sabato 6 luglio 2019

IL DIO DEI LEGHISTI E IL DIO DEI MAFIOSI

“Repubblica (Palermo)”
6.7.2019

IL DIO DEI MAFIOSI E IL DIO DEI LEGHISTI

Premessa necessaria: la mafia e la Lega sono due organizzazioni radicalmente differenti. La mafia è un fenomeno di origine meridionale che si è diffuso al centro e al nord della Penisola; la Lega è un fenomeno di origine settentrionale che si è diffuso al centro e al sud della Penisola. La mafia è un’associazione di criminali che ha come obiettivo di acquisire l’egemonia mediante metodi (almeno potenzialmente) violenti; la Lega è un’associazione di cittadini che ha come obiettivo di acquisire l’egemonia mediante metodi (almeno formalmente) legali. La mafia ha conquistato Roma per inquinarla, corromperla, sfruttarla; la Lega ha conquistato Roma con l’intenzione di liberarla dagli inquinamenti dei corrotti e dallo sfruttamento dei “ladroni” (quanto ci sia riuscita, è ancora presto per dirlo). Negli ultimi anni un numero crescente di politici meridionali si guarda bene dall’ostentare relazioni mafiose nel timore di perdere consensi elettorali; invece, sempre negli ultimi anni, un numero crescente di politici meridionali si affanna ad ostentare relazioni leghiste nella speranza di accrescere i consensi elettorali.
Si potrebbe continuare per intere pagine nell’elencare le differenze fra la mafia e la Lega. Ma non hanno proprio nulla di comune? 
Quando, alcuni anni fa, presentai in provincia di Bergamo un mio libro intitolato Il Dio dei mafiosi, interamente dedicato alla strumentalizzazione dell’universo simbolico cattolico da parte delle organizzazioni criminali del Sud, un signore del luogo, intervenendo al dibattito, mi chiese – non so se con candore o con malizia ben celata – se dunque la mafia non avesse insegnato alla Lega come rapportarsi all’elettorato cattolico, radicato nel lombardo-veneto non meno che in Sicilia. L’osservazione mi colpì al punto che volli studiare la questione e la stessa casa editrice milanese (la San Paolo) che aveva ospitato il primo volume pubblicò dopo poco anche Il Dio dei leghisti.
Eravamo nel 2012 e bisognava acuire lo sguardo per trovare documenti che attestassero questa strategia promozionale della Lega: l’associazione “Cattolici padani” del senatore Giuseppe Leoni; le dichiarazioni di Angelo Alessandri, presidente della Lega Nord (“Come molti fondamentalisti cattolici, pensiamo che la nostra fede sia tutt’uno con la nostra identità. E non dimentichiamo mai che è stata il sostegno più grande nella lotta di sempre: quella contro gli islamici”); alcune esternazioni confidenziali dello stesso Umberto Bossi che, convertitosi dopo una difficile crisi clinica, aveva abbandonato le originarie posizioni anti-clericali neo-pagane (quando accusava “il papa polacco” di “rubare il lavoro ai papi italiani”) , riscoprendo alcune devozioni dell’infanzia (“E’ un portafortuna. Ogni volta che vado via lo tocco…” dichiarò del crocifisso di legno esposto alla porta di casa) e sbilanciandosi anche in ardite speculazioni teologiche (“Anche Dio è federalista: c’è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”).
  Dopo il tramonto del padre fondatore e l’ascesa del giovane Matteo Salvini tutto è diventato più chiaro, più tangibile: rosari e vangeli, Madonne e Padri Pii, vengono sventolati in radunate oceaniche sotto gli occhi di telecamere da ogni parte del mondo. Con quanta sincerità interiore? Con quanta adesione intima al vangelo della solidarietà, della compassione, dell’accoglienza dello straniero? Con quanta sintonia con un rabbino nomade che, dovendo spiegare come si dovrebbe amare il prossimo, sceglie il racconto di un Samaritano che si china a curare le piaghe di un poveraccio di un’altra religione e di un’altra etnia? Qui, come nel caso di don Calò Vizzini e di Genco Russo, di Benedetto Provenzano e di Pietro Aglieri, l’ultimo giudizio non spetta a noi mortali.

Augusto Cavadi 
www.augustocavadi.com

5 commenti:

Pietro ha detto...

Che sintesi perfetta, efficace e stimolante!

Andrea Volpe ha detto...

Lo stesso paganesimo accomuna mafia e Lega e forse anche alcune espressioni di pietà popolare:

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Grazie, caro Augusto!

germano federici ha detto...

