lunedì 11 febbraio 2019

LA FILOSOFIA COME TERAPIA DELL'ANIMA


Da oggi, in tutte le librerie on line e in tutte le librerie 'fisiche' che lo richiedono dai distributori regionali, è disponibile il mio ultimo libro: La filosofia come terapia dell'anima. Linee essenziali per una spiritualità filosofica, Diogene Multimedia, Bologna 2019, pp. 262, euro 16,00.

Si medita su come vivere con consapevolezza e intensità la ricerca scientifica e la fruizione del bello artistico, la propria finitudine, i sensi di colpa, le critiche che ci rivolgono altri, la fatica quotidiana del lavoro, i pasti, i digiuni, l'invecchiamento, i momenti di dialogo e gli spazi di silenzio, il distacco dai beni materiali e dalle proprie idee, la fedeltà alla materia e alla corporeità, la memoria della tradizione, i piaceri dell'esistenza, la lettura e la scrittura, gli amori e la solitudine, i giorni di lutto e i giorni di festa...

Chi ha già letto Mosaici di saggezze. Filosofia come nuova antichissima spiritualità (Diogene Multimedia, Bologna 2015, pp. 357, euro 25,00) può risparmiarsi i soldi: infatti, in questa edizione, vengono riprodotte le pp. 145 - 277 di quel testo. A meno che...
    A meno che quel testo vi sia piaciuto e vogliate regalare questo 'nocciolo' estratto dall' editore a uso di lettori che possano scoraggiarsi davanti a volumi un po' troppo...voluminosi. 



