giovedì 11 febbraio 2021

BRUNO GABRIELLI E AUGUSTO CAVADI: DIALOGO ON LINE SULLA SICILIA CROCEVIA DI RELIGIONI E AGNOSTICISMI

 



Venerdì 12 febbraio 2021, dalle ore 18.30  alle ore 19,30,
il pastore della Chiesa valdese-metodista di Palermo Bruno Gabrielli discuterà con Augusto Cavadi, autore del libro: 

DIO VISTO DA SUD
La Sicilia crocevia di religioni e agnosticismi 

Post-fazione di don Cosimo Scordato

Spazio Cultura Edizioni
(Palermo 2019, pp. 172, euro 10,00)
 

Il libro è disponibile in tutte le migliori librerie fisiche e on line d’Italia. 

La conversazione sarà visibile sul canale Facebook dello Spazio Cultura Edizioni accessibile anche a chi non è iscritto a Facebook. Basta cliccare qui:
 

lunedì 8 febbraio 2021

I MATTARELLA: DUE SICILIANI PER BENE


 “Il Gattopardo”

Dicembre 2020

 

UNA LEGITTIMA SPERANZA

 

Ci sono politici italiani famosi in tutto il mondo più per la vivacità scoppiettante della  vita privata che per le attività istituzionali. Ma non è questa la regola generale. L’attuale presidente della Repubblica italiana, ad esempio, è apprezzato – e non solo all’interno dei confini nazionali – per la  sobrietà dello stile di vita, il rispetto rigoroso delle regole formali e informali, la signorilità del tratto. Quando un attore comico vuole ironizzare  su di lui, può soltanto enfatizzarne la serietà del carattere e la misurata compostezza dei gesti. 

Pochi turisti sanno che Sergio Mattarella è palermitano e che a Palermo ha iniziato la sua carriera professionale e politica: una testimonianza preziosa per compensare, nell’immaginario comune, altre figure di siciliani molto meno rispettosi della legalità democratica e molto meno dediti al bene della società. Ancor meno numerosi sono i visitatori stranieri  che conoscono l’origine della decisione di Mattarella di impegnarsi  a tempo pieno nell’agone politico.

L’evento decisivo avvenne esattamente 40 anni fa, il 6 gennaio del 1980, quando un complotto politico-mafioso trucidò il fratello Piersanti che, nonostante la giovane età (non aveva ancora compiuto i 45 anni), occupava già la poltrona di presidente della giunta di governo regionale siciliana. Aurelio Grimaldi ha in questi mesi dedicato a Il delitto Mattarella un libro e un film. Per il più giovane Sergio, l’assassinio di Piersanti costituì una ferita dolorosa e non più rimarginabile, ma anche una sfida a raccogliere il testimone e proseguire la fatica del rinnovamento etico e politico. Infatti il presidente ucciso non era solo una presenza affettiva, ma anche una guida e un modello: a differenza di altri leader, prima e dopo di lui, Piersanti aveva voluto creare un vivaio di giovani che si preparassero – intellettualmente e moralmente – a servire la ‘polis’ (la ‘città’) mediante ruoli più o meno direttamente politici. Sono state raccolte recentissimamente  (Piersanti Mattarella. La persona, il politico, l’innovatore, a cura di A. La Spina, edito da Il pozzo di Giacobbe) una ventina di testimonianze di amici e collaboratori che ne evidenziano i legami con protagonisti di primo piano della storia italiana del Secondo dopoguerra : da Luigi Sturzo a Giorgio La Pira, da Sandro Pertini ad Aldo Moro. 

Piersanti Mattarella riuscì, nel suo tempo, a fare della Sicilia un laboratorio politico di rilevanza nazionale (anticipando i processi di avvicinamento del cattolicesimo democratico al socialismo dal volto umano), rinunziando a protagonismi infantili e a settarismi provinciali. Che il ‘miracolo’ si ripeta, nell’era della demagogia populista in cui i leader dei vari schieramenti sembrano cercare fan più che compagni di strada, costituisce una speranza legittima. Ma una previsione improbabile.

