Chi di noi nutre grande stima per la preparazione intellettuale e soprattutto per il coraggio anticonformista di Vito Mancuso si aspetta da lui interventi di alto livello in ogni campo. Ma è un errore un po’ infantile. Ognuno ha le sue competenze, le sue intuizioni anticipatrici, ma anche i suoi limiti. Aristotele è stato un genio, ma non è stato mai sfiorato dal sospetto che non si fosse liberi o schiavi per natura. Kant è stato un genio, ma non è stato mai sfiorato dal sospetto che le donne non siano geneticamente inferiori ai maschi.
Anch’io, nonostante – anzi, proprio a
causa del – mio affetto personale nei confronti di Vito Mancuso, sono rimasto
dispiaciuto per l’ennesimo suo intervento sul tema della guerra (cf. Perché
serve anche la forza per salvare la pace, “La Stampa” del 22.7.2026): ma, a
ben riflettere, ci sarebbe stato da stupirsi se avesse scritto diversamente.
Infatti, se non mi è sfuggita qualche pagina dei suoi molti e apprezzabili
volumi, non ho mai trovato un riferimento puntuale, “scientifico”, alla Teoria della Nonviolenza. Dunque, anche in questa occasione, egli ha
dato voce, con la consueta lucidità espositiva, al senso comune dominante: se
si è dentro il paradigma culturale attuale non si può scrivere meglio.
Ciò che si può sperare è che persone acute
e oneste come Mancuso ammettano l’ipotesi che questo paradigma, oggi dominante,
non sia l’unico possibile e avvertano la curiosità di conoscere (di prima
mano!) alcuni almeno dei pensatori che, negli ultimi due secoli, hanno
immaginato creativamente dei paradigmi alternativi e anticipato
“profeticamente” degli stadi evolutivi dell’umanità, oggi derisi come «utopistico
idealismo». Mi riferisco ad autori che, nei miei primi cinquant’anni (oggi ho
superato i 75!) , avevo solo sentito nominare, ma che (come molte altre persone
che li citano per approvarli o per stigmatizzarli) non avevo mai studiato
attentamente: H. D. Thoreau, L. Tolstoj, M. K. Gandhi, Basha Khan, Vinoba
Bhave, A. Capitini, G. G. Lanza del Vasto, J. Goss, H. Goss-Mayr, N. Mandela,
E. Balducci, L. Milani, D. Dolci, G. Sharp, M. L. King, J. Galtung, A. L’Abate,
G. Pontara, T. Bello, A. Drago, G. Salio, A. Langer, P. Patfoort…
Da queste e fonti si ricavano gli elementi essenziali (sintetizzati in un agile volumetto da Andrea Cozzo nel suo La violenza oltre i pregiudizi. Cose da sapere prima di condividerla o rifiutarla, Di Girolamo Editore) per dissentire da varie affermazioni di Vito Mancuso, o per le meno per relativizzarle. «La guerra è una condizione permanente dell’umanità»? Certo, sino ad ora lo è stata. Come l’alta mortalità infantile o le ricorrenti carestie. Significa che sarà per sempre e necessariamente così? «Il disarmo è difficilmente attuabile»? Certo che lo è. Ma è l’unica via ragionevole, realistica, pragmatica, per evitare il suicidio collettivo dell’umanità: soprattutto dal 1945 in poi, sappiamo che non ci sarà guerra senza bomba atomica, dopo la quale non ci saranno né vincitori né vinti. «Tra la difesa armata e la resa disarmata» è preferibile la difesa armata? Certo. «Niente è preferibile alla libertà». Ma c’è una terza via: la difesa popolare civile, non armata e nonviolenta (con le sue strategie, le sue tecniche, i suoi corpi di pace da preparare esattamente come si preparano gli eserciti armati) che è tanto distante dalla resa inerte quanto dalla reazione armata: e migliaia di cittadini e cittadine stiamo raccogliendo le firme per una proposta di legge tendente a istituzionalizzare questa forma di difesa per accompagnare un processo graduale (e bilaterale) di disarmo militare internazionale (https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008 ).
In una discussione più ampia e articolata ci sarebbero molti altri passaggi dell’editoriale di Mancuso meritevoli di approfondimento, ma vorrei limitarmi solo a un’informazione. Solitamente si ritiene che i conflitti nella storia siano stati risolti soprattutto con la violenza (anche perché i manuali parlano quasi esclusivamente di questi!), ma una studiosa degli Stati Uniti d’America, Erica Chenoweth, al termine di una ricerca intrapresa proprio per dimostrare questo prevalere delle ragioni delle armi sulle armi della ragione, nel suo Come risolvere i conflitti. Senza armi e senza odio con la resistenza civile (meritoriamente tradotto in italiano dalle Edizioni Sonda), è arrivata con suo stupore alla conclusione opposta: che negli ultimi 120 anni i conflitti gestiti senza ricorso alla violenza hanno avuto un numero di esisti positivi molto maggiore dei conflitti armati.