sabato 9 febbraio 2019

SANDRO MAGISTER E L'ENNESIMO ABBAGLIO SU PAPA F

2.2.2019

L’ENNESIMO ABBAGLIO DI SANDRO MAGISTER 
                                   SU PAPA FRANCESCO

     Nel sito “Settimo cielo” il vaticanista dell’ <<Espresso>>, Sandro Magister, ha riportato delle dichiarazioni di papa Francesco perché gli sembrano scandalosamente inopportune. Magister vi punta il dito contro nella convinzione che si tratti di tesi modernissime, innovatrici rispetto alla tradizione cattolica. Ma è davvero così? Ascoltiamo alcuni passaggi: il francese Dominique Wolton è <<autore del libro intervista più riuscito tra quelli finora pubblicati col papa>>, intitolato Dio è un poeta. Un dialogo inedito sulla politica e la società (Rizzoli, Milano 2017). <<A Wolton che gli chiede perché mai si oda così poco il messaggio “più radicale” del Vangelo, che secondo lui è la “condanna della follia del denaro”, Bergoglio risponde: “È perché certi preferiscono parlare di morale, nelle loro omelie o sulle cattedre di teologia. C’è un grande pericolo per i predicatori, ed è quello di condannare solo la morale che è – mi si perdoni – ‘sotto la cintura’. Ma degli altri peccati che sono i più gravi, l’odio, l’invidia, l’orgoglio, la vanità, l’uccidere l’altro, il togliere la vita… di questi si parla poco. Entrare nella mafia, fare accordi clandestini… ‘Sei un buon cattolico? E allora pagami la tangente’”. Più avanti dice ancora il papa: “I peccati della carne sono i peccati più leggeri. Perché la carne è debole. I peccati più pericolosi sono quelli dello spirito. Io parlo di angelismo: l’orgoglio, la vanità sono peccati di angelismo. I preti hanno la tentazione – non tutti ma molti – di focalizzarsi sui peccati della sessualità, quella che io chiamo la morale sotto la cintura. Ma i peccati più gravi sono altrove”. Obietta Wolton: “Ma quello che lei dice non è capito”. Risponde il papa: “No, ma ci sono dei buoni preti… Conosco un cardinale che è un buon esempio. Mi ha confidato, parlando di queste cose, che appena qualcuno va da lui per parlargli di quei peccati sotto la cintura, egli dice subito: ‘Ho capito, passiamo ad altro’. Lo ferma, come per dirgli: ‘Ho capito, ma vediamo se hai qualcosa di più importante. Preghi? Cerchi il Signore? Leggi il Vangelo?’ Gli fa capire che ci sono degli sbagli molto più importanti di quello. Sì, è un peccato, ma… Gli dice: ‘Ho capito’: E passa ad altro. All’opposto vi sono certi che quando ricevono la confessione di un peccato del genere domandano: ‘Come l’hai fatto, e quando l’hai fatto, e per quanto tempo?’… E si fanno un ‘film’ nella loro testa. Ma questi hanno bisogno di uno psichiatra” >>.
   Se per tradizione intendiamo la dottrina e la prassi della Chiesa cattolica negli ultimi tre-quattro secoli, Magister ha ragione: le parole del papa sconvolgono una mentalità sessuofobica che ha seminato dentro e fuori le comunità dei fedeli danni incalcolabili. Ma se andiamo indietro nel tempo sino a san Tommaso d’Aquino o, ancora dietro, sino ai Padri della Chiesa e, infine, agli scritti del Secondo Testamento, scopriamo che papa Bergoglio non sta inventando né innovando per nulla. Il profilo del cristiano è stato sempre caratterizzato, come insegnavano anche i catechismi più antiquati,  da tre virtù “teologali” (possibili per grazia di Dio) che sono la fede, la speranza e l’amore gratuito e da quattro virtù “cardinali” (che fanno da cardine della vita morale umanamente saggia) che sono – in ordine decrescente di importanza – la prudenza, la giustizia, la forza interiore e  la temperanza. Se la virtù della temperanza – del controllo della soddisfazione dei propri impulsi al cibo, al bere e ai piaceri sessuali – è la meno elevata, anche i vizi contrari sono i meno gravi. Molto più gravi, invece, i peccati contro le virtù più elevate nella scala di valore, quali la giustizia e l’amore. Che un papa ce lo ricordi, dunque, non dovrebbe stupire. Tanto meno chi, avendo scelto di fare giornalismo nell’ambito delle questioni teologiche e religiose, dovrebbe avere una preparazione un po’ al di sopra dell’immaginario collettivo condizionato dalla predicazione di preti che,  dal momento che riducono la morale a ciò che avviene “sotto la cintura”, “hanno bisogno di uno psichiatra”.
      Augusto Cavadi
                                                                               www.augustocavadi.com

mercoledì 6 febbraio 2019

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI. PUNTATA 26

“Il Gattopardo”
Febbraio 2019

GROTTESCHI EQUIVOCI

    Il “pizzo” siciliano è noto nel mondo quasi quanto la “pizza” napoletana. Non altrettanto note  le organizzazioni (come “Addiopizzo” e “Libera”) che offrono un’accoglienza turistica esente dalla sovrattassa del “racket”. Grazie alla loro azione di sostegno, aumentano gli imprenditori che si rivolgono alle autorità giudiziarie per ottenere protezione dai ricatti mafiosi. Questa ribellione alla dittatura delle cosche, per quanto ancora insufficiente, si va manifestando in misura crescente: ed è giusto che, anche fuori dai confini della nostra isola, si sappia che il numero dei malavitosi è bilanciato dal numero di cittadini onesti che, se necessario, mettono in gioco la propria stessa vita pur di salvare la dignità e la libertà d’impresa. 
   Sì, è giusto: infatti la resistenza civile contro la criminalità organizzata ha dei prezzi che non tutti conoscono. Per fortuna, nella maggior parte dei casi si tratta di prezzi accettabili da pagare: i mafiosi, infatti, come tutti i delinquenti, sono tendenzialmente vigliacchi e quando capiscono che un commerciante o un industriale si rivolge alla polizia evitano di insistere nella richiesta estortiva. Qualche volta, però, la storia non va così linearmente. Alcuni imprenditori sono stati uccisi per essersi rifiutati di pagare il pizzo e altri, avendo testimoniato in tribunale contro gli estortori, hanno dovuto cambiare – insieme ai familiari – identità, luogo di residenza, attività lavorativa. Come racconta in varie occasioni uno dei primissimi protagonisti di questa reazione eroica, Nino Miceli, si tratta di affrontare situazioni pesanti e qualche volta grottesche. Infatti l’opinione pubblica (talora perfino esponenti delle Istituzioni statali) confonde due categorie sociali differenti, anzi opposte: i testimoni di giustizia (cittadini integerrimi che, con la propria “testimonianza”, contribuiscono alla condanna dei mafiosi) e  i collaboratori di giustizia (più noti come “pentiti”, i quali – o per reale “pentimento” o più spesso per calcolo di convenienza – decidono di uscire dalle organizzazioni criminali e di “collaborare” con lo Stato che per tanti anni hanno combattuto). Dunque, mai confondere i “testimoni di giustizia” con i “collaboratori di giustizia”: è il minimo riconoscimento che dobbiamo – dentro e fuori dalla Sicilia - ai nostri migliori concittadini. 