 

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

sabato 6 febbraio 2021

SPIRITUALITA' LAICA: RACCONTO DI ALCUNE ESPERIENZE EFFETTIVE


 “Viottoli”

Anno XXIII, N. 2/2020

 

OLTRE, MA ANCHE  PRIMA, DI OGNI OPZIONE RELIGIOSA: LA SPIRITUALITA’ LAICA

 

In un Paese di bimillenarie tradizioni cattoliche la parola ‘spiritualità’ ha finito col coincidere – e con l’essere sostituita – dalla parola ‘religione’: si dà per scontato che chi pratica una religione sia dotato spiritualmente e che, se qualcuno coltiva la spiritualità, sia anche un religioso nell’accezione confessionale, istituzionale, ecclesiale del termine. Agli inizi di questo secolo alcune amiche e alcuni amici, interessati alla dimensione spirituale piuttosto che alla pratica religiosa, mi hanno interpellato come “filosofo-in-pratica”: che potremmo inventarci quante/i di noi non accettano l’alternativa secca o il plesso inscindibile vita spirituale/religiosa o il deserto dell’edonismo consumistico? Non accettano l’alternativa scoraggiante domenicale fra la messa in parrocchia (dove il mondo sembra fermo al Medioevo, ma si avverte qualche alito spirituale) e  la giornata al centro commerciale (dove devi fingere di divertirti perché sgranocchi popcorn e succhi coca-cola) ? 

 

Le domeniche di chi non ha chiesa

La risposta che abbiamo costruito dialogando è stato un appuntamento mensile che perdura dall’autunno del 2002 e che, con un pizzico di auto-ironia, abbiamo chiamato  “la domenica di chi non ha chiesa”.  Alle 11 ci si vede (di solito non siamo meno di 12-14 né più di 28-30) e ci si accoglie a vicenda; alle 11,30 una persona che si è offerta il mese precedente (a giro: altrimenti diventa la domenica di chi non ha chiesa, ma ha un guru) dispone di un quarto d’ora per proporre un tema di meditazione (una poesia, un brano musicale, uno spezzone di film, un commento a un’opera pittorica, una pagina di diario da lui stesso scritta, un mix di queste sollecitazioni…) e, per circa un’altra ora, in clima di raccoglimento, chi vuole condivide le proprie risonanze interiori all’input ricevuto (senza dibattiti né contro-relazioni: abbiamo gli altri 29 giorni al mese per dialettizzare). Verso le 13 si rompe il silenzio e si condivide, in allegria, ciò che ognuno ha voluto cucinare e mettere sulla tavola. Dopo il pranzo c’è chi resta a chiacchierare, chi preferisce seguire il campionato di calcio agitandosi con gli amici, chi ritorna a casa per il riposino pomeridiano (secondo la buona tradizione mediterranea e latino-americana).

In questi appuntamenti domenicali cerchiamo (non sempre riuscendoci) di privilegiare la dimensione esistenziale, intuitiva, evocativa. Ma la maggior parte di noi siamo convinti che una spiritualità ‘laica’ non possa evitare la ricerca continua dei propri fondamenti razionali o per le meno ragionevoli: non possa, in altre parole, bypassare con disinvoltura gli interrogativi sulla verità. So che il vocabolo non gode di buona fama, ma – al di là del vocabolo – c’è un dato oggettivo: non si può vivere nessuna spiritualità sulla base dell’ignoranza, dell’inconsapevolezza, del dogmatismo, del tradizionalismo, del conformismo. La mia vita spirituale (dunque interiore, ma anche sociale; solitaria, ma anche comunitaria) vale quanto valgono le sue radici antropologiche: e come essere umano – come uomo e come donna – non posso vivere ignorando le conquiste delle scienze, il patrimonio artistico, le ricerche filosofiche, le opere della letteratura mondiale, i dibattiti socio-politici, i travagli delle grandi sapienze religiose dell’umanità…La vita spirituale è più che emotività, sentimento, ragione, impegno attivo e fattivo nella storia: ma è ‘più’ perché ingloba, anima e fa lievitare queste varie dimensioni, non perché ne predilige alcune e ne cancella altre. Certo questa sintesi è più un progetto, un modello verso cui tendere, che l’esperienza effettiva di ciascuna e di ciascuno di noi: ma proprio se condivido questa méta utopica avvertirò intimamente la necessità della comunità. Avvertirò la necessità di imparare dall’altro/a le disposizioni, le attitudini, le inclinazioni che mi mancano o mi difettano: di essere contagiato dalle qualità  che vedo rivelarsi nei tratti del volto altrui, nel suo stile di relazionarsi, nei suoi gesti più abituali. 

