiardinodei pensieri.eu” di Bologna
La rivista “Una Città” di Forlì
Il gruppo editoriale “Il pozzo di Giacobbe”- “Di Girolamo ” di Trapani
organizzano la

X
SETTIMANA FILOSOFICA
PER… NON FILOSOFI

* Per chi:

Destinatari della proposta non sono degli specialisti ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi più gradevoli del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, cogliendo l’occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

* Dove:

Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), altezza 750 metri

* Quando:

Dal 22 al 28 agosto 2007

* Su che tema:

Il bene, il male: una questione sempre aperta

Programma orientativo

Arrivo nel pomeriggio (possibilmente entro le 19) di mercoledì 22 agosto.

Sono previsti due seminari giornalieri, dalle 9.00 alle 10.30 e dalle 18.00 alle 19.30, sui seguenti temi:

• ‘Bene’ e ‘male’ nella prospettiva classica
• La morale ‘autonoma’ dei moderni
• Al di là della morale: la natura umana
• Questioni morali: uno sguardo dal femminile

I seminari - introdotti a turno dai proff. Elio Rindone (Roma), Augusto Cavadi (Palermo), Alberto Giovanni Biuso (Milano), Patrizia Giusti (Bologna) - saranno moderati e coordinati dal prof. Mario Trombino (Bologna).

È prevista un’escursione guidata all’interno del Parco.
Partenza dopo il pranzo di martedì 28 agosto.

Indicazioni bibliografiche

Le “vacanze filosofiche per…non filosofi”, avviate sperimentalmente sin dal 1982, si sono svolte regolarmente dal 1998. Per saperne di più si può leggere il libro di Augusto Cavadi Quando ha problemi chi è sano di mente. Breve introduzione al philosophical counseling (Rubbettino, Soveria Mannelli 2002).
I temi previsti per quest’anno sono stati affrontati, da punti di vista differenti, in precedenti edizioni.
Per quanto riguarda il mondo greco e medievale si consiglia il libro di Elio Rindone Ma è possibile essere felici? Interrogare il passato senza restarne prigionieri (Il pozzo di Giacobbe, Trapani 2003). In merito alla discussione moderna e contemporanea ci si può riferire a due testi di Augusto Cavadi: Ripartire dalle radici. Naufragio della politica ed etiche contemporanee (Cittadella, Assisi 2000) e E, per passione, la filosofia. Breve introduzione alla più inutile di tutte le scienze (Di Girolamo, Trapani 2006). Sulla critica alla morale in quanto tale (antica o moderna che sia) cfr. Alberto G. Biuso, Nomadismo e benedizione. Ciò che cosa bisogna sapere prima di leggere Nietzsche, (Di Girolamo, Trapani 2006). Informazioni sul pensiero filosofico femminile si trovano nell’Atlante della filosofia (Hoepli, Milano 2006) scritto da Maurizio Pancaldi, Mario Trombino e Maurizio Villani.

Costo

Iscrizione al corso, materiali didattici e pensione completa (il ristorante convenzionato per pranzo e cena si trova ad alcune centinaia di metri dall’albergo)

in camera singola (con bagno): € 535
in camera doppia (con bagno): € 445

Si consiglia di chiedere l’iscrizione per tempo poiché il numero delle camere (che saranno assegnate secondo l’ordine di prenotazione) è limitato. Sconto di 25 euro sul totale a persona per chi si iscrive entro il 10 luglio!!!

NB: Negli ultimi anni, per le note vicende finanziarie italiane, diversi amici non hanno potuto partecipare alle nostre vacanze-studio solo per difficoltà economiche. A titolo sperimentale avanziamo dunque un doppio invito: chi ritiene di essere in stato di obiettiva necessità, chieda uno sconto ulteriore di 100 euro sulla quota prefissata; chi ritiene di poter agevolare questo esperimento di solidarietà, chieda di versare un supplemento ulteriore di 100 euro rispetto alla propria quota in modo da consentire al comitato organizzatore di bilanciare con qualche maggiore entrata gli sconti praticati.

Avvertenze tecniche

• Per le prenotazioni, telefonare (dalle ore 17 alle ore 22) allo 06/5835765 e, assicuratisi che ci sono posti liberi, inviare l’acclusa scheda d’iscrizione e la fotocopia del versamento di € 100 a persona, a titolo di anticipo sulla quota complessiva, a: prof. Elio Rindone, via Ettore Rolli 47 – 00153 Roma (fax: 0623313760, e-mail: e.rindo@infinito.it). In caso di mancata partecipazione alla vacanza-studio, detta somma non verrà restituita. La prenotazione non è valida finché non è stato effettuato il bonifico!
• Il saldo della quota di partecipazione sarà versato ad Arquata.

Scheda di iscrizione

Nome_______________________

Cognome____________________

Via o piazza_________________

N. civico____________________

c.a.p. e Città_________________

Prov._______________________

tf.__________________________

e-mail______________________

fax_________________________

Ho spedito € 100 a persona
mediante bonifico bancario*
intestato a:
Elio Rindone
conto cor. n° 10713 U
presso Banca Antonveneta,
agenzia 27, Roma,
Coord. ABI – 05040
CAB – 03215

camera singola/doppia/tripla

Firma______________________

* I versamenti possono essere
unificati per due o più iscrizioni

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