Tra le molte ragioni della disaffezione nei confronti del dibattito politico va, forse, annoverato il provincialismo pettegolo. Certo la maggioranza degli elettori lo ignora, ma propendo a ritenere che essa nutra inconsapevolmente l’esigenza di essere interpellata su questioni alte, di fondo, piuttosto che su baruffe da cortile: quanta popolazione può sopportare la Terra, quali cambiamenti climatici ci attendono, come evitare una terza guerra mondiale…E ciò non perché non sia interessata ai salari inadeguati, all’assistenza sanitaria preclusa ai meno abbienti, al sistema dell’istruzione in declino o alle crepe del sistema giudiziario: intuisce confusamente, però, che un nesso – invisibile, ma ferreo – collega gli sfaceli planetari alla quotidianità concreta. In ogni disastro ecologico o epidemia o guerra le fasce socio-economiche della popolazione pagano prezzi assai differenti.
A elevare il livello del confronto - e dello scontro – politico possono
contribuire libri che, prima di esprimere opinioni legittimamente soggettive, riportano
dati di fatto incontrovertibili. Il Manifesto di una Dittatura Planetaria,
di Alberto M. Cacopardo, Edimedia, Firenze 2026 (pp. 134, euro 8,00) è uno di
questi rari, preziosi, indispensabili, libri. Non si può leggere senza
immaginare che se lo leggessero, e lo comprendessero, i dirigenti politici di
maggioranza e di opposizione proverebbero imbarazzo per la banalità delle polemicuzze
abituali e metterebbero sul tavolo le alternative decisive: a quale modello di
civiltà il nostro Paese intende contribuire? Vogliamo andare verso il mondo disegnato dalla
Carta delle nazioni unite dell’ONU all’indomani della seconda guerra
mondiale, o verso il mondo proposto, in maniera trasparente, articolata ed efficace,
da Donald Trump e dalla cerchia dei suoi consiglieri e dei suoi sostenitori?
Non si può rispondere con un minimo di
credibilità se non si leggono i due fondamentali documenti che in questo agile
volume sono riportati integralmente e commentati magistralmente: la Strategia
di Sicurezza Nazionale di Donald Trump e la Strategia di Difesa Nazionale
di Pete Hegseth. Nessun sospetto di complottismo o di manipolazione ne può
inquinare la lettura: come scrive nella brillante e informata prefazione
Domenico Gallo, sono documenti «disponibili in internet» (ovviamente in lingua
inglese) e «visibili
a
tutti, ma il sistema mediatico li nasconde e li rende invisibili» (p. 8) o per
complicità o perché, ingenuamente, considerato – come nota Cacopardo - «uno dei
consueti esercizi di retorica» (p. 17) a cui i governi di tutto il mondo, e
l’Amministrazione Trump in particolare, ci hanno abituati.
Cosa dice in sintesi il primo dei due
testi? Nelle prime due sezioni che «gli Stati Uniti sono e vogliono restare il
paese più ricco, più potente e più armato del mondo, vogliono essere liberi di
perseguire i propri interessi in qualsiasi parte del mondo, perpetuando il
proprio “dominio economico” e la propria “superiorità militare”, senza essere
intralciati da regole o istituzioni internazionali che col loro
“transnazionalismo” pretendano di giudicare il loro operato, di “limitare la
loro sovranità” o di tutelare la pace nel mondo, della quale si attribuiscono
loro stessi la responsabilità. Esigono un potere senza limiti. Ecco il disegno
della Dittatura Planetaria» (p. 28). Nella terza sezione si espongono i mezzi
di cui gli USA dispongono per perseguire il progetto e, nella quarta, i metodi
che intendono adottare per realizzare «ciò che può essere utile all’America o,
in due parole, America First» (p. 31).
Il secondo
documento non è meno impressionante: in esso il Segretario alla Difesa espone
un memorandum destinato prioritariamente, ma non segretamente, ai capi del
Pentagono, ai comandanti delle Forze armate combattenti e ai direttori di
alcune agenzie operanti nel campo della difesa e della guerra. Il leitmotiv
ribadito martellantemente è «trasformare in realtà la visione del presidente
Trump di una pace attraverso la forza» (p. 198), nel misconoscimento totale
dell’evidenza storica che se uno Stato si arma in maniera crescente, prima o
poi avrà necessità di svuotare gli arsenali sulla testa di qualche popolazione
meno armata. Chi non è alleato, subordinato e obbediente, è un nemico o un
avversario o un concorrente: «la deterrenza nei confronti della Cina» (ivi) è
ribadita paranoicamente quasi ad ogni pagina, nonostante che – come nota Cacopardo - «il governo e i
media cinesi non perdono occasione da decenni per insistere che la cooperazione
è preferibile alla competizione e che
loro non vogliono essere avversari di nessuno» (p. 41).
In questa
ossessiva ricerca, o costruzione, del nemico non mancano le critiche dure alle
Amministrazioni statunitensi del passato, soprattutto di aver pagato somme
altissime per la difesa militare di Stati alleati (in primis europei)
che dovranno da ora in poi destinare almeno il 5% del P.I.L. alla «spesa
militare propriamente detta» e alle «spese legate alla sicurezza» (p. 109). In
vista dell’obiettivo centrale - «tornare
a rendere grande l’America» - l’imperativo categorico è: «Basta con l’idealismo
utopico: è tempo di un realismo duro e pragmatico» (p. 111). Dunque, armiamoci
non solo con ordigni «nucleari», ma anche con attrezzature «convenzionali,
spaziali, cibernetiche ed elettromagnetiche» (p. 114).
Nel testo in esame
le affermazioni strabilianti (o che possono suonare tali in fonti non
sospettabili di filo-putinismo) sono diverse. Ad esempio che «Mosca non è in
condizione di ambire all’egemonia sull’Europa. La Nato europea supera
enormemente la Russia per dimensione economica, popolazione e di conseguenza
potenziale militare latente» (p. 112): «perché mai» - osserva Cacopardo - «sia
così urgente impiegare 1300 milioni di dollari all’anno in spese
militari contro un paese che ha un Pil di appena 2000, non si sa» (p. 46).
A lettura
terminata, possiamo comprendere più a fondo la tesi enunciata da Gallo nella
prefazione: sarebbe un errore considerare Trump un «clown» perché, «se
riusciamo a guardare oltre l’aspetto grottesco-folcloristico, dobbiamo renderci
conto» che – shakespearianamente - «c’è del metodo in questa follia» (p. 7). E,
comunque, la sapienza popolare insegna che, più Pulcinella di Pulcinella, c’è
solo chi gli si mette al seguito.
Augusto Cavadi
Qui la versione originale della recensione:
https://www.zerozeronews.it/quello-che-non-abbiamo-ancora-visto-di-trump/
3 commenti:
Grazie graziissime! Hai proprio esagerato...
Diffondo questo tuo articolo!
Grazie Augusto
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