giovedì 11 novembre 2021

LA GABBIA DEL MASCHILISMO IMPRIGIONA SOLO LE DONNE ?


 

LA GABBIA DEL PATRIARCATO

 

Dei femminicidi – e più in generale dei casi di violenza ai danni di donne in quanto donne – si parla ormai abbastanza. Meno, molto meno, di quell’impianto culturale, istituzionale e sociale che ne costituisce l’humus. Insomma: ci si concentra sulla punta dell’iceberg, senza preoccuparsi di analizzare la massa sommersa. 

Il movimento nazionale “Maschile plurale”, nel cui alveo si riconosce anche il nostro piccolo “Gruppo noi uomini contro la violenza sulle donne a Palermo”, è impegnato invece proprio nell’analisi critica dell’ordine maschilista-patriarcale nella storia dell’Occidente: non solo per una (pur necessaria) chiarezza  intellettuale, ma anche e soprattutto per una revisione delle pratiche, collettive e individuali, abitualmente più diffuse.

Schematizzando in maniera un po’ brutale per desiderio di sintesi, si potrebbero focalizzare quattro principali costellazioni di aspetti del sistema maschilista-patriarcale in cui  - al di là, o meglio al di qua, di responsabilità morali soggettive – ci troviamo immersi come abitanti attuali del pianeta.

Già dal punto di vista  biologico,  la gravidanza, il parto, l’allattamento sono fasi della vita femminile che comportano inferiorità in caso di scontro ‘fisico’ nella coppia.

Meno appariscente, ma non meno pesante, la sperequazione subita dal genere femminile nell’ambito socio-economico: sin da bambine, le donne sono adibite a lavori domestici senza nessuna forma di retribuzione. Se decidono di lavorare fuori casa, hanno più difficoltà nell’essere assunte e più facilità nell’essere licenziate: e, nei periodi in cui sono in attività, sono costrette a “lavorare il doppio per guadagnare la metà”. E’ in questo contesto socio-economico che vigoreggia da secoli “il più antico mestiere del mondo”: la  mercificazione del sesso viene oggi perpetrata  in forme inedite e attraverso canali differenziati.

La situazione non migliora dall’angolazione giuridico-culturale: per limitarci al nostro Paese, la parità dei coniugi davanti alla Legge è sancita solo nel 1975 ed è solo nel 1981 che si cancella il “delitto d’onore”. Alle donne, nonostante l’articolo 51 della Costituzione, l’accesso alla magistratura è stato concesso solo nl 1963: sino ad allora, infatti, era prevalsa la tesi di alcuni parlamentari che il ciclo mestruale le rendesse inadatte ad esercitare con obiettività la funzione giurisdizionale. 

Sullo sfondo, o alla radice, di tanti pregiudizi anti-femminili dominano delle concezioni simbolico-teologiche che qualche teologa ha sintetizzato affermando: “sino a quando Dio viene concepito sempre e solo come Maschio, il maschio (non necessariamente credente, confessante, praticante) avvertirà la tentazione di concepirsi come dio”[1] .


***

Sappiamo che la riflessione femminista ha indagato a fondo – e non senza inevitabili contrasti ‘interni’ – queste varie dimensioni dell’impianto maschilista-patriarcale da almeno mezzo secolo. Da alcuni decenni si sono aggregati alla ricerca diagnostica e terapeutica anche dei maschi: 


PER COMPLETARE LA LETTURA; BASTA UN CLICK QUI:


https://libertariam.blogspot.com/2021/11/la-gabbia-del-maschilismo-diaugusto.html


 



[1] Cfr. A. Cavadi, L’arte di essere maschio libera/mente. La gabbia del patriarcato, Di Girolamo,  Trapani 2020, p. 64.

[2] Cfr. A. Cavadi,  Né Principi azzurri né Cenerentole. Le relazioni di ‘genere’ nella società del futuro, Di Girolamo, Trapani 2021, pp. 73 – 74.

1 commento:

Mario Mercanti ha detto...

Sono totalmente d'accordo con Augusto riguardo alla condanna del maschilismo, che vorrebbe confinare le donne in ruoli sociali marginali.
Mi permetto peraltro di ritenere che non si possa apoditticamente affermare che le donne, in quanto tali, siano a priori "migliori" degli uomini quando riescono ad assumere ruoli di potere.
Mi permetto, in proposito, di osservare che la Storia sembra smentire la tesi, da non pochi sostenuta (esplicitamente o un po' tra le righe), di una presunta "diversita costitutiva" di comportamento delle donne in tali ruoli. Pensiamo, per esempio, a Cleopatra, Marozia, Elisabetta 1° d'Inghilterra, Maria Teresa d'Austria, Caterina di Russia e, per venire ai giorni nostri, a Margaret Thatcher, la dott.ssa Saguto o, last but not least, l'italica Giorgia Meloni.
In sostanza, a mio modesto parere, l'onestà, la correttezza, la competenza, la capacità di comprendere e prappresentare i bisogni delle persone, lo spirito di abnegazione, la compassione etc. non dipendono dal sesso cui si appartiene.
Peraltro Socrate, Budda, Confucio, Gesù, Gandhi, M. Luther King furono maschi eppure, mi pare, non si possa negare che siano stati ripieni di quelle doti.
Per concludere, è sacrosanto che le donne abbiano le stesse possibilità degli uomini in ordine all"accesso a tutte le professioni e a tutti i ruoli direzionali, in politica come in economia, ma ciò non implica che soltanto per questo si possa avere, automaticamente, un mondo migliore.
Se qualcuno dei frequentatori di questa Chat troverà il mio discorso non "politically correct", me ne scuso e me ne dolgo
fin d'ora ma, come di suol dire: "amicus Plato sed magis amica veritas"