 

Le cenette filosofiche per non…filosofi  (e iniziative affini)

Per questo desiderio di non restare estranei a nulla di ciò che è umano, tra un appuntamento mensile e il successivo, ci vediamo due sere al mese per le “cenette filosofiche per non…filosofi”. I partecipanti (fra dieci e venticinque) scelgono un libro (un dialogo di Platone, un racconto di Tolstoj, un saggio di Jung o di Maria Zambrano o di Carlo Rovelli o di Vito Mancuso…), ne leggono un capitolo per volta a casa e – quando si incontrano – ne discutono insieme. La consegna sarebbe: evitare erudizione, citazioni, sottigliezze esegetiche (la stragrande maggioranza dei presenti non è laureata in filosofia e si occupa di tutt’altro nella vita) per evidenziare le riflessioni personali che quelle pagine hanno provocato quasi maieuticamente. 

Con lo stesso spirito di semplicità – che non è semplicioneria – cerchiamo di vivere altri eventi, il cui elenco completo sarebbe troppo lungo: le meditazioni settimanali (a partire da uno dei canti della Divina Commedia o da una poesia di Tagore o di Edgar Lee Masters o della considerazioni a braccio di qualcuno/a di noi sull’invidia come fenomeno psicologico e morale…); i week-end in fattoria (per esempio sul tema della morte o dell’accoglienza degli stranieri); le vacanze annuali estive (sul tema dell’amore di coppia o dell’impegno politico o dei rischi di ogni regime democratico…);  i festival di filosofia di strada (con passeggiate, colazioni al bar, dibattiti in teatro, esecuzioni musicali, presentazioni di novità editoriali…). Tutte queste iniziative (di cui do conto, preventivamente e poi a titolo di consuntivo , sul mio blog: www.augustocavadi.it) cercano di tenere insieme la serietà della ricerca, la libertà dei partecipanti (a cui non si chiede nessuna condizione pregiudiziale, tranne il rispetto per la libertà degli altri), la condivisione dei pasti e dei momenti di distensione, una certa “leggerezza” (nel senso di Italo Calvino) dal momento che etimologicamente ‘spiritualità’ è connessa a ‘spiritosità’. Anche quando si è trattato di celebrare matrimoni e funerali ‘laici’ sperimentando creativamente formule, gesti, simboli inventati da noi su misura dei protagonisti e delle circostanze.

 

Per un bilancio

Mi rendo conto da solo che la proposta spirituale qui sommariamente abbozzata si presenta come una costellazione ambiziosa: sintetizzare già all’interno di ogni soggetto le varie potenzialità (affettive, intuitive, razionali, relazionali, operative…) e, per giunta, tentare una sorta di osmosi fra i vari soggetti (in modo che la povertà costitutiva di ciascuno venga in qualche modo compensata dalla contaminazione reciproca). Ma i più anziani fra noi sappiamo che per sperare di colpire un bersaglio, specie se lontano,  dobbiamo mirare sempre un po’ più in alto. Comunque, a parte i limiti della attrazione simpatetica  che la nostra cerchia di amici riesce a esercitare, forse è nella pretenziosità   del nostro progetto che va individuata una delle ragioni del fatto che, pur essendo aperti a ogni nuovo arrivo, in circa vent’anni non abbiamo raggiunto numeri da capogiro: una quindicina di fedelissimi onnipresenti intorno ai quali gravitano, fra un’iniziativa e l’altra, una cinquantina di persone. E’ ovvio che di persone ne siano passate molte di più: ma, da Marcuse a oggi, “l’uomo a una dimensione” domina l’immaginario collettivo. Chi propende per lo studio individuale approfondito può trovare dispersivo incontrare persone meno istruite; chi si trova a suo agio con una devozione  religiosa tradizionale può avvertire come  superflua ogni riflessione critica; chi propende per le gratificazioni della prassi  può ritenere sterile coltivare la contemplazione estetica…e così via. Ma noi accettiamo con realismo la precarietà costitutiva della nostra esperienza spirituale: se le nostre esistenze individuali sono effimere, perché non dovrebbero esserlo le nostre esperienze comunitarie? Una volta appreso che neppure Gesù aveva intenzione di fondare una chiesa che sfidasse i millenni, sarebbe grottesco che volessimo fondare la “chiesa”  di chi non ha… chiesa.

