mercoledì 14 aprile 2021

SIAMO IN REGIME DI SOSPENSIONE DELLA DEMOCRAZIA? PARLIAMONE CON SERENITA' CON GAGLIANO E POLLASTRI


Come in tutte le fasi problematiche, anche in questo periodo di pandemia si accendono le opinioni più contrastanti. L’associazione di volontariato culturale “Scuola di formazione etico-politica Giovanni Falcone”, di Palermo, è convinta che i contrasti di idee non vanno né esasperati (come avviene nella bagarre dei social)  né tacitati. Per questo, anche nella situazione attuale, desidera creare un’occasione di confronto democratico, civile, costruttivo sul tema:

SIAMO IN REGIME DI SOSPENSIONE DELLA DEMOCRAZIA?

Risvolti filosofico-giuridici dei provvedimenti governativi in tempo di pandemia

L’appuntamento, su piattaforma zoom, è dalle ore 18,00 alle ore 20,00 di venerdì 16 aprile 2021.

Introduce e modera: Augusto Cavadi

Primo intervento: Giorgio Gagliano

Secondo intervento: Neri Pollastri

A seguire gli interventi programmati e su richiesta estemporanea dei partecipanti al collegamento.

Chi vuole prepararsi all’evento può .

ascoltare un video di Giorgio Gagliano su youtube:

https://www.youtube.com/watch?v=9l9mmoiI0wU

leggere uno scambio di articoli fra Neri Pollastri e Maria D’Asaro:

http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/la-caporetto-del-pensiero-razionale-una-lettura-pratico-filosofica-della-pandemia/

http://www.istitutoeuroarabo.it/DM/un-dialogo-sui-cortocircuiti-del-pensiero-in-tempo-di-covid/

Questo il link per collegarsi alle ore 18,00 di venerdì 16 aprile:

https://us02web.zoom.us/j/9404946881?pwd=TDM3TVJqTmw2QVoyajQvbU9tQm92UT09

* PER EVITARE che i soliti scemi facciano irruzione telematica durante l'incontro, si prega di accedere dalle 17,50 alle 18,00. In caso di attacco di "odiatori" seriali (che, non sapendo fare di meglio, scorrazzano per il web a interrompere le riunioni) saremo costretti, infatti, a precludere l'accesso ai ritardatari. 

                             La presidente del consiglio direttivo

                                         Rosalba Leone

1 commento:

Andrea Cozzo ha detto...

Buonasera. Ho guardato e ascoltato con interesse e attenzione il video di Giorgio Gagliano, da lui stesso gentilmente segnalatatomi, una decina di giorni fa, e ho letto gli interventi dell’amica Maria D’Asaro e di Neri Pollastri – con i quali ultimi, al di là delle differenze per me non fondamentali che tra i due sussistono, mi trovo sostanzialmente d’accordo. Tali interventi mi sembrano offrire argomentazioni ottime e dunque non le ripeto.
Esprimo pubblicamente qui di seguito, se mi è permesso, ulteriori motivi di disaccordo nei confronti della posizione di Giorgio Gagliano che, in un laconicissimo whatsapp, avevo accennato anche all’autore. Non andrò troppo nel dettaglio ma fornirò almeno qualche elemento in più rispetto a ciò che avevo detto nel citato whatsapp.
Francamente, non riesco a vedere tracce di securitarismo pandemico. Né trovo che sia pertinente, nel caso specific, la nozione di disobbedienza civile gandhiana: la disobbedienza mette a rischio il disobbediente, non gli altri (come invece, se ammettiamo che la pandemia esiste, avverrebbe oggi).
Comunque, per quel che mi riguarda, un buon pensiero critico ha il dovere di produrre delle alternative – che non mi pare vengano offerte: l’autodisciplina (giustamente) elogiata e auspicata non impedisce che nel frattempo la sua mancanza possa portare (come ha portato) all’aumento dei contagi. Altrimenti, potremmo invocare, p. es., anche l’immediata eliminazione dei corpi delle Forze dell’ordine – e forse anche dei semafori! - all’insegna di un libertariamente anarchico “non ho bisogno di controlli esterni a me stesso”.
“Diseducazione del popolo alla libertà”, come teme Gagliano? Dal mio punto di vista, sarebbe più opportuno parlare di “educazione del popolo alla comunitarietà”.
A me sembra sempre molto strano che, perfino tra i più anti-sistema, si invochi la libertà individuale e si gridi al securitarismo pandemico invece di invocare l’arresto di tutte le attività economiche per tre mesi di seguito (dopo aver chiesto a tutta la gente di fare provviste adeguate) facendo pagare tutto alle classi abbienti (non si legga in queste parole alcuna ‘cattiveria’ nei confronti di chi appartiene a queste, per favore) e provvedendo ad una redistribuzione della ricchezza – in nome del passaggio dall’attuale società individualistico-anomica ad una comunità solidale.