sabato 20 dicembre 2025

GESU’ DI NAZARET PUO’ ESSERE ANCORA ACCOLTO COME DONO DIVINO?

Con queste riflessioni, cortesemente richiestemi dall'agenzia di stampa "Adista" per la rubrica "Fuori tempio",  chiudo il ciclo dell'Avvento 2025. E' anche il mio sobrio grazie agli amici e alle amiche che in questi giorni mi indirizzano i loro auguri.

Quarta domenica di avvento (21.12.2025): Mt 1,18-24

Gli uomini decisivi per la storia dell’umanità, da Buddha ad Alessandro Magno, sono stati biologicamente concepiti come ogni altro essere umano. Ma anche la loro identità profonda, inscindibile dalla missione cui si sono totalmente consacrati, può essere considerata come prodotta da meccanismi fisiologici? O non è piuttosto il frutto di un progetto divino che si serve delle leggi naturali per perseguire obiettivi trascendenti? Nelle civiltà antiche non c’era dubbio: il parto di ogni personalità straordinaria doveva essere preceduto, accompagnato e seguito da modalità straordinarie (sogni, visioni, avvenimenti insoliti).  Per i suoi discepoli Gesù Cristo non fa eccezione: “sua madre Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”, dunque per un intervento specifico dello stesso Soffio vivificante. E Giuseppe suo sposo accetta docilmente di essere padre di un figlio suo e non-suo, come in fondo sono tutti i figli del mondo.

L’esportazione di questo midrash delizioso dall’ambiente originario ebraico al mondo greco-latino si è rivelata disastrosa: una pia leggenda costruita a scopo catechetico, che nessuno dei lettori contemporanei di Matteo avrebbe preso alla lettera, è diventata un resoconto cronachistico. Così l’ascoltatore del V secolo o del X o del XXI  (educato al rigore logico della filosofia, delle scienze, della storiografia) è posto davanti a un bivio: o credere in vicende inattendibili dal punto di vista fisiologico, anzi ginecologico, o prendere atto della propria mancanza di fede. Un dilemma che, se non fosse ridicolo, sarebbe tragico: imposto da autorità ecclesiastiche prigioniere di categorie culturali di cui sono state portatrici inconsapevoli e incolpevoli, almeno sino a quando la fioritura delle scienze bibliche (soprattutto negli ultimi due secoli) avrebbe potuto far cadere la loro benda dagli occhi. Infatti, a quel punto, invece di ascoltare con docilità intellettuale le argomentazioni dei filologi, degli esegeti, degli studiosi di letterature antiche comparate…hanno preferito far quadrato in difesa di una fantomatica ‘ortodossia’ e (soprattutto nella Chiesa cattolica, ma anche in tante altre Chiese ‘evangelicali’ di orientamento fondamentalista) soffocare con condanne e scomuniche i progressi più convincenti nella comprensione dei testi biblici. Così la questione essenziale – “Che messaggio, al di là delle forme letterarie, intendevano proporre gli evangelisti nei racconti della nascita e dell’infanzia di Gesù?” – è rimasta  inesplorata (se si eccettuano alcuni pionieri coraggiosi come Ortensio da Spinetoli).

Oggi sappiamo che, attraverso un linguaggio poetico, Matteo voleva esprimere la convinzione che Gesù fosse stato un Emanuele, un “Dio-con-noi”. Ma da allora gli scenari intellettuali sono mutati radicalmente: che può significare, al di là delle formule arcaiche, che Gesù è stato per l’umanità un Dono divino? E’ credibile che il Principio originario di un universo in continua espansione da miliardi di anni si sia “incarnato” (qualsiasi cosa significhi questo verbo) in uno dei miliardi di esemplari di quella specie animale (auto-definitasi senza ironia Homo sapiens) apparsa in uno dei miliardi di corpi celesti di cui abbiamo contezza? Sono domande vertiginose che solo a costo di rinunziare all’intelligenza possiamo auto-censurarci.

Forse alla nostra generazione è toccato in sorte di vivere in un’epoca di transizione in cui (per riprendere un’efficace metafora di Heidegger) i vecchi dei sono scomparsi e i nuovi non sono ancora arrivati. In questa fase possiamo aggrapparci, come a una zattera, a poche certezze. Tra queste che il Mistero che ci sostiene e ci avvolge va onorato con un devoto apofatismo (Tibi silentium laus) e che il resto del mondo attorno a noi (esseri umani, animali, vegetali, minerali) va abbracciato con tenerezza e cura. Come ha testimoniato – tra molte altre persone celebri e meno note – Gesù di Nazareth, così dimostrando d’essere anche lui figlio di una donna, di un maschio e, in radice, di Dio stesso.

Augusto Cavadi

* La versione originaria qui: https://www.adista.it/articolo/74833

Adista/Notizie n. 41 del 22.11.2025

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Una vera omelia che tocca l' anima e la coscienza, come non se ne sentono nelle chiese. Le tue parole mi fanno felicemente fragile e mi aiutano ad accettare la naturale tristezza del pensiero. Buon Natale caro Augusto.

Alberto Genovese ha detto...

Ho dimenticato a firmare. Scusate.