Augusto Cavadi
Qui la versione originaria:https://www.adista.it/articolo/76122
10 commenti:
Grazie, Augusto. Speriamo possa mettere Vito Mancuso sul cammino dello studio della nonviolenza (senza limitarsi , come fece qualche anno fa in un altro articolo su La Stampa, sempre per legittimare l'invio di armi all'Ucraina,, alla citazione di quella famosa pagina di Gandhi sulla necessità di uccidere un pazzo che stesse seminando morte con una spada in un villaggio)...
Ottimo articolo, Augusto. Lo inserirò nel blog del Movimento nonviolento.
È superfluo dire, per chi mi conosce, che sono in sintonia col pensiero di Vito Mancuso espresso nell’editoriale in questione. Per completezza di informazione ricordo che il libro di Erica Chenoweth, pur contenendo fatti di tutta evidenza, è stato oggetto di critiche qualificate in America e in Europa, tant’è che ultimamente la stessa autrice ha dovuto rivedere le conclusioni raggiunte dalle sue ricerche. Soprattutto su quanto i fatti e i riferimenti da lei riportati siano dipesi dalle fasi storiche ideologiche, politiche, sociali, economiche etc…
Aggiungo di mio che bisognerebbe considerare quante vittime di fame e stenti ci sono state in conseguenza ad accordi “forzati” e quanta perdita di libertà e di diritti civili intere generazioni hanno dovuto subire prima di affrontare nuovi conflitti. Questo per debita e completa informazione.
La scelta della guerra è.imposta dai produttori di armi, da imperialismi, da conflitti economici e religiosi. Come si può continuare a produrre cultura - anche a livello alto, come fa Mancuso - guardando tanta sofferenza, le cui cause non sono certo da imputare alle vittime.
Mi associo totalmente allo sconcerto fino alla afflizione personale per questa posizione che mi pare addirittura enormemente contraddittoria delle stessi tesi di Mancuso sulla primazia dell'etica e del bene. Con argomentazioni che, queste sì, trovo disarmanti soprattutto per la stima che gli riconoscevo. Nel mio piccolo, mi sentire di essere ancora più incalzante dell'ottimo Cavedi: ogni affermazione mi pare debolissima (soprattutto dal punto di vista etico) e facilmente obiettabile, riga per riga. Dopo le ottime repliche di La Valle e Cavedi spero in un crescendo di voci che possano (ma dubito, visto il tenore soprattutto ideologico della tesi di Mancuso) correggere questo clamoroso sbandamento.
Ottimo commento, Augusto, ma io sono meno indulgente con Vito. Lo scricchiolamento delle sue tesi è , a mio avviso, da tempo prodotto da una visione banalizzante della vita dello Spirito. Infatti, gli rimane solo l'etica, che è nobile, ma soggetta al mutare della Storia e insufficiente per capirne i possibili salti evolutivi.E non mi fa piacere dirlo.
Sono Gerita.No. so perché il post risulta Anonimo
Mancuso afferma che la guerra sarebbe una "condizione permanente dell’umanità”. Se "permanente” significa qui “perdurante”, niente da eccepire. Ma se (come credo) Mancuso intendeva “originaria e dunque ineliminabile”, la tesi è semplicemente falsa: non esistono infatti evidenze archeologiche di atti di guerra anteriori al mesolitico ovvero a 15-20.000 anni fa. I nostri antenati e le nostre antenate del paleolitico sembrano averne saputo fare benissimo a meno.
La cosa che mi lascia semplicemente di stucco, per la totale astratta ideologicità di quanto afferma Mancuso, è che egli sembra considerare la guerra una prerogativa dei Cattivi, e in particolare del cattivo Putin. Delle guerre del buono (fa parte del Patto atlantico, che altro poteva essere se non un Buono?) Trump nemmeno l'ombra: eppure, se per salvare la pace serve anche la forza (armata), non dovremmo allora armarci anche contro di lui? (e non ci si sarebbe dovuti armare contro gli Usa, che storicamente è uno stato-canaglia, quello che ha fatto il maggiore numero di guerre e violazioni del diritto internazionale, senza parlare di qualche genocidio?).
Attento e pacato. Da leggere utilmente. Senza lanciare pietre su Mancuso, che in futuro potrebbe essere anche un convincente alleato per la pace.
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