mercoledì 18 dicembre 2024

LE PAROLE E IL SILENZIO DEI SICILIANI

 Il viaggiatore che incontra per la prima volta i siciliani può essere incuriosito da una differenza di eloquio fra le generazioni. I più giovani – perfettamente allineati  allo stile degli spot pubblicitari e del rap - sciorinano disinvoltamente, quasi precipitosamente, le parole; gli anziani sembrano centellinarle parsimoniosamente.

Fatte salve le ovvie particolarità individuali, è più frequente nelle persone in età avanzata obbedire alla massima che “la parola migliore è quella che non si dice”. Che i più giovani non mostrino uguale cautela è un segnale positivo: sono figli di una fase storica in cui, caduta la dittatura fascista, decenni dopo anche la dittatura mafiosa si è incrinata. Ma è solo sintomo di evoluzione democratica? O non anche di un’inflazione del diritto (sacrosanto) di parlare? Annibale C. Raineri ha notato nel suo recente libro autobiografico Ancora: “Cos’altro era se non questo il mutismo dei siciliani, l’attenzione ossessiva ad ogni parola e ad ogni gesto, l’obbligo di legare ogni parola all’azione conseguente, facendo divieto all’inefficace ciarlare?”

Augusto Cavadi

“IL GATTOPARDO/EDIZIONE SICILIA”

domenica 15 dicembre 2024

L'AGONIA DELLA DEMOCRAZIA IN ITALIA SECONDO ELIO RINDONE: PRIMA FASE (2012 - 2015)

Chi desideri riflettere sulle condizioni reali della democrazia nel nostro Paese e sulla politica dell’Occidente, spesso in contrasto con i valori che dice di difendere, può leggere il primo di una serie di volumetti scaricabili gratuitamente al seguente link 

https://app.bookcreator.com/l/-Nis45cap9Lv2WiFznmj?c=R6GF6F2

In La democrazia e l'Italia di oggi sono contenuti degli articoli (pubblicati da Elio Rindone su varie testate) che, in sequenza, mettono a fuoco alcuni passaggi critici della politica italiana dal 2012  al 2015 (dunque durante i governi Monti, Letta e Renzi).

I temi trattati sono seri e non di rado tragici, ma l'autore cerca di mantenere il punto di vista di un osservatore disincantato che volentieri alleggerisce i toni ricorrendo anche al registro ironico. 

Nota tecnica:

Basta cliccare sul link e poi, sulla schermata che si apre, su G e usare un indirizzo gmail, per entrare come studenti nel sito di Book Creator.

giovedì 12 dicembre 2024

BASTA CON LE VIOLENZE SUI CITTADINI DETENUTI NELLE CARCERI ITALIANE !

La condizione dei detenuti non è mai stata invidiabile. Non è un caso che, da secoli, la Chiesa cattolica inserisce nel novero delle sette opere di misericordia corporale “Visitare i carcerati”. Sul piano legislativo-istituzionale, con la Costituzione italiana in vigore dal 1948, sono stati compiuti rilevanti passi in avanti, a cominciare dal terzo comma dell’articolo 27: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Tuttavia, se ci spostiamo dal piano teorico-programmatico all’esperienza quotidiana, la situazione è ben diversa. Quanti di noi sono impegnati in associazione di volontariato penitenziario toccano con mano ogni giorno una contraddizione clamorosa: proprio là dove lo Stato democratico reclude i contravventori delle leggi, esso per primo non le rispetta. I diritti dei detenuti sono disattesi da tanti punti di vista (a causa del sovraffollamento, del malfunzionamento dei servizi igienici, dei ritardi nell’assistenza sanitaria, delle carenze di riscaldamento, delle difficoltà a imparare e svolgere un mestiere o a studiare e conseguire un titolo di studio e così via). In non pochi casi si tratta di soggetti abbandonati dalle famiglie d’origine e impossibilitati a procurarsi il vestiario essenziale e altri piccoli strumenti per la sopravvivenza e la pulizia.

Con i limiti fisici, economici, professionali noi volontari cerchiamo di rimediare ai disagi, ma non intendiamo supplire alle deficienze delle istituzioni pubbliche se non in misura provvisoria: la supplenza si trasformerebbe in oggettiva complicità se non fosse, contemporaneamente, denunzia e pressione affinché lo Stato faccia la sua parte. Non intendiamo costituire un alibi per nessun ente e per nessun responsabile a capo degli enti preposti a questo delicatissimo settore della vita sociale.

In questa logica non possiamo tacere la nostra amarezza  e la nostra indignazione per tutte le volte che – perforando l’abituale cortina di silenzio – arrivano alla luce della cronaca abusi fisici e psichici ai danni di nostri concittadini reclusi. Poiché operiamo a Palermo abbiamo appreso con particolare dolore dei maltrattamenti inferti da alcuni agenti della polizia penitenziaria di Trapani e, pur da associazione aconfessionale per statuto, condividiamo e rilanciamo l’appello di don Raffaele Grimaldi, Ispettore dei Cappellani della Carceri: «Questi episodi rappresentano una ferita profonda non solo per le vittime, ma anche per la missione di giustizia e recupero che ogni istituto penitenziario è chiamato a svolgere. Nessun reato, per quanto grave, può giustificare la negazione della dignità umana. Come ci ricorda la Bibbia: “Nessuno tocchi Caino”.  Quanto accaduto non solo viola i principi fondamentali di rispetto della dignità umana, ma tradisce la missione stessa degli operatori penitenziari, chiamati a custodire e rieducare. Questi atti deplorevoli gettano un’ombra sulla professionalità della maggior parte degli agenti, che quotidianamente svolgono il loro difficile compito con dedizione e rispetto”.

Ovviamente, nella terra in cui magistrati come Falcone e Borsellino hanno dato luminoso esempio di tatto nel relazionarsi con gli inquisiti al punto da meritarne spesso gratitudine e fiducia, attendiamo che la magistratura svolga con equanimità e rigore il suo compito. Anche per bilanciare, nell’opinione pubblica, alcune pericolose tendenze forcaiole, alimentate perfino da personalità politiche, evidentemente legate a culture del passato che speravamo ormai alle nostre spalle. E’ giusto che si sappia: se un Sottosegretario alla Giustizia può esprimere “intima gioia” all’idea che, in alcune situazioni, ai detenuti possa “mancare l’aria”, ci siamo in Italia centinaia di cittadini e di cittadine che provano “intima gioia” quando possono constatare che una persona in stato di detenzione intraprende, anche grazie al supporto di professionisti e volontari,  percorsi riparativi per tornare a respirare l’aria della libertà e della civiltà.

Bruno Di Stefano

· * L’autore è presidente dell’ASVOPE (Associazione di volontariato penitenziario) di Palermo

 = Per la versione originaria basta un click qui:

 https://www.zerozeronews.it/violenze-e-mancato-rispetto-della-dignita-dei-detenuti-lincivilta-delle-carceri/

venerdì 6 dicembre 2024

VIDEO INTERVISTA A GERMANO FEDERICI

Ho già parlato altre volte di questo amico che un brutto male ha strappato prematuramente ai suoi cari e a noi tutti. Adesso è in rete una bella intervista in cui egli ha modo di raccontarsi con la sobria efficacia delle persone davvero degne di ammirazione:

 https://youtu.be/JpJFtnKdw60?si=iXM5XT9EFyZ1HDK4