venerdì 20 marzo 2020

FUGGIRE DALLA QUARANTENA FORZATA IN CASA ?


* Nella foto (di Concetta Di Spigno) la scrivania della stanzetta dove leggeva, meditava, scriveva Baruch Spinoza

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18.3.2020

FUGGIRE DAL VUOTO FORZATO DELLE NOSTRE 
QUARANTENE? 

Blaise Pascal, all’inizio della Modernità, l’aveva asserito con la lucidità dello scienziato: “Tutta l’infelicità degli uomini deriva da una sola causa: dal non saper restarsene tranquilli, in una camera”. Chi avrebbe scommesso, solo qualche settimana fa, che un pensiero del genere si sarebbe rivelato attuale?
Pascal non era né un musone (molte sue pagine sono venate da un humor sottile, penetrante) né un un misantropo (quando poteva si recava nella comunità giansenista di Port Royal). Tuttavia considerava problematica l’affannosa ricerca di divertissement : che non è, propriamente, il ‘divertimento’ - comprensibile e legittimo - di chi cerca un po’ di svago dopo una giornata di concentrazione sul lavoro, quanto la fuga da ogni forma di raccoglimento. E’ il terrore di stare un’ora fermo, a riflettere sul senso di ciò che si è e che si vuole davvero: un terrore così angosciante che si preferisce qualsiasi rischio in pace e in guerra, qualsiasi fatica.
Ebbene questa incapacità di silenzio, di meditazione, è per Pascal causa di ogni infelicità: ci cacciamo nei guai più vari perché temiamo la “noia” come un buco nero. E’ cronaca di questi giorni, di queste ore: siamo disposti a rischiare ogni contagio – passivo e attivo – pur di evitare la quarantena in casa. 
Ma Pascal non condanna, moralisticamente, nessuno. Sa infatti che la spasmodica tensione verso ritmi di vita incalzanti, luoghi affollati, spazi rumorosi, bevande inebrianti non è solo causa di infelicità. Prima ancora, più originariamente, ne è un effetto. La distrazione forzosa produce infelicità; ma, in un circolo vizioso, ne è anche il prodotto. Siamo infelici perché incapaci di sostare, ma siamo incapaci di sostare perché infelici.

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1 commento:

Pietro ha detto...

tu scrivi: " La reclusione coatta in casa, in questi giorni, potrebbe svelarci la radice della nostra infelicità: non sapere contemplare gli oggetti del nostro amore. O non averne."
D'accordo. Sospetto che ci inquieti, anche, avere più tempo per pensare: siamo abituati solo al pensiero funzionale a qualcosa, strumentale insomma. Ci mancano le distrazioni che ci affranchino dalla fatica di riflettere sulla nostra condizione esistenziale di fondo, sulla nostra precarietà, sul senso di tutto quello che ci circonda e sulla nostra vita.