Legalizzare o no la GPA (acronimo di Gravidanza Per Altri)? La questione non è semplice. Infatti il diritto può regolare i comportamenti oggettivi (vietare di passare in auto col rosso o imporre la restituzione di un oggetto al legittimo proprietario), ma essi sono intrinsecamente polivalenti: infatti dipendono dal chi, dal come, dal quando, dal dove e soprattutto dal perché. Se sto accompagnando un bambino ferito gravemente al pronto soccorso alle due di notte e, a un incrocio, constato che non c’è nessuna auto all’orizzonte, posso essere sanzionato perché attraverso col rosso? Se un amico due anni fa mi ha prestato una pistola da tiro a segno e oggi me la richiede, se so che sta attraversando una grave crisi depressiva con tendenze suicidarie, posso essere trascinato in tribunale perché mi rifiuto di restituirgliela?
Non
è un caso che il terzo potere costituzionale si chiami propriamente
giurisdizionale, non giudiziario: il magistrato deve “dire” lo “ius”, cioè
interpretarlo, non limitarsi ad applicarlo meccanicamente.
A
sua volta il magistrato si basa sull’etica socialmente condivisa, sui criteri
di bene e di male di una società in una determinata fase storica: e,
francamente, è questa dimensione fondante, pre-legale, che a me interessa
maggiormente. Sappiamo infatti che, prima o poi, è l’etico (il costume, il
senso comune) a condizionare il giuridico (la normativa che prevede sanzioni).
Oggi
l’etica prevalente è caratterizzata da due principi che non mi convincono:
l’onnipotenza tecnologica (tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche
moralmente ammissibile) e l’imperialismo del desiderio (tutto ciò che appaga un
mio desiderio, a qualsiasi prezzo, è anche moralmente ammissibile).
E’
logico che chiunque condivida questi due princìpi ritenga lecita la GPA “senza
se e senza ma” (presumibilmente con la sola garanzia che la madre biologica non
sia fisicamente costretta alla gravidanza).
E
chi non li condivide, perché ritiene che la tecnica debba rispettare dei limiti
e che il desiderio soggettivo debba accettare il vaglio della razionalità, deve
dunque essere necessariamente contrario alla legalizzazione della GPA?
Personalmente
ritengo che una qualche forma di regolamentazione normativa sia preferibile al
Far West sommerso: penso a un plesso di norme che prevedano la liceità della
GPA, ma esclusivamente nei casi in cui
l’accordo fra genitore legale e madre naturale non abbia carattere commerciale (per esempio fra persone amiche o legate da
vincoli di parentela).
So
bene l’obiezione: fatta la legge, trovato l’inganno. Ma se c’è la legge, il
trasgressore può essere (per quanto improbabilmente) sanzionato (ad esempio con
una denunzia a posteriori da parte della madre biologica, come avviene
sia pur raramente da parte di lavoratori sfruttati da datori di lavoro). Se non
c’è nessuna legge, o se c’è solo una legge che proibisce indiscriminatamente,
si aprono scenari simili alla situazione degli aborti prima della 194/1978: ad
esempio il ricorso a “uteri in affitto” in altri Paesi dove tale pratica sia
prevista ufficialmente o tollerata di fatto. Ovviamente l’analogia fra i due
casi si fermerebbe qui: non vedo nessun motivo per prevedere che la GPA venga
non solo ammessa in casi di prestazioni gratuite, ma addirittura finanziata
dallo Stato, per quanto riguarda le operazioni chirurgiche necessarie
all’impianto dell’ovulo fecondato e al parto finale.
Comunque,
la radice della questione resta a mio avviso etica: è l’arroganza
antropocentrica dell’essere umano che va individuata, sottoposta a esame e,
gradualmente, destrutturata.
Augusto
Cavadi
Qui il link alle versione originaria:
https://www.zerozeronews.it/legalizzare-la-gravidanza-per-altri/
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