martedì 11 agosto 2020

TRAMONTO DELLE RELIGIONI E ALBA DI UNA NUOVA SPIRITUALITA' SECONDO ARNALDO NESTI

 

IL CREPUSCOLO DEGLI DEI : VERSO UNA CIVILTA’ POST-RELIGIOSA?

 

La domanda-chiave di questo agile testo di Arnaldo Nesti (L’incerto domani. Spiragli spirituali, Aracne, Roma 2020, pp. 114, euro 10) – “Quale sarà l’esito della progressiva crisi delle religioni convenzionali?” – interpella, secondo l’autore, tutte le chiese cristiane senza significative eccezioni. Infatti qua e là si troverà qualche ingenuo che negherà l’ “eclissi di Dio” (di cui parla Buber)  o la “exculturazione del cristianesimo” (di cui parla Hervie-Léger): ma le statistiche sulla frequenza domenicale alle celebrazioni cultuali, nella loro spietata oggettività, dimostrano che “la crisi delle religione in Occidente” è ormai “evidente e inoccultabile”.

Se la fotografia, in quanto veridica, non è opinabile, diverse sono le interpretazioni che di questo dato vengono offerte: è la società che, in preda a consumismo e bulimia di piaceri, rigetta la visione tradizionale della religione oppure, invece,  Le desenchantement du monde (Marcel Gauchet) è l’effetto inevitabile del Pervertimento del cristianesimo denunziato da Ivan Illich, a giudizio del quale l’iniziale rivoluzione operata da Gesù è stata addomesticata al punto che “non solo abbiamo perduto il senso del bene, di ciò che si confà, ma anche qualsiasi modo di riconoscere questa perdita stessa”?

Nella prima ipotesi avrebbero ragione i nostalgici esponenti di un “sanfedismo pavloviano” che si riconoscono nel ministro della Repubblica che il 18 maggio del 2019, in piazza Duomo a Milano, chiude una campagna elettorale surreale con la dichiarazione: “Io personalmente affido l’Italia, la mia e la vostra vita, al cuore immacolato di Maria che sono sicuro ci porterà alla vittoria”.

 Nella seconda ipotesi interpretativa, la crisi della religione potrebbe rivelarsi un crepuscolo nel doppio, inseparabile, senso di tramonto (di un mondo invecchiato) e di alba (di un mondo di cui a stento si intravedono i contorni).

Arnaldo Nesti propende per questo orientamento e riprende il volume a più voci, curato da Claudia Fanti e Ferdinando Sudati, Oltre le religioni. Una nuova epoca per la spiritualità umana (edito dalla Gabrielli). In particolare si richiama al contributo del vescovo episcopaliano John Shelby Spong (di cui, recentemente, le edizioni Il pozzo di Giacobbe hanno tradotto uno dei suoi testi fondamentali: Perché il cristianesimo deve cambiare o morire. La nuova riforma della fede e della prassi della Chiesa), fautore di una nuova Riforma, a mezzo millennio da Lutero, talmente radicale da far “sembrare piccola quella del XVI secolo, simile a un gioco da bambini”. In questa prospettiva, impallidiscono non solo controversie da pollaio come l’utilizzazione in piazza di rosari e crocifissi, ma perfino le dispute più serie sulla Sola Scriptura, sulla Sola Fides, sul Solus Christus, sul significato di “salvezza”. Le tematiche rilevanti nel nuovo paradigma teologico “post-religionale” sono infatti l’idea del Dio trascendente e onnipotente, la sua paternità (declinata al maschile), il processo biblico di desacralizzazione della Terra e le istanze dell’eco-centrismo…”Sono cosciente”  - osserva Nesti, sociologo della religione di lungo corso – “che tali posizioni possano risultare strane e persino incomprensibili, a chi parta dal presupposto che ‘in realtà non è successo nulla’ e che le grandi questioni restano sul tappeto perché sono eterne, e che possiamo andare avanti con lo stesso tipo di risposte a partire dai presupposti di sempre”. Tuttavia egli sposa la tesi di José Marìa Vigil uno di questi teologi “post-religionali” e “post-teisti”: “Siamo in un tempo di cambiamento radicale, di nuove forme di teologia che non sono mai state neppure sognate. Il futuro è di chi rischia puntando su questo compito di rifondazione teologica”. D’altronde, come non accorgersi di un presente desolante nel quale – scrive con efficacia lo studioso toscano – “molti ‘se-dicenti’ cristiani, oggi, celebrano e vivono immersi nel razzismo, nell’odio verso i migranti, i diversi” e in cui le nostre cattedrali appaiono “immense navi spiaggiate alle quali è venuto meno il mare in cui navigare”?

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https://www.zerozeronews.it/dio-fedi-e-dintorni-verso-una-civilta-post-religiosa/

3 commenti:

Unknown ha detto...