Augusto Cavadi
 www.augutsocavadi.com 

lunedì 4 febbraio 2019

CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA FEBBRAIO 2019

CASA DELL'EQUITA' E DELLA BELLEZZA
Via Nicolò Garzilli 43/a – Palermo
Care amiche e cari amici della “Casa dell’equità e della bellezza” di Palermo,
questo è il secondo calendario del 2019.

·      Lunedì 4 febbraio dalle 19,15 alle 21,45: Sergio Di Vita conduce un corso annuale di “Teatro dell’Oppresso”che si svolge nella Casa (all’interno delle attività promosse dalla Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone) con cadenza settimanale. Per ulteriori informazioni: vitadisergio@gmail.com.
·      Lunedì 11 febbraio dalle 19,15 alle 21,45: Sergio Di Vita conduce un corso annuale di “Teatro dell’Oppresso”che si svolgerà nella Casa (all’interno delle attività promosse dalla Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone), con cadenza settimanale. Per ulteriori informazioni: vitadisergio@gmail.com.
·      Nello stesso giorno, ma dalle 19,30 alle 22,30, incontro quindicinale del “Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”. Nel corso delle due ore è previsto un momento conviviale autogestito. Poiché molte scuole e associazioni chiedono interventi e testimonianze sul tema, i maschi disposti a momenti di autocoscienza, di riflessione su testi specifici e a tenere incontri di formazione sono vivamente pregati di aderire al gruppo ormai troppo sparuto rispetto alle richieste che provengono dall’esterno.
·      Lunedì 18 febbraio dalle 19,15 alle 21,45: Sergio Di Vita conduce un corso annuale di “Teatro dell’Oppresso”che si svolgerà nella Casa (all’interno delle attività promosse dalla Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone), con cadenza settimanale. Per ulteriori informazioni: vitadisergio@gmail.com.
·      Lunedì 25 febbraio dalle 19,15 alle 21,45: Sergio Di Vita conduce un corso annuale di “Teatro dell’Oppresso”che si svolgerà nella Casa (all’interno delle attività promosse dalla Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone), con cadenza settimanale. Per ulteriori informazioni: vitadisergio@gmail.com.
·      Nello stesso giorno, ma dalle 19,30 alle 22,30, incontro quindicinale del “Gruppo noi uomini a Palermo contro la violenza sulle donne”. Nel corso delle due ore è previsto un momento conviviale autogestito.
·      Domenica 3 marzo dalle 11,00 alle 13,00:Incontro di spiritualità laica(“La domenica di chi non ha chiesa”). Dopo la prima mezz’ora di accoglienza reciproca, dalle 11,30 alle 13,00 una meditazione condivisa (introduce Armando Caccamo). Alle 13,00 pranzo con ciò che ciascuno desidera offrire in tavola. Chi non è già sostenitore mensile della Casa è invitato a versare 5,00 euro per le spese di gestione della stessa. 

                                                Intanto un affettuoso arrivederci,
                                                            Augusto Cavadi

                                                         a.cavadi@libero.it

sabato 2 febbraio 2019

GOTT MIT UNS ? GESU' ANNUNZIA UN ALTRO DIO

“Adista”
21.12.2018

GOTT MIT UNS ?

