In esergo al suo Fine della politica? (Il Mulino, Bologna 2002, ed. o. 2000), Andrew Gamble pone anche un brano di una delle persone più geniali che abbia avuto sinora l'umanità: Bertrand Russell. A me, scoraggiato per la discrepanza fra le energie che molti/e abbiamo investito per migliorare il mondo e i risultati registrabili oggi, le parole di Russell sono risuonate terapeutiche. Spero che possano far riflettere anche le persone che sono inchiodate dal conformismo del "si è sempre fatto così" o dal cattivismo * cinico di chi, ben assestato su posizioni socio-economiche confortevoli, scambia per realismo la tendenza a vedere sempre solo la metà orrenda della realtà.
"Pochi sembrano rendersi conto di come tanti dei mali di cui soffriamo non siano assolutamente necessari e possano essere eliminati in pochi anni attraverso uno sforzo unitario. Se in ogni paese civile la maggioranza lo volesse, nell'arco di vent'anni potremmo sradicare la povertà più degradante, metà delle malattie del mondo, la schiavitù economica che oggi affligge nove decimi della popolazione; potremmo riempire il mondo di bellezza e di gioia, e far sì che regni la pace universale. E' solo per l'indifferenza degli uomini che ciò non si realizza, solo per la pigrizia dell'immaginazione, solo perché si guarda a ciò che è sempre stato come se dovesse essere per sempre. Con la buona volontà, la generosità e l'intelligenza potremmo realizzare tutto questo"(B. Russell).
* Da qualche tempo ho coniato questo termine per esprimere l'atteggiamento, speculare rispetto al "buonismo", di chi coltiva dentro di sé la diffidenza, l'astio, il disprezzo per chiunque manifesti tendenze minimamente costruttive.
Nessun commento:
Posta un commento