Questa bella recensione mi sollecita ad intervenire. Concordo nel considerare che papa Bergoglio non sia post religionale. A volte sue affermazioni e azioni potrebbero farlo dubitare, ma lo sforzo per mantenere unità nella Chiesa forse glielo impedisce.
Resta il rilievo che i fermenti in corso tendono a superare di slancio le formule giuridiche e teologiche con cui nei secoli si è fissata l'ortodossia, con piena libertà d'esprimere il vissuto profondo di persone e comunità.
Avendo collaborato con l'autore del libro, mi sembra ingeneroso porlo insieme alla becera Destra tradizionalista, per quanto specularmente contrario. Non c'è alcuna volontà di strattonare l'autorità dalla propria parte, proprio nella percezione della perdita di significato di antichi miti, di stanchi rituali e di vecchie istituzioni, se non innervate di rinnovato significato spirituale. Per trovarlo Nesti raccomanda intanto la ricerca del silenzio, come controcanto al dominio del consumismo individualistico.
Gli "spiragli" riportati nel libro non sono che anticipazioni, timidi approcci, intuizioni provvisorie, possibili percorsi per delineare un domani carico di responsabilità, ma anche ricco di consapevolezze: "se il chicco di grano non muore non porta frutto".
Cordiali saluti
Andrea Banchi

Augusto Cavadi ha detto...

Ringrazio Andrea Bianchi per il suo commento e mi permetto di notare che anch'io ho collaborato, a vario titolo e in varie sedi, con Arnaldo Nesti da quasi un quarantennio: dunque non ho posto il mio amico toscano "insieme alla becera Destra tradizionalista" ma, come può rilevare qualsiasi lettore della mia recensione, ho segnalato una oggettiva convergenza di giudizi fra lui e il mondo dei tradizionalisti ESCLUSIVAMENTE sulle posizioni teologiche di Bergoglio. Amo tenere distinti il piano delle idee dal piano delle persone, delle intenzioni soggettive: lungi da me attribuire ad Arnaldo "alcuna volontà di strattonare l'autorità dalla propria parte".

Bruno Vergani ha detto...

Una rifondazione teologica post-teistica o post-religionale è forse una contraddizione in termini, perché una teologia dai contenuti così eversivi farebbe scoppiare la bomba in mano al teologo sovversivo, mentre cerca di piazzarla sotto il tronetto della tradizione ecclesiastica. Lacerato dall’esplosione il nostro eversivo potrà essere molte cose, ma sicuramente non più teologo. Forse meglio contenersi a una più misurata rifondazione teologica capace di emanciparsi dalle confessioni religiose tradizionali, sovente così incrostate da ruggini stratificate da non funzionare più, senza per questo cestinare definitivamente, quanto ingenuamente, Dio e religione. La sfida non è semplice, per prima cosa perché, come ricordato nell’articolo, nell’emanciparsi dal Dio antropomorfo oltre a limitarsi nel puerile ripetere geremiadi distruttive contro la tradizione, occorrerebbe costruire e proporre qualcosa di più e di meglio della pappa New Age, cosa che lentamente sta forse accadendo, anche se, francamente, nei libri che ho letto degli autori citati ho trovata poca capacità costruttiva, per di più accompagnata da un certo precettismo contiguo al politicamente corretto, segnale che, orfani di Dio, ci si muove in quote di nichilismo riempito con altro nulla che ci capita a tiro (pronto a rivedere la mia valutazione, nel caso mi sia sfuggito qualcosa di valoroso se qualcuno di passaggio vorrà segnalarmelo), mentre caro Augusto ne ho trovata di parte costruttiva, e di buona, nel tuo saggio “In verità ci disse altro” e in “Mosaici di salvezza”, senza fare salamelecchi. Forse il problema è che in tutti i “post” che reagiscono a tradizioni rigide, più si è precisi nel determinare con precisione dei chiari punti fermi e più si implementa, senza averne intenzione, un corpo dottrinale che è invece proprio ciò che si vorrebbe superare. La mia idea è che la “pars construens” stenti a decollare perché da una parte serpeggia una latente reattività nei confronti della Chiesa, si sa, le reattività sono piuttosto sterili, dall’altra perché pur riuscendo a costruire più si precisa e definisce quella costruzione e più l’autore subodora, perlopiù inconsapevolmente, il ritorno del vecchiume perché e, qui vengo al punto, determinare e istituire in qualche modo coincidono. Si può costruire poggiando sul pluralismo, sulla libertà, si può far riferimento alle ultime scoperte scientifiche, ma in questo fissare dei punti fermi che aggreghino più persone si fisserà, sempre e comunque, un corpo dottrinale e correlati precetti. Niente di male, dinamica inevitabile, ma meglio esserne consapevoli. Anche se non si potrebbero architettare istituzioni su contenuti come “Dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”, le istituzioni le hanno costruite e grazie a esse quelle parole incontenibili sono state tramandata sino a noi. Tutto molto complesso, perché per nulla binario. Sotto certi aspetti la dinamica è irrisolvibile. Nel frattempo opto per un eremitaggio da cane sciolto.