Come
è ormai noto, la segretaria dei Giovani Democratici, Virginia Libero, in un intervento pubblico ha preannunziato,
in caso di guerra aperta, la “diserzione” di molti coetanei. Tra le numerose
voci scandalizzate, anche Marco Mondini con un editoriale su “Repubblica” del 16.9.2026
dal titolo incisivamente eloquente: “I disertori della Costituzione”.
Tra
le molto meno numerose voci in difesa della Libero un editoriale di Marco
Travaglio sul “Fatto” del giorno successivo. Sia la segretaria
dell’organizzazione giovanile del PD che Travaglio vanno approvati e sostenuti
per il loro anticonformismo, ma dispiace che nessuno dei due abbia integrato il
discorso con una precisazione decisiva: un’ampia maggioranza del mondo
pacifista nonviolento italiano non
intende per nulla disattendere l’obbligo, sancito nell’articolo 52 della Carta,
circa l’obbligo di difesa della Patria.
Anzi,
proprio da qualche giorno, sono state raccolte più delle 50.000 firme
necessarie per una proposta di legge popolare (https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008) in cui si chiede l’istituzione di un Dipartimento
governativo per la difesa non armata e non violenta. Si chiede cioè – in una
logica non di “disarmo” ma di “transarmo” – che i cittadini e le cittadine che
ne facciano richiesta vengano istruiti/e, formati/e e addestrati/e a difendere
la Patria con le innumerevoli metodologie (mediazioni, astensione di massa dal
lavoro, boicottaggi, auto-riduzione delle tasse, non collaborazione con gli
eserciti invasori, disobbedienza civile, sciopero alla rovescia e così via …)
che negli ultimi cento anni sono state sperimentate con successo in varie parti
del pianeta. Dunque il Parlamento (le firme saranno consegnate ufficialmente in
Senato il 25 settembre) sarà invitato a decidere se dare agli italiani e alle
italiane una terza possibilità fra uccidere ed essere uccisi: la possibilità di
difendersi con determinazione ma senza mezzi offensivi, con strategie che
mirino alla coscienza (all’intelligenza, alla moralità, alla responsabilità)
dell’avversario affinché si renda conto che ogni risoluzione bellica dei
conflitti è sempre stata – ed oggi lo è ancor di più – una sconfitta
inesorabile per entrambi gli schieramenti.
Centinaia
di conflitti (non solo i più celebri, da Gandhi a Martin Luther King e a Nelson
Mandela) sono stati risolti con la preparazione, la fermezza, il coraggio e la
creatività di avanguardie pionieristiche: la storia dimostra ad evidentiam
che nessun esercito invasore può sottomettere a lungo una popolazione che
unanimemente lo rifiuti.
Poiché la Leva militare obbligatoria non è stata abolita (come generalmente si suppone), ma solo sospesa, molti sindaci (sulla scia del sindaco di Capaci) si stanno preparando a inviare ai maschi che compiranno 17 anni nel 2027 una lettera in cui li avvertono che i loro nominativi saranno trasmessi all’Ufficio di Leva e che possono chiedere agli uffici comunali di aggiungere come notazione a margine che – in caso di chiamata effettiva – intendono fruire del diritto all’obiezione di coscienza entro i 15 giorni dalla ricezione della cartolina di precetto. Dunque viva l’articolo 52 della Costituzione che prevede il servizio militare, ma non esclude ciò che la legge già consente: di difendere la Patria senza versare né il proprio né l’altrui sangue (o di versarne il meno possibile, bloccando all’origine ogni escalation).
Augusto Cavadi
Qui la versione originaria:
Adista News - Difesa civile: viva l'Articolo 52 della Costituzione!
1 commento:
Precisazione importante, grazie. E, fino a che lo Stato non forma alla difesa nonviolenta tutti i cittadini (e, auspico, anche tutte le cittadine) che facciano obiezione di coscienza e non cancella la sospensione del servizio di leva e l'attuale pericoloso affidamento della difesa al solo esercito professionale ('depoliticizzato', cioè, di fatto, mercenario), siano benedetti tutti gli inviti alla diserzione, che comunque, appunto, è opportuno che 'viaggino' insieme alla richiesta di cui sopra.
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