 

Augusto Cavadi

www.augustocavadi.com

giovedì 4 febbraio 2021

" I QUATTRO MAESTRI " : VITO MANCUSO NE DISCUTE con AUGUSTO CAVADI on line VENERDI' 5 FEBBRAIO 2021, ORE 18,00


Venerdì 5 febbraio 2021 ON LINE dalle ore 18.00 alle ore 19.45

Spazio Cultura Libreria Macaione 

via Marchese di Villabianca 102, Palermo

si terrà la presentazione del nuovo libro di Vito Mancuso

 “I quattro maestri” (Garzanti 2020, euro 19,00).

Dopo i saluti introduttivi di Nicola Macaione

Augusto Cavadi 

dialogherà con l’Autore in remoto. 

Sarà possibile seguire l'evento sulla pagina Facebook

 di Spazio Cultura  Libreria  Macaione    https://www.facebook.com/spazioculturalibri

martedì 2 febbraio 2021

COMPITI (PIU' O MENO ADEMPIUTI) DELLA CHIESA CATTOLICA CONTRO LA MAFIA


 COSA HA FATTO (E COSA NON FA) LA CHIESA CONTRO LA  MAFIA

 

Alcuni liceali, simpaticamente curiosi, mi hanno chiesto un parere sul ruolo della chiesa cattolica nella lotta al sistema mafioso. La risposta è semplice e complessa. Semplice perché, a mio avviso, le spettano i compiti  che tutte le organizzazioni della società devono svolgere; complessa perché questi  compiti  sono poliedrici, articolati, tentacolari.

In una società pluralistica, a differenza del passato, la chiesa cattolica non gode di  nessuna forma di  monopolio strategico: ciò che può, e deve, fare è sulla stessa linea  di altre agenzie educative (come le comunità ebraiche, islamiche, induiste, buddhiste; la scuola e l’università; i centri di studio e i laboratori di ricerca; le reti radiotelevisive e i giornali sia cartacei che on line) e di altre forme associative (dai partiti politici ai sindacati, dai movimenti alle organizzazioni del Terzo settore). Direi di più: la chiesa cattolica dovrebbe lavorare non solo come le altre aggregazioni sociali ma – per quanto possibile concretamente di volta in volta -  in cooperazione con esse. La forza della mafia sta nella sua capacità di infiltrarsi, trasversalmente, nei gangli delle istituzioni e della società: solo un coordinamento altrettanto trasversale dei cittadini decisi a liberarsene potrebbe sperare di riuscirci. Qua la radice della tragedia: la criminalità è (quasi sempre) organizzata, la legalità democratica è (quasi sempre) disorganizzata. 

Quali sono i livelli più rilevanti in cui si può srotolare un impegno incisivamente antimafioso? 

Li richiamo brevemente esemplificando, per ciascuno di essi, alcune modalità specifiche in cui la chiesa cattolica potrebbe declinarli.

Innanzitutto il livello della conoscenza: la mafia prospera all’ombra dei luoghi comuni e dell’approssimazione analitica. Va smascherata nella sua ideologia di base, ma anche monitorata nelle sue continue trasformazioni. Sin dagli anni della formazione  teologico-pastorale si dovrebbero moltiplicare dunque per preti e suore, catechisti e catechiste,  le occasioni di studio, di riflessione e di aggiornamento. 

Grazie all’arma dell’intelligenza si scoprirebbe  che la mafia è un soggetto ‘politico’ e che non sarebbe mafia se non avesse, dall’origine, un rapporto intrinseco con lo Stato.