Lc 4, 21-30

   
Tra le tante meraviglie che impreziosiscono i vangeli – a prescindere da valenze teologiche più o meno condivisibili – va annoverata una notevole penetrazione dell’enigma antropologico. Il brano di oggi ne costituisce un’illuminante esemplificazione.
   Quando qualcuno ci suggerisce di mettere in discussione i nostri parametri abituali di lettura e di conduzione della vita, siamo disposti a difenderci con gli argomenti più disparati. Anche i più capziosi.
   Nelle righe immediatamente precedenti alla pericope letta, Gesù aveva invitato a vivere la fedeltà a Dio come servizio ai sofferenti (“poveri”, “prigionieri”, “ciechi” e “oppressi”)
    Prima reazione degli ascoltatori: ma chi ti dà l’autorità per insegnare questa conversione profetica dal culto, dalla liturgia, al servizio, alla diaconia? Non sei forse “il figlio di Giuseppe”, uno di noi ?
    Gesù replica con la constatazione del dato, più volte registratosi nella storia, che “nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. E ricorda degli antecedenti biblici: Elìa che soccorre “una vedova a Sarèpta di Sidòne”, non israelita, come non israelita era stato Naamàn, il Siro, lebbroso purificato da Eliseo.
    “All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù”: che cosa ha scatenato questa seconda, più violenta, reazione degli astanti?
    Si possono fare solo ipotesi. Per esempio, che Gesù – richiamando Elia ed Eliseo -  risulti un presuntuoso colossale, un millantatore blasfemo (soprattutto alle orecchie di chi attendeva il ritorno in terra del grande Elìa come messìa definitivo). Solo questo? Forse c’è di più. Egli, infatti, evidenzia ciò che i comportamenti dei profeti citati presuppongono e rivelano: la volontà salvifica universale di Jahvé. Smaschera la tentazione perenne – che in alcuni periodi storici, come il nostro, divampa più prepotentemente – di fare del Padre/Madre comune una proprietà tribale: Dio ridotto a bandiera (“Deus vult”, "Gott mit uns”), a simbolo identitario di una chiesa, una nazione, un’etnia, un partito politico.            
   La logica divina, interpretata da Gesù, è irriducibile a queste strategie di strumentalizzazione ideologica. Il circolo che si attiva, quando non si rispetta tale logica universalistica, è davvero demoniaco: il popolo credente si chiude agli altri, agli stranieri, ai ‘barbari’;  il profeta invita ad allargare gli orizzonti della mente, e del cuore, sino a comprendere gli sfruttati e gli emarginati; i destinatari si rifiutano e restituiscono l’invito al mittente; Dio allora, bypassando i ‘santi’ e i ‘giusti’ (che si auto-comprendono come privilegiati e sbandierano come titolo di merito l’appartenenza al vero Dio), si rivolge direttamente agli sfruttati e agli emarginati,  che non si sognano neppure di vantarsi dell’attenzione particolare di Dio nei loro confronti; ma questo dirottamento – lungi dal convertire gli ‘eletti’ – li inferocisce ulteriormente e li incattivisce ancora di più verso gli ‘infedeli’. 
Se un profeta, come fa Gesù in questa occasione, svela e racconta questa dialettica fra la misericordia divina e la microcardìa umana, non si attira certo approvazione e consenso, ma rabbia e dissenso. Il testo dice che i falsi figli di Dio vogliono gettarlo giù dal monte dove era costruita la città. Gesù, passando in mezzo a loro (con silenziosa, composta, autorevolezza – immaginiamo) , procede oltre, indenne, per la sua strada: a precipitare nel baratro dell’ipocrisia e dell’infedeltà sostanziale (nonostante lo sbandieramento dei simboli religiosi e delle parole d’ordine teologiche) sono proprio i suoi attentatori.
  
Augusto Cavadi
www.augustocavadi.com