domenica 5 agosto 2018

I SICILIANI SPIEGATI AI TURISTI (21ma. PUNTATA)

"Gattopardo"
(Edizione Sicilia)
1 agosto 2018
                                       PER    COLPA      DI     CHI


Al turista che intrattiene una chiacchierata con un taxista, o con un venditore di souvenir ,capiterà prima o poi di sentire una lamentazione ormai canonica: “Siamo stati occupati da innumerevoli dominatori che arrivano, predano e tornano da dove erano partiti solo quando vengono scacciati da nuovi conquistatori”. Se l’interlocutore siciliano è anche un po’ istruito correda la sua geremiade con un elenco più o meno ordinato di sfruttatori: Greci, Punici, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Borboni e,  infine, Piemontesi. Con questa teoria il siciliano “medio” ritiene di auto-assolversi da ogni responsabilità per tutto ciò che nella sua isola non va bene: dai trasporti alla sanità, dall’arretratezza economica alla corruzione mafiosa. 
  Ma è davvero così? 
Una valutazione obiettiva dovrebbe mettere in conto almeno due dati. Indubbiamente, se alcuni esponenti di un’etnia sbarcano – ben armati – in una regione, attratti dalle bellezze naturali e dalle potenzialità economiche, non sono animati da intenti missionari: ingenuo aspettarsi un comportamento da benefattori. E, infatti, gli stranieri che hanno esercitato una qualche forma di governo sulla Sicilia – anche indirettamente come gli Inglesi nell’Ottocento e gli Statunitensi nel Novecento – hanno cercato di trarre il massimo profitto possibile. Ma (prima considerazione) non hanno solo preso, hanno anche dato. Senza gli Arabi, per limitarci a un esempio di tragica attualità, l’isola non avrebbe conosciuto grandi innovazioni tecniche in agricoltura né capolavori in architettura. E soprattutto (seconda considerazione) gli stranieri non hanno dominato ricorrendo di norma al terrore, alla violenza sistematica, ai genocidi, bensì  ottenendo la complicità di alcune fasce sociali indigene. Una volta dei baroni, felici di rinunziare a qualsiasi attività produttiva; un’altra della borghesia, altrettanto pigra e improduttiva; altre volte dei ceti meno abbienti disposti ad accogliere gioiosamente qualsiasi Liberatore che promettesse pane e feste. 
   Di questa storia di complicità, di tradimenti da parte di siciliani  a danno  di altri siciliani… nelle lamentazioni di strada non c’è traccia. E anche negli ultimi decenni formazioni partitiche nate nel Settentrione d’Italia, attorno a imprenditori radicati nelle regioni del Nord  o a imbonitori che non hanno nascosto il disprezzo razzista verso tutto ciò che si trovava da Roma in giù, hanno trovato e trovano consensi elettorali imprevedibili. Poi, tra qualche tempo, umiliati dalle delusioni, si dirà che siamo stati colonizzati da queste formazioni politiche nordiste: e avremo qualche nome da aggiungere alla lista dei dominatori di cui lamentarci.

AUGUSTO CAVADI
www.augustocavadi.com




Augusto Cavadi
www.augistocavadi.com
   

1 commento:

  1. Caro Augusto,
    se è vero che il vittimismo non porta a niente è anche vero che la "Questione meridionale" esiste ed ha delle cause precise ma complesse. Ti segnalo di Francesco Barbagallo "La questione italiana" edito da Laterza per un'analisi accurata ma non pedante, chiara senza cedere a semplicismi.

    Guarda come si industriano i siciliani nell'accogliere i turisti nella totale assenza di politiche di turismo sostenibile da parte di Comune e Regione. Esistono praticamente solo iniziative private nell'assenza di fondi, coordinamento ed iniziativa di chi ci governa.
    Il popolo siciliano non è né migliore né peggiore degli altri popoli della terra, colpevolizzarlo non risolve niente di più del vittimismo che stigmatizzi nel tuo blog. Un caro saluto.

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