L'ho letto d'un fiato, ritrovandoci contenuti condivisi, soprattutto in relazione all'errore fondamentale, che si perpetua nella chiesa, di mettere sullo stesso piano l'amore senza condizioni evangelizzato dal Nazareno e la miriade di enunciati e pratiche successive, che hanno dato forma alla pura gestione del potere. Su due soli aspetti temo che il tuo giudizio sia stato troppo generoso nei confronti non solo della Lega, ma anche e soprattutto della Chiesa cattolica. Se l'albero va giudicato dai frutti, il giudizio evangelico sulla Lega si impone da sè, senza bisogno di ulteriori motivazioni, checchè dicano di sè i vari esponenti leghisti. Quando poi dici che l'errore dell'affiancamento della chiesa alla Lega è dovuto alla volontà di raggiungere l'obiettivo più alto della salvezza di tutti gli uomini, non posso che ricordare che Gesù non è sceso a compromessi utilitaristici in vista del Regno di Dio. La Lega è l'ineluttabile conseguenza del tradimento di Gesù di Nazareth attuato da certi suoi seguaci per arrivare al riconoscimento e alla gestione del potere politico. germano

germano federici ha detto...

aggiungo con molta tristezza che l'ultima volta che ho seguito una messa domenicale, è stato nei primissimi anni Ottanta, quando, finita la solita celebrazione eucaristica accompagnata dai canti accorati e felici di noi (allora) giovani, ho trovato sul sagrato un banchetto del MSI che raccoglieva firme a favore della pena di morte. In fila non pochi dei fedeli usciti con me dalla celebrazione in attesa di apporre la loro firma. Ho giurato a me stesso che non avrei mai più messo piede in quella e altre chiese. Come il vescovo episcopaliano Spong, mi sento un cristiano in esilio. E incazzato. All'alba dei 70 anni son qui a chiedermi quello che, con ben più forti ragioni, si chiede il personaggio ricordato da E.Wiesel in "La Notte" davanti all'atroce morte per impiccagione di un bambino in un campo di concentramento nazista:"Dio dove sei?". La risposta "E' lì, appeso alla forca" è insieme una condanna e una speranza per questi tempi cattoleghisti.

germano federici ha detto...

continuando a riflettere ....
L'errore fondamentale commesso dalla chiesa cattolica è stato da te ben messo in evidenza. Servirebbero alcuni approfondimenti, che vanno oltre il problema del cattoleghismo. Ricordo che in seminario negli anni Sessanta un sacerdote di Bergamo, che teneva per noi degli esercizi spirituali, denunciò quelli che denominava "cristiani della domenica", puttanieri (nel senso più lato possibile) per tutta la settimana, tranne che per i 45' della liturgia domenicale....
Anni dopo, iniziando ad ampliare il mio orizzonte culturale, scoprii che le nazioni cattoliche erano quelle più corrotte dell'Europa occidentale. Questo davvero mi colpì, tanto che iniziai a rifletterci, mentre studiavo con attenzione "Alle prese con Dio" di H.Zahrnt, un'opera che mi offrì una meravigliosa panoramica sul dibattito teologico del Novecento.
A un certo punto focalizzai sulla teologia sacramentale, in particolare su quella battesimale e penitenziale. Come ben sai nella comunità cristiana primitiva non esisteva una "confessione" che non coincidesse con la professione di fede, da effettuare una sola volta nel rito del battesimo.
Poi il problema dei lapsi rese evidente la necessità di una seconda remissione dei peccati, che si consigliò di rinviare a fine vita (perchè non si sa mai, magari sorgeranno dei re-lapsi o dei poli-lapsi, passami questi neologismi). L'ansia della salvezza dentro il popolo di Dio, ben accresciuta da una predicazione che insisteva più sulla giustizia retributiva (amministrata da un Dio Moloch) che sulla misericordia gesuana, trovò nella pratica della confessione auricolare, inventata dai monaci irlandesi e subito condannata da un sinodo ecclesiale, lo strumento di cui la chiesa, rivedendo la sua prima decisione (alla faccia dell'infallibilità), fece sacramento "tariffato", vendendo a poco prezzo la salvezza ai suoi fedeli.
Non è un caso che i paesi della Riforma, avendo rigettato anche tale pratica, sono caratterizzati da un senso morale più alto. Il fedele riformato, infatti, non può essere certo del perdono divino grazie a un "te absolvo", ma lo deve ricercare continuamente nell'intimo della propria coscienza, che, si sa, è un tribunale ben più severo di quello celebrato nel confessionale cattolico.
Insomma, una chiesa che inventa atti formali attraverso i quali passerebbe CON CERTEZZA la grazia per il solo fatto di essere celebrati nelle condizioni prescritte, ha creato la premessa necessaria e sufficiente per la deresponsabilizzazione del popolo cristiano rispetto alle colpe individuali e per la genesi del suo perbenismo rispetto alle colpe sociali.
Certo, anche il protestantesimo non è esente da colpe gravissime, che hanno portato tra l'altro alla genesi di un capitalismo brutale e alla follia del nazismo. Ma queste sono altre storie, nate